Governo in crisi, Conte ter ancora al palo: al tavolo dialogo e zuffe. Iv vuole il Mes, M5S no

Governo in crisi, Conte ter ancora al palo: al tavolo dialogo e zuffe. Iv vuole il Mes, M5S no
di Alberto Gentili
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Martedì 2 Febbraio 2021, 00:23 - Ultimo aggiornamento: 09:25

L’esploratore Roberto Fico non potrà dire questa sera a Sergio Mattarella, se le cose non cambieranno in giornata, che per il Conte-ter è fatta. Ieri notte mancava il sì di Matteo Renzi. E di certo, ma questo è quasi ininfluente visto che il tema vero sono palazzo Chigi e i ministeri, mancherà all’appello il programma. Al tavolo convocato per redigerlo, Pd, 5Stelle e Leu hanno deciso di non dare al leader di Italia Viva un’arma in più per scaricare l’avvocato, brandendo un accordo programmatico «a prescindere» da chi guiderà il nuovo governo. Così non ci sarà alcun “contratto” nero su bianco e alcun patto scritto. Ma solo un verbale. Il crono-programma, se mai ci sarà, dovrà essere deciso dai leader della coalizione.

Per ben dodici ore, dalle nove del mattino alle nove di sera (e stamattina si riprende), nella sala della Lupa di Montecitorio è andata in scena una trattativa sospesa. Una «fiction tragicomica», per usare le parole di uno dei partecipanti. In quanto era ben chiaro a tutti che la partita vera si giocava e si giocherà altrove. In più, a sera, Renzi ha fatto sapere di essere insoddisfatto per come va la discussione sul programma: «Al massimo dico sì a un Conte-ter, invece questi vogliono farmi ingoiare un Conte-bis-bis». Spiegazione: «Non stiamo ottenendo nulla sulle cose per noi ritenute essenziali, i grillini sono più che rigidi. Non concedono nulla. Non c’è discontinuità». «Non è vero, è una fake. Renzi dà una narrazione negativa per rafforzare la sua posizione contro Conte», è la tesi di un capogruppo pro-premier.

Di certo c’è che a Italia Viva, rappresentata al tavolo da Maria Elena Boschi e Davide Faraone, è stato negato il «patto scritto sulle cose da fare» invocato da Renzi. I dem Graziano Delrio e Andrea Marcucci, i grillini Ettore Licheri e Davide Crippa, Federico Fornaro e Loredana De Petris di Leu, il centrista Bruno Tabacci - d’accordo con Fico - non hanno voluto regalare a Renzi un accordo sul programma senza la preventiva indicazione di Conte nel ruolo di premier. Spiegazione di Tabacci: «Il patto di legislatura dovrà essere definito con Conte quando sarà incaricato, non prima». E Fornaro: «Come dice la saggezza popolare, le idee camminano con le gambe degli uomini. Quindi programma e premier vanno insieme».
Eppure, la discussione è andata avanti. Tra liti, strepiti, ma anche qualche «segnale di buona volontà», come ha riferito a metà giornata De Petris. Il primo scontro è avvenuto sul reddito di cittadinanza e sulla governance di Inps ed Anpal, i due istituti diventati roccaforti grilline. Italia Viva ha chiesto «l’azzeramento dei vertici: sono degli incapaci». I 5Stelle hanno fatto muro e si sono opposti anche alla richiesta degli alleati di separare il “reddito” dalle politiche attive per il lavoro. La loro proposta: «Completiamo il “reddito” con più controlli e facciamo il salario minimo, oltre alla riforma degli ammortizzatori sociali che dovrà essere aperta agli autonomi». Il Pd invece ha chiesto un «ammortizzatore unico, la parità salariale e la piena occupazione femminile».

La trattativa è proceduta a rilento. «Del resto non si possono sciogliere in una giornata nodi che si trascinano da almeno un anno», ha allargato le braccia un partecipante. Pochi passi avanti sulla legge elettorale proporzionale, con il solito scoglio della soglia di sbarramento. E con i renziani che hanno chiesto l’introduzione delle preferenze, incassando il sì dei grillini.
Muro contro muro invece sul Mes. Italia viva ha proposto di prendere «almeno parzialmente» il prestito da 36 miliardi per le spese sanitarie. Dai 5Stelle è arrivato un niet granitico: «Non esiste, su questo tema c’è una nostra pregiudiziale politica e abbiamo i gruppi parlamentari più forti». «Se è questo il vostro atteggiamento, se deve valere la logica del più forte, cosa stiamo facendo qui?», ha graffiato Delrio.

Un tira e molla, insomma. A sorpresa, dopo che i 5Stelle sono riusciti a tirare fuori dal cilindro perfino la nazionalizzazione sulle banche («ma siamo buoni, non la proponiamo»), è andata meglio sulla Giustizia. Italia Viva con Faraone ha sollecitato «un cambio di passo», in quanto «la strategia giustizialista di Bonafede non ha funzionato» e ha chiesto la modifica della norma sulla prescrizione, trovando la sponda del Pd. La risposta dei grillini sarebbe stata «dialogante» e «collaborativa». Il Movimento, insomma, pur di salvare Conte, è disposto a sacrificare il Guardasigilli.

Alla fine, tutti «abbastanza soddisfatti». O quasi. Solo i renziani hanno continuato a raccontare il tavolo come un Vietnam. Oggi alle 9 si riprende, Fico vuole chiudere tutto entro l’ora di pranzo per non dover chiedere a Mattarella i tempi supplementari.
 

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