Rieti, autocisterna esplosa sulla Salaria: vittime senza giustizia per la perizia dimenticata

L'esplosione del 2018 e le due vittime
di Massimo Cavoli
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Sabato 27 Febbraio 2021, 00:10

RIETI - Non ci sono colpevoli per l’esplosione di una cisterna di carburante avvenuta il 5 dicembre 2018, all’interno di una stazione di servizio lungo la via Salaria, tra Roma e Rieti, in prossimità della frazione di Borgo Quinzio, durante le operazioni di scarico di carburante da un’autobotte al serbatoio interrato dell’impianto, costata la vita a un vigile del fuoco, Stefano Colasanti, e a un automobilista di passaggio, Andrea Maggi, investiti dall’onda d’urto e dalle fiamme sprigionate dall’incendio che raggiunsero abitazioni lontane oltre cento metri dal luogo dell’incidente. Una tragedia che registrò anche ventitré feriti, tra i quali alcuni pompieri giunti sul posto dai distaccamenti di Poggio Mirteto e Montelibretti, e infermieri del 118. La procura di Rieti, che aveva aperto un fascicolo per accertare cause e responsabilità della tragedia, indagando tre persone con le ipotesi di reato di omicidio colposo e lesioni gravi colpose, ha chiesto infatti al gip del tribunale di archiviare il procedimento con una motivazione che, se accolta, potrebbe lasciare senza giustizia due vittime innocenti.

Le tappe

Il termine massimo di 24 mesi delle indagini preliminari è infatti scaduto senza che il consulente incaricato di fare luce su quanto accaduto abbia provveduto a depositare i risultati dell’esame, rispondendo ai quesiti formulati dal sostituto procuratore Lorenzo Francia e dalla procuratrice capo Lina Cusano. E, senza una perizia chiarificatrice, i magistrati hanno chiesto l’archiviazione, motivando la decisione con la mancanza di elementi tecnico valutativi, quali il mancato rispetto dei protocolli operativi stabiliti dalla normativa e il cattivo funzionamento della strumentazione installata sull’autocisterna e presso l’impianto, che solo l’esperto, un docente universitario di Bergamo, poteva fornire. Procuratore e sostituto nell’atto notificato all’avvocato Luca Conti, difensore degli indagati, e alle parti offese, rimarcano che gli indizi raccolti durante le indagini condotte dai carabinieri del reparto Operativo di Rieti e dal Comando provinciale dei vigili del fuoco di Roma, non sono sufficienti per mandare sotto processo l’autista dell’autobotte, il gestore della stazione di servizio e un dipendente. In aggiunta, per spiegare l’impossibilità di concedere un’ulteriore proroga, i magistrati richiamano l’orientamento espresso dalla Cassazione che, con una sentenza del 2019, ha imposto il rigoroso rispetto dei tempi di svolgimento delle indagini fissato, al massimo, in due anni.

Gli sviluppi
Ora, a decidere sarà il giudice delle indagini preliminari al quale potranno opporsi gli avvocati delle parti offese, ma resta il fatto che una conclusione del genere arriva in modo inaspettato. Nella tragedia, il primo a perdere la vita fu Stefano Colasanti, un coraggioso vigile del fuoco di 50 anni, che stava transitando in auto davanti al distributore. Accortosi dell’incendio nell’area di servizio, pur essendo fuori servizio, si rese disponibile ad aiutare i colleghi intervenuti. Aveva 38 anni Andrea Maggi, era di Montelibretti, e fu investito in pieno dalle fiamme. Molte le ipotesi avanzate, dalla scintilla sprigionatasi durante le operazioni per travasare il carburante gpl, all’errato collegamento dei boccagli, ma a dare le risposte che servivano alla procura avrebbe dovuto pensarci il consulente tecnico, incaricato di svolgere l’esame pochi giorni dopo l’incidente. Due anni sono trascorsi inutilmente e ora è arrivata la richiesta di archiviazione che, per le famiglie delle vittime e per i feriti, ha il sapore di un’atroce beffa.

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