Lega vuole 4 ministeri, autonomia, flat tax e quota 41. Sfuma l'ipotesi di un governo entro il 20 ottobre

Salvini insiste per tornare al Viminale e sulle misure "simbolo" del partito, si rischia di arrivare alle consultazioni senza accordo sui nomi

Lega vuole 4 ministeri, autonomia, flat tax e quota 41. Sfuma l'ipotesi di un governo entro il 20 ottobre
di Fausto Caruso
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Mercoledì 5 Ottobre 2022, 11:36 - Ultimo aggiornamento: 6 Ottobre, 09:11

«Farò quello che serve per il paese» è stato il commento lapidario del segretario della Lega all’uscita del Consiglio Federale organizzato ieri a Roma. Nella mente di Matteo Salvini «quello che serve per il paese» coincide con un governo di centrodestra che realizzi le richieste formulate durante la riunione del paritto e che veda lui stesso nei panni di ministro dell’Interno. Giorgia Meloni nega tensioni con gli alleati, ma i nodi da sciogliere sono molti e rischiano di mandare per le lunghe i tempi di formazione del nuovo esecutivo.

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Quali ministeri vuole la Lega?

Le richieste del Carroccio sono chiare sia per quanto riguarda le caselle desiderate nel nuovo governo, sia sui contenuti. Agricoltura, Infrastrutture, Riforme e Autonomie, Interni: questi i quattro dicasteri che con il «pieno mandato» rinnovatogli ieri dall’establishment del partito, Salvini chiederà a Meloni nel corso delle imminenti trattive. Non è difficile immaginare che i toni più accessi riguarderanno la figura che dovrà occupare la poltrona del Viminale dopo la tanto vituperata ministra Lamorgese. Salvini reclama per sé quel posto da cui nel 2019 lanciò i decreti sicurezza, ma da cui finì anche nelle aule del processo Open Arms, che lo vede ancora imputato con l’accusa di sequestro di persona per aver impedito per giorni lo sbarco di decine di migranti in Sicilia. Una condizione questa che potrebbe causare tensioni col Quirinale e rendere vulnerabile agli attacchi dell’opposizione un governo che invece la leader di Fratelli d’Italia vorrebbe il più possibile «di alto profilo». Per questo preferirebbe avere Salvini in un’altra delle posizioni richieste dalla Lega e piazzare un tecnico agli Interni – si fa il nome del prefetto Matteo Piantedosi – e in altri ministeri chiave. Una scelta che rischia però di esacerbare ulteriormente le tensioni interne alla colazione.

 

Occorre «chiudere la stagione dei tecnici», ha dichiarato il segretario leghista al termine del Consiglio Federale, e riportare al centro la «buona politica». Subito dopo ha incassato il sostegno di alcuni esponenti di spicco del partito nella sua richiesta di tornare ministro dell’Interno. «È il candidato naturale» ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. «È il profilo più idoneo» gli ha fatto eco il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Lo stesso Salvini è stato esplicito sull’argomento davanti alle telecamere: «Se non mi vogliono lo devono dire chiaramente».

Le proposte della Lega

Nel corso della stessa riunione sono stati ribaditi i paletti su cui la Lega punterà forte una volta al governo. «Avanti tutta sull'estensione della flat tax fino a 100mila euro di fatturato e superamento della legge Fornero grazie a quota 41 per dare opportunità ai giovani» recita il documento conclusivo, che individua come punti chiave anche «la revisione del reddito di cittadinanza, il taglio della burocrazia, lo sblocco dei cantieri e la valorizzazione di settori come l'agricoltura, la pesca e il turismo». Questo senza perdere d’occhio l’emergenza più grave che è sotto gli occhi di tutti: il caro energia, che in campagna elettorale il segretario del Carroccio ha più volte proposto di fronteggiare con uno scostamento di bilancio, altro punto di disaccordo con Meloni. L’insistenza sulla flat tax e su quota 41, due misure molto costose per i conti pubblici, ha invece incontrato il duro monito del presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che nel corso dell’Assemblea degli Industriali di Varese il 3 ottobre aveva dichiarato: «Il sistema economico italiano non può permettersele».

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Rischio tempi lunghi

Le divergenze e gli equilibri da ritrovare all’interno della coalizione che ha vinto le elezioni rischiano di allungare a fine mese i tempi per la nomina del nuovo esecutivo. Sembra del tutto tramontata l’ipotesi di procedere a tappe forzate a partire dal 13 ottobre, data della prima riunione delle Camere, per avere un governo in carica entro il Consiglio Europeo del 20-21, cosa che avrebbe richiesto un accordo preventivo su tutti i nomi che al momento non c’è. Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di aprire le consultazioni dei partiti col presidente della Repubblica nella finestra 20-23 ottobre e solo dopo conferire l’incarico a Meloni e chiedere la fiducia del Parlamento, in modo da dare qualche giorno in più alla coalizione di maggioranza per trovare la quadra. Il rischio da evitare per il centrodestra è proprio quello di arrivare alle consultazioni con Mattarella senza avere ancora le idee chiare almeno sulle caselle chiave del nuovo esecutivo. Uno scenario non più così improbabile se il segretario leghista non dovesse lasciar cadere le sue pretese sul Viminale e il suo veto sulla presenza di tecnici.  

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