Regno Unito, May: «Nuovo governo per la Brexit». Ipotesi intesa con gli unionisti nordirlandesi

Giovedì 8 Giugno 2017
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Theresa May e il marito Philip lasciano il quartier generale Tory (Ansa)

Formerò un nuovo governo per attuare la Brexit e mantenere il Paese sicuro. Lo ha detto la premier conservatrice Theresa May parlando a Downing Street al ritorno dall'incontro di oggi a Buckingham Palace con la regina Elisabetta che l'ha autorizzata a formare un nuovo esecutivo. Ieri le elezioni in Gran Bretagna hanno visto i conservatori perdere la maggioranza assoluta in Parlamento pur rimanendo il primo partito. «Il governo che formerò lavorerà per mantenere il Paese sicuro e protetto, dando alla polizia e alle autorità i poteri di farlo» dopo gli attentati di Manchester e Londra, ha sottolineato la premier.

La scommessa persa di May. I conservatori hanno conquistato 318 seggi e i laburisti di Jeremy Corbyn 261 (qui i grafici). May, 60 anni, si ferma quindi sotto la soglia della maggioranza assoluta di 326: significa avere un "hung Parliament", un «Parlamento impiccato» alla necessità di dar vita a coalizioni o a governi di minoranza. Ignorando il pressing per le sue dimissioni, May vuole formare un nuovo governo. La premier britannica potrebeb contare sul sostegno degli unionisti conservatori nordirlandesi del Dup per la formazione di un esecutivo ed è pronta a nominare i ministri del suo nuovo governo già in giornata
 
 

 

«La Gran Bretagna adesso ha bisogno di certezze» e i conservatori sono gli unici che possono garantirle, ha detto ancora May a Downing Street in una breve dichiarazione, durata poco più di cinque minuti, dopo il suo incontro la regina Elisabetta. «Guiderò il paese attraverso i cruciali negoziati per la Brexit che inizieranno fra dieci giorni e realizzerò la volontà del popolo britannico portando il Regno Unito fuori dall'Unione Europea», ha detto la May, promettendo una «Brexit di successo» con una «nuova partnership con l'Europa che garantisca una prosperità a lungo termine». Il governo, ha detto ancora, lavorerà per mantenere il paese «sicuro», «schiacciando l'ideologia dell'estremismo islamico e tutti quelli che la sostengono». «Adesso mettiamoci a lavorare, "Let's work!"», ha concluso la premier.

May nel suo intervento ha anche confermato che i conservatori collaboreranno con gli unionisti nordirlandesi del Dup per sostenere il nuovo governo da lei guidato. Secondo il primo ministro, i due partiti sono accomunati da una «forte relazione» che va avanti da anni.

«Volevo un risultato diverso, rifletterò su quanto è accaduto», ha poi ammesso May in un'intervista tv trasmessa da Sky News. Nonostante il deludente risultato elettorale, il Partito Conservatore è quello che ha ottenuto «più
voti» ed è «l'unico» in grado di formare un governo, ha però aggiunto la premier britannica, affermando che il nuovo esecutivo agirà «nell'interesse nazionale» nel «momento critico» del negoziato per la Brexit.

«Ho parlato con la premier Theresa May. Cominceremo dei colloqui con i Tory per capire come possiamo contribuire a dare stabilità alla nostra nazione», ha dichiarato Arlene Foster, leader del Dup, senza entrare nel dettaglio su quali condizioni gli unionisti nordirlandesi metteranno per sostenere il governo dei conservatori. «Sono
tempi difficili», ha detto in una breve dichiarazione alla stampa a Belfast, «il nostro Regno Unito e il nostro stile di
vita sono minacciati dai terroristi. I negoziati sull'uscita dall'Ue stanno per cominciare e adesso ci troviamo di fronte all'incertezza anche a Westminister».

Il governo. May ha intanto confermato i cinque principali ministri del suo governo anche nel nuovo esecutivo. Lo rende noto Downing Street in comunicato in cui si annuncia che Philip Hammond rimarrà cancelliere dello Scacchiere, il ministro del Tesoro, Boris Johnson ministro degli Esteri, Amber Rudd ministro dell'Interno, Michael Fallon ministro della Difesa e David Davis ministro per la Brexit.

La batosta. Le elezioni volute da May per rafforzare la posizione dei tories in parlamento e andare più forti ai negoziati per la Brexit sono state un boomerang. La premier ha detto che la Gran Bretagna «ha bisogno di un periodo di stabilità» e che i Tory lavoreranno per garantirla. Con un tremito nella voce, ha poi insistito sulla necessità di attuare la Brexit e di difendere «l'interesse nazionale». «Il Partito Conservatore - ha concluso - farà il suo dovere a prescindere dal risultato» delle elezioni. May non vuole permettere a Bruxelles di rinviare i negoziati sulla Brexit col pretesto che «non c'è un governo in Gran Bretagna», afferma Sky News citando fonti autorevoli.

Il Labour del vecchio leader radicale Corbyn, 68 anni, dato per spacciato solo un mese fa, compie un notevole passo in avanti rispetto al 2015. «Theresa May ha perso sostegno, ha perso seggi e ha perso voti, io credo sia abbastanza perché se ne vada», ha detto Corbyn nel discorso tenuto dopo la rielezione a deputato nel suo collegio. Corbyn ha poi ripetuto che con il voto di ieri «la politica è cambiata» e ha aggiunto che la gente ha fatto capire «di non poterne più di austerity e tagli ai servizi pubblici», ma «ha votato per la speranza». Ha assicurato infine che il Labour insisterà nella sua battaglia ed è orgoglioso dello slogan: «Per i molti, non per i pochi».

Corbyn esulta. Il leader del labour è stato rieletto a valanga deputato nel collegio londinese di Islington North, sua roccaforte da 34 anni. Fra i conservatori, rieletti senza problemi la premier May con ampio margine nel suo collegio storico di Maidenhead, nella contea del Berkshire, a est di Londra, e Boris Johnson, ministro degli Esteri nel governo May.

Abbiamo «cambiato la politica in meglio», aveva detto Corbyn in un primo messaggio rivolto ai suoi elettori mentre continua lo spoglio dei voti in Gran Bretagna. «Voglio mandare il mio grazie tutti coloro che hanno votato per il nostro programma e per la sua radicale visione di una Gran Bretagna più giusta», ha scritto Corbyn. «Qualunque sia il risultato finale - ha concluso - la nostra campagna positiva ha cambiato la politica in meglio».

In calo piuttosto netto anche gli indipendentisti scozzesi dell'Snp, indicati ancora come primo partito nella loro roccaforte del nord, ma con 35 seggi contro i 56 (su 59 totali della Scozia) di due anni fa. Mentre qualcosa recuperano i LibDem filo-Ue, con 12 seggi contro 9, e restano al palo come previsto (0 seggi) gli euroscettici dell'Ukip, ormai orfani di Nigel Farage e fagocitati dalla campagna pro Brexit di May.

«La premier Theresa May ha perso tutta la sua autorità e credibilità», ha detto la leader indipendentista scozzese Nicola Sturgeon, sottolineando che deve essere abbandonato l'atteggiamento «sprezzante» mostrato dai
Tory sulla Brexit. Sturgeon ha ribadito la volontà del suo Scottish National Party (Snp) di collaborare con gli altri
partiti.

La ministra dell'Interno britannica, Amber Rudd, fedelissima della premier, ha salvato il suo seggio di deputata solo di un soffio, dopo un doppio conteggio delle schede. Rudd, rimasta a rischio tutta la notte ed evidentemente tesa dinanzi alle telecamere, ha conservato alla fine al Partito Conservatore il collegio di Hastings and Rye per sole 346 schede di differenza, di fronte alla rimonta del rivale laburista. Sconfitto invece nel suo collegio l'ex leader LibDem ed ex vicepremier Nick Clegg: a prevalere è stato, a sorpresa, il candidato laburista.

L'affluenza al voto si è attestata oltre il 68% secondo dati indicativi, due punti in più del 2015. E i due maggiori partiti, quello Conservatore e quello Laburista, sono entrambi dati al di là di quota 40% di consensi nazionali (circa 6 punti in più per i Tory, circa 10 per il Labour), con un rilancio del dominio bipartitico. Per Corbyn si tratta di un ritorno alle percentuali ottenute da Tony Blair nella sua seconda vittoria elettorale, nel 2001 (e nettamente meglio dello score riportato dallo stesso Blair nel 2005), mentre per Tory per trovare un risultato oltre il 40% bisogna risalire alla vittoria di John Major nel 1992 o, ancor prima, a Margaret Thatcher.

Il Regno Unito si è pronunciato per la terza volta in tre anni. Dopo il voto del 2015 e il referendum che ha decretato il divorzio da Bruxelles nel 2016, i sudditi di Sua Maestà erano stati richiamati alle urne dalla signora primo ministro - in un clima di sorveglianza blindata, dopo i recenti attacchi di Manchester e di Londra - con un solo obiettivo: accrescere il suo peso in Parlamento per avere le mani libere al tavolo con l'Ue e su tutti i dossier che incombono, dalle incognite sull'economia all'allarme terrorismo. Ma la meta, che raffiche di sondaggi trionfali avevano dato per scontata per settimane, non sembra essere stata raggiunta. Al contrario, lady Theresa arretra. Non le sarebbero dunque serviti gli slogan esibiti negli ultimi giorni da donna forte: decisa a garantire «gli interessi nazionali» nell'ambito di una Brexit senza se e senza ma; e a rispondere al terrorismo con una guerra senza quartiere, anche al prezzo di abolire qualche tutela dei diritti umani. 

Le prime richieste di dimissioni alla premier sono arrivate anche dall'interno del Partito Conservatore. «Dovrebbe considerare ora la sua posizione», ha detto alla Bbc, Anna Soubry, deputata anti-Brexit e da tempo voce critica nei confronti di May, rieletta d'un soffio dopo un primo annuncio ufficioso che l'aveva data per sconfitta. Una frase che tutti gli osservatori in studio hanno interpretato come un benservito. Ironico il commento di William Hague, ex leader Tory, che ha scritto: «Il nostro partito è una monarchia temperata dal regicidio».

Anche il ministro degli Esteri ombra del partito laburista, Emiky Thornberry, ha chiesto a May di dimettersi. La premier «dovrebbe lasciare perché ha palesemente fallito». Il vice leader del labour Tom Watson, rieletto con ampia maggioranza nel suo seggio londinese, ha dichiarato che il risultato «mina l'autorità di Theresa May», che la leader Tory è ora «un primo ministro lesionato e potrebbe non riprendersi più». Watson è stato duro pure con i media, in un successivo intervento alla Bbc, accusandoli di aver «demonizzato Jeremy Corbyn», riportandone in modo non corretto il messaggio, e di essere stati anche loro «sconfitti» dal voto.

 

Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 15:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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