Governo, i paletti del Carroccio sui nomi esterni. Salvini rilancia: «Pronto a un incarico»

I leghisti pressano il segretario perché accetti, se non va al Viminale, il ministero delle Autonomie

Governo, i paletti del Carroccio sui nomi esterni. Salvini rilancia: «Pronto a un incarico»
di Emilio Pucci
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Giovedì 6 Ottobre 2022, 00:03

Nessuna richiesta personale, al massimo è la Lega che avanza rivendicazioni. Matteo Salvini attende di capire le mosse di Giorgia Meloni. Ieri ha fatto diramare una nota alquanto criptica. «Mattinata e pomeriggio di incontri e colloqui di Matteo Salvini, pronto a un incarico di governo, con esponenti dell’industria, del commercio e dell’agricoltura. Al centro dei confronti soprattutto il caro bollette che resta una priorità per la Lega». Messaggio che denota l’impazienza per la cautela del presidente di Fdi che non ha ancora fatto avere risposte agli alleati. Al momento il “desiderio” resta il Viminale. Ma in realtà si valuta anche il piano B. Perché il Capitano intanto ha inteso le dichiarazioni del premier in pectore – «il governo non sarà composto per risolvere beghe interne di partito» – come un avviso proprio alla Lega. E anche sul ruolo dei tecnici la risposta dietro le quinte è netta: nessun pregiudizio, l’importante è che siano a carico di FdI. Poi sulla possibilità che sia proprio la Meloni a selezionare gli esponenti della Lega da far entrare nel governo la reazione è un «no grazie, abbiamo già dato con il governo Draghi». 

I nodi

In realtà, per ora, il clima viene comunque considerato positivo. Perché il convincimento è che per portare avanti un governo per 5 anni ci dovrà essere un patto forte anche sull’agenda. Ma sul ruolo che avrà Salvini al momento non c’è alcuna chiarezza. Ed è sempre più forte la spinta nella Lega a considerare subito strade alternative qualora dovesse arrivare uno stop ufficiale al ritorno al Viminale. Non sono sul tavolo le opzioni Mise o Lavoro. Per Salvini questa sarà una fase molto difficile, «non possiamo certo permetterci di avere i sindacati sotto casa» e comunque «le aspettative dei cittadini saranno talmente alte che si rischia un autogol» a richiedere un ministero economico. Questo non vuol dire che il leader della Lega non si aspetti un intervento corposo come ha fatto la Germania. «Se non interverrà il governo in carica, dovrà essere la prima preoccupazione dell’esecutivo di centrodestra che verrà», il refrain.

Di sicuro Salvini punta a fare il vicepremier, la considera una via quasi scontata. E poi? Se non sarà il Viminale allora l’Agricoltura? Le Infrastrutture? Ministeri appetibili, con dossier che richiedono ampia conoscenza della materia. Ma la spinta è che senza il Viminale l’exit strategy debba essere una sorta di mossa del cavallo per risolvere tutti i problemi: legare i malpancisti, da Zaia a Bossi, sempre più al partito, rilanciare in maniera forte la Lega sul territorio e trovare per Salvini una collocazione che potrebbe permettergli di avere i riflettori addosso e di girare il territorio. Come? Ministro dell’Autonomia, come fu in passato Bossi. È il suggerimento che arriva al segretario da molti big. Il leader per ora è irremovibile. Anche perché prendere il testimone della Gelmini, a suo dire, comporterebbe dei rischi enormi. Il sospetto intanto è che con la Meloni a palazzo Chigi sarà difficile issare la bandierina da sempre cara alla Lega. E poi la promessa fatta al governatore Zaia è quella di chiedere il dicastero per un veneto. Anche se non ha individuato chi.

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