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Governo, sondaggi: «Un Paese che non capisce la crisi. Fiducia solo nel Quirinale». Partiti bocciati

Governo, sondaggi: «Un Paese che non capisce la crisi. Fiducia solo nel Quirinale». Partiti bocciati
di Giovanni Diamanti
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Febbraio 2021, 07:41 - Ultimo aggiornamento: 07:50

Stiamo assistendo a una crisi di governo difficile da decifrare, a tratti quasi incomprensibile persino per gli addetti ai lavori, figuriamoci per i cittadini. La politica ha lasciato spazio sempre più a contese personali, e la tattica parlamentare ha da tempo scalzato la visione di futuro: non proprio lo scenario ideale per riallacciare i fili che legano l'opinione pubblica alla classe dirigente politica.

Eppure, dovrebbe essere un obiettivo da perseguire con una certa tenacia, visti i dati sconfortanti sulla fiducia dei cittadini nelle nostre istituzioni. La pandemia globale ha dato linfa al tanto discusso effetto rally round the flag, stimolando l'opinione pubblica a stringersi attorno alle istituzioni. I numeri di fiducia sono cresciuti nel 2020, rimanendo tuttavia molto bassi: il Rapporto Gli Italiani e lo Stato di Demos mostra infatti una crescita dell'indice di fiducia verso il Presidente della Repubblica (dal 55 al 58%), verso lo Stato (dal 22 al 33%) e persino il parlamento (dal 15 al 23%). Tuttavia, non cresce il gradimento verso i partiti, che rimane stabile a un bassissimo 9%, a conferma del giudizio grave dei cittadini verso la politica italiana.

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Istituzioni

I cittadini, quindi, hanno sostenuto le istituzioni come reazione alla peggiore crisi internazionale degli ultimi decenni, ma i dati eccetto quelli relativi al Presidente della Repubblica, riconosciuto trasversalmente come garante - rimangono negativi, a descrivere un clima di sfiducia solo in parte attenuato dalla pandemia.

La disaffezione crescente nel Paese nei confronti della politica si può scorgere tra le righe anche osservando il trend dei dati di affluenza alle elezioni politiche: un trend di calo costante e severo, di quasi dodici punti in altrettanti anni, dall'84,2% del 2006 al 72,9 del 2018. I dati degli altri Paesi europei non sono certo migliori, ma questo non può confortarci, considerando che l'alta affluenza è stata per decenni un fiore all'occhiello della democrazia italiana.
Inoltre, per aggiungere dati allarmanti a una situazione non troppo positiva, i numeri dei sondaggi delle ultime settimane hanno evidenziato un'insoddisfazione pesante degli italiani a proposito di questa crisi di governo, della condotta dei principali leader e delle strategie che hanno messo in campo.

I motivi

In primis, non è stata compresa l'operazione di Matteo Renzi: sono pochi gli italiani che hanno capito i motivi dell'uscita dalla maggioranza di Italia Viva causando la crisi di governo, e ancor meno quelli che l'hanno apprezzata. Per Ipsos, solo il 38% degli intervistati il 21 gennaio aveva capito le ragioni di questa crisi, e tra gli astenuti e gli indecisi, ovvero i più diffidenti verso la gestione della Cosa pubblica, questo numero scende al 28%, poco più di uno su quattro. Un trend d'opinione che viene confermato anche dai dati di Swg: per l'istituto triestino, infatti, solo il 29% si è detto soddisfatto per l'esito della crisi provocata da Italia Viva. Anche per Demopolis la bocciatura è chiara: il 56% ha ritenuto «inopportuna» la scelta dell'ex premier fiorentino.

Tuttavia, la gestione politica e strategica di questa fase portata avanti da Giuseppe Conte non ha riscosso maggiori consensi. Sotto accusa, in particolar modo, c'è il lavoro per la creazione di un gruppo di responsabili numericamente abbastanza solido da riuscire a «sostituire» Italia Viva, garantendo stabilità alla maggioranza governativa. L'operazione è naufragata in parlamento non meno che nell'opinione pubblica. Secondo Swg, il giudizio verso i responsabili, o costruttori a seconda del nome assegnato loro dallo spin di turno, è estremamente negativo: per il 39% sarebbero persone «in cerca di posti di potere», per il 15% si tratta invece di parlamentari che «tradiscono il mandato».

Uno spettacolo poco edificante per i cittadini, comunque vada a finire nei prossimi giorni: una gestione di palazzo e politichese. L'esatto opposto di quello che Conte ha cercato di rappresentare.
I segnali preoccupanti sono molti, e in un contesto di bassa fiducia verso le istituzioni politiche e di affluenza in calo, la disaffezione si nutre di operazioni lontane e poco coinvolgenti come questa. Non serve girarci attorno: questa crisi non è stata capita, è stata percepita come non necessaria, pretestuosa e mal gestita. A prescindere dalla direzione che l'Italia prenderà nelle prossime ore, è difficile immaginare vincitori in questo scenario. E ancor più difficile sarà riavvicinare i cittadini alla politica con simili premesse.

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