LUIGI DI MAIO

Pizzarotti sospeso, ma il verdetto di Grillo e Casaleggio jr spacca la base e i parlamentari

Sabato 14 Maggio 2016 di Claudio Marincola
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Grillo e Pizzarotti

Di caos si era parlato altre volte. Ma la base che contesta il vertice è un fatto nuovo, «un fatto che a un mese dalla scomparsa di Gianroberto non doveva accadere». Già. Quando a decidere era lui, Casaleggio senior, nessuno osava mettersi di traverso. Era il fondatore, spettava al padre padrone l'ultima parola. Ora invece tutti a chiedersi chi lo ha detto? Chi l'ha deciso? E a che titolo? Non è in discussione il mito della purezza ma la leadership. Da una parte la linea morbida, la prudenza di Luigi Di Maio che non avrebbe usato la clava. Dall'altra Davide Casaleggio, l'erede al blog che ha spinto per chiudere il contenzioso con Pizzarotti. Un vecchio conto lasciato in sospeso dal padre.

I malumori ora salgono in superficie. Mostrati in bella vista sul blog, svelano il vuoto d'autorità che il fondatore ha lasciato e che il Direttorio non riesce ancora a colmare. Il purgatorio del Pizza rischia di trasformarsi in un boomerang. La mail spedita per comunicargli la sospensione in un editto dello ”staff”. Che poi sarebbe questa sorta di gran giurì formato da Beppe Grillo, Direttorio, più Casaleggio jr. I 7 che hanno assolto Nogarin e condannato il sindaco di Parma.

IL SILENZIO DEL ”PIZZA”
Carlo Sibilia, ieri a Cagliari per manifestare contro Equitalia, è uno dei pochi del Direttorio disposti a parlare. Dice: «Non si tratta di una sospensione legata all'avviso di garanzia ma di una mancanza di trasparenza. Per noi non si transige. Se Pizzarotti aveva ricevuto l'avviso il 19 febbraio avrebbe dovuto dirlo. Perché invece ai funerali di Gianroberto non ci ha detto nulla? È una mancanza di fiducia. Ora avrà 10 giorni di tempo per farci avere le sue controdeduzioni».

Sarà. Ma Pizzarotti che finisce in fuorigioco - perché ormai è fuori - è un pessimo spot per la campagna elettorale. È se lo schema sindaco-contro-staff dovesse ripetersi anche nelle grandi città? «Siamo convinti - è la tesi dell'esponente 5Stelle - che molti di noi stiano ragionando di pancia. Si farà chiarezza. Chi adesso ci contesta sa che in fatto di trasparenza non sono ammesse deroghe». In Emilia dove tutto iniziò e il Pizza fu il primo a issare la bandiera grillina sul Municipio tutto rischia di finire. I segni della diaspora ci sono tutti. Faide, defezioni, espulsioni.
 
FAIDE E PAURA
Per ora al vertice tutti sembrano allineati e coperti. Nessuno osa schierarsi con l'eretico parmense, a parte i suoi consiglieri che continueranno ad appoggiarlo. L'altra fuori dal coro è quella della senatrice emiliana Elisa Bulgarelli. «Oggi il partito 5 stelle esulta, e il M5S muore un altro po' - scrive su Facebook -. Io sto nel M5S e rifiuto il Partito. Il Non Statuto rifiuta il partito».

Lo strappo è profondo. Il Pizza già da tempo si considera un separato in casa. Non ha mai voluto guidare scissioni pur avendo organizzato una convention di dissidenti. La sua espulsione sembra scontata. Fra un anno, alla scadenza del mandato, correrà con una lista civica in concorrenza con il Movimento.Sempre che non decida di farsi da parte e mettere su una fattoria, un sogno che ha confidato ai suoi amici. «Se ha nascosto l'avviso di garanzia forse meritava anche qualcosa di più, una pena più dura della sospensione», dà voce ai duri e puri Michele Giarrusso, senatore catanese. Preferisce non commentare il post della sua collega («non l'ho letto»). No comment anche sulle parole non proprio flautate rivolte ai giudici dalla Raggi («gli avvisi di garanzia usati come manganelli«) derubricate come «una battuta». Parole che hanno sollevato un caso fra i grillini. E non è la prima volta che la candidata favorita nei sondaggi nella corsa al Campidoglio si muove in totale autonomia e in disaccordo con la linea del Direttorio.

Che fare allora? L'indicazione è andare avanti. Non cascare nelle trappole, continuare a fare le pulci al pd. «Hanno l'inferno in casa ma nessuno lo dice - protesta Giarrusso - qualcuno ha forse scritto in questi giorni che Antonio Bonafede, un consigliere comunale pd di Pozzallo è stato fermato al porto mentre tentava di imbarcarsi per Malta con 20 kg di droga nella valigia? Oppure che a Vittoria, un importante centro agroalimentare siciliano, i democrat hanno candidato Raffaele Giunta, un sorvegliato speciale? È più facile attaccare il M5S perché non sanno più come fermarci».

Ultimo aggiornamento: 16:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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