Crisi governo, cosa succede ora? Da Conte a Draghi, da Fico a Renzi le 8 domande chiave (e le risposte)

Crisi governo, cosa succede ora? Da Conte a Draghi, da Fico a Renzi le 8 domande chiave (e le risposte)
di Francesco Malfetano
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Lunedì 1 Febbraio 2021, 13:39 - Ultimo aggiornamento: 15:20

Crisi di governo, sono le ore decisive per capire quali saranno gli sviluppi. Dal possibile Conte-ter all'ipotesi Draghi, dalle richieste di Matteo Renzi al ruolo di Fico e Maria Elena Boschi ecco le otto domande (e le risposte) chiave:

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Cosa succede ora?
Il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico, dopo un primo giro di consultazioni con i vertici dei diversi partiti ha dato il là ad un cantiere sul programma che potrebbe tenere insieme una maggioranza. Si tratta di una tappa necessaria lungo la strada per arrivare al Conte ter che passa per un tavolo tecnico, iniziato stamattina, composto dai rappresentanti dei gruppi che Fico ha consultato negli ultimi giorni. Vale a dire circa una ventina di persone, con i capigruppo più un eventuale tecnico. L’obiettivo è stabilire un accordo che consenta a tutte le anime presenti in questa ipotesi di maggioranza di convivere. Nodi cruciali in tal senso, dato il peso che ha assunto Italia viva, sono il Mes (su cui però Matteo Renzi si è detto disposto a soprassedere almeno in parte per andare incontro alle istanze del Movimento 5 stelle) e la giustizia.

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Ci sarà un Conte-ter?
Si tratta dell’ipotesi al momento più probabile. In questa fase infatti, sia i dem che i 5s hanno chiesto espressamente la presenza di Giuseppe Conte al vertice del nuovo consiglio dei ministri.

Cos’ha chiesto Renzi per sostenerlo?
Matteo Renzi non ha ad oggi messo il tanto temuto veto su Giuseppe Conte, ma chiede discontinuità. E, al netto delle ipotesi che lo vorrebbero fautore di un governo guidato da Mario Draghi, al momento pare abbia “solo” chiesto 3-4 ministeri per sostenere il governo venturo. Italia viva si ritaglierebbe così una posizione più forte nell’esecutivo di quella abbandonata in precedenza, riposizionando non solo le ministre Bellanova e Bonetti al proprio posto, ma strappando anche un nuovo ruolo, magari per Maria Elena Boschi.

 

Qual è il ruolo di Roberto Fico?
L’esponente grillino, un tempo “custode dell’ortodossia a 5 stelle”, ha ricevuto da Sergio Mattarella il mandato esplorativo, per cui sta cercando di cucire una maggioranza su misura rispetto al momento drammatico del paese. Se però non dovesse riuscire in questa missione, il nome di Fico è stato anche preso in considerazione come nuovo premier. La mossa è stata attribuita Iv in primis, forse con l’intento di spaccare la base 5 stelle, considerata la presa di Fico sulla componente più radicale del Movimento, ma alla fine sembra aver convinto tutto sommato i grillini (che si tengono la carta, magari per giocarla in caso di fallimento del mandato esplorativo. Alternativo il nome di Luigi Di Maio). Uno scenario che porterebbe poi Dario Franceschini, attuale ministro dei Beni Culturali e capodelegazione del Pd, a ricoprire la carica, a quel punto vacante, di presidente della Camera dei Deputati.

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Perché si parla tanto di Mario Draghi?
Da mesi il nome dell'ex presidente di Bankitalia e della Banca Centrale Europea rimbalza nel totopremier, tirato in ballo un po’ da tutte le forze politiche (Fratelli d’Italia esclusa). Questa però, qualora l’obiettivo di un Conte-ter dovesse tramontare, potrebbe essere la volta buona. Al punto che secondo qualcuno Draghi sarebbe stato sondato già prima dell’inizio delle consultazioni che poi hanno portato all’incarico di Fico. Non ci sono versioni ufficiali, ma Draghi sarebbe disponibile solo nel momento in cui alle sue spalle si formi una maggioranza solida e ampia. Vale a dire la cosiddetta maggioranza Ursula (il riferimento è all’elezione al Parlamento europeo di Ursula Von der Leyen, votata dai gruppi che al proprio interno contengono non solo i partiti italiani dell’attuale maggioranza, ma anche Forza Italia). Sarebbe un boccone amaro però per i grillini che sarebbero costretti ad appoggiare un esponente dell’odiata aristocrazia finanziaria, uno della casta per capirci. Per il momento è solo un’ipotesi che resta sullo sfondo. Tra qualche giorno si capirà che valore potrebbe davvero avere.

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Quali sono le alternative a Conte?
Dopo gli ultimi giorni la presenza di Conte in un nuovo governo non appare più del tutto inamovibile. Così oltre a Mario Draghi, a più riprese sono finiti nel vortice del borsino dell’attuale crisi altri “funzionari” di Stato che potrebbero guidare un governo di scopo o istituzionale. Si va dall’attuale governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, fino all’ex commissario per la spending review Carlo Cottarelli. Per i 5s inoltre, non è del tutto tramontata l’ipotesi Di Maio o Fico, ma appare decisamente più remota.

I 5 stelle accettano il ritorno di Renzi in maggioranza?
La questione è ormai stata sdoganata dal capo politico Vito Crimi. Tuttavia, soprattutto tra i deputati e i senatori grillini considerati vicini ad Alessandro Di Battista e al presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, c’è fermento. Un gruppo composto da 20-30 parlamentari starebbe infatti valutando di non votare la fiducia al governo che potrebbe formarsi o, in alternativa, anticipare tutti e andare verso la scissione.

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Si andrà al voto? Quando?
Al momento è un’ipotesi remota. Ma qualora non si dovesse trovare un accordo con una nuova maggioranza e, soprattutto, se non si trovasse neanche la quadra per un governo istituzionale o di scopo, le elezioni sarebbero l’unica alternativa. La «strada maestra» per dirla con le parole di Giorgia Meloni, unica a chiedere il voto con forza dall’inizio della crisi. Non solo, ovviamente si riproporrebbero anche nel caso in cui, la nuova ma ancora ipotetica maggioranza, non dovesse dimostrarsi all’altezza oppure capace di stare insieme. Verosimilmente però e pandemia permettendo, le elezioni dovrebbero tenersi nella prima metà di giugno. Prima risulterebbe difficile conciliare la situazione con la campagna vaccinale mentre dopo c’è lo scoglio del semestre bianco. Vale a dire il periodo di tempo (corrispondente agli ultimi sei mesi del mandato del Presidente della Repubblica Italiana) durante il quale Sergio Mattarella non può sciogliere le Camere.

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