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Rieti, è partita l’era Sinibaldi: i dubbi Cultura ed Emili

Il primo consiglio comunale
di Giacomo Cavoli
4 Minuti di Lettura
Venerdì 8 Luglio 2022, 00:10

RIETI - Peones che osservano con aria smarrita le pareti con gli stucchi di Cesare Bazzani e le tempere di Antonino Calcagnadoro, dinosauri della Prima Repubblica che cannibalizzano subito gli ordini del giorno, l’armata arcobaleno degli attivisti di T’immgini che per tutta la durata dei lavori tiene sotto tiro visivo l’assessore alla Cultura Letizia Rosati, sperando in un suo siluramento entro la giornata e applaudendo ad ogni richiesta di revoca: suona la prima campanella dell’era di Daniele Sinibaldi e in aula consiliare le temperature sono già da bollino rosso, ma non soltanto quello meteorologico.

Il primo consiglio. Sono appena le dieci di mattina ma serve mettersi subito al lavoro, c’è da finire di costruire il consiglio comunale, anche se dal bagno di petali e proteste che ha accolto Rosati sotto i portici del Comune non sembra profilarsi una passeggiata di salute. La minoranza ha nostalgia degli ultimi cinque anni d’assenza e si presenta in aula soltanto alla seconda chiamata, si surrogano i consiglieri, si elegge il presidente del consiglio (sì, ma che fatica arrivare fino alla maggioranza semplice) e i due vice, Sinibaldi indossa la fascia tricolore e giura, si prendono le misure con gli sguardi da un banco all’altro. 

Nell’aria volano ancora come scintille i malumori per le esclusioni e per l’asso pigliatutto di Fratelli d’Italia fra gli incarichi conferiti in giunta: «E’ una giunta figlia più dell’appartenenza che della competenza – ironizza Carlo Ubertini, Psi - Nell’ambito delle appartenenze, mi sembra un’amministrazione che denuncia un monocolore mascherato da giunta Mameli». E infatti, quando finalmente si siede al banco dei consiglieri comunali, nel posto che fu di Roberto Donati e Letizia Rosati, l’espressione del non riconfermato assessore all’Urbanistica e ai Lavori Pubblici Antonio è indescrivibile, un misto tra rabbia e disillusione. Il tono è calmo ma le parole «sullo strappo che si è voluto consumare» sono infuocate e speculari a quelle dell’intervista rilasciata a Il Messaggero una settimana fa, con un’aggiunta sibillina in riferimento ai progetti urbanistici che lascia incompiuti: «Ci sono anche altri affari. Vedremo se a prevalere saranno gli interessi particolari o il bene pubblico». 
Maurizio Vassallo (Rieti Città Futura), tornato dopo cinque anni d’astinenza pubblica, suona la sveglia all’opposizione e ne approfitta per rigirare il coltello nella piaga con l’unica analisi politica della giornata: «Rieti non è una città di destra. Rispetto al 2017 c’è stata la Lega e il suo presidente della Provincia, che è intervenuto pesantemente per costruire le liste che vi hanno permesso di raggiungere il risultato e su questo la Lega dovrà riflettere, in vista delle prossime elezioni regionali: Forza Italia ha invece avuto un ottimo risultato, rispetto alle sue difficoltà. Bisogna riflettere su questa città e chiedo al sindaco di prestare attenzione sulla cappa che c’è e che ruota sempre intorno agli stessi personaggi, che decidono cosa si deve fare o non fare e chi deve andare e dove». Sinibaldi ascolta tutto, le richieste di revoca alla Rosati e le dichiarazioni d’appoggio dei suoi, poi prende la parole e prova a fare sintesi, con certi toni di voce che ricordano tanto Antonio Cicchetti: «L’analisi del voto va lasciata alle organizzazioni politiche, alle rappresentanze civiche e a chi ha organizzato le formazioni che si sono sottoposte al giudizio popolare, i cui risultati sono chiari. Questa è un’amministrazione che sarà aperta al dialogo con tutti, ma bisogna partire dal presupposto della serietà: vi aspetteremo sulle sfide di accelerazione che riguardano una città intera».

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