Estorsioni e rapporti con i clan, al processo Gina Cetrone chiama in aula Di Giorgi e Cusani

Estorsioni e rapporti con i clan, al processo Gina Cetrone chiama in aula Di Giorgi e Cusani
di Elena Ganelli
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Mercoledì 8 Settembre 2021, 05:02 - Ultimo aggiornamento: 08:35

 Il processo in corso davanti al Tribunale di Latina a carico dell'ex consigliera regionale Gina Cetrone, l'ex marito Umberto Pagliaroli, Armando Lallà Di Silvio e i figli Gianluca e Samuele potrebbe arricchirsi di alcuni testimoni d'eccezione: l'ex sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi e l'attuale sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia Armando Cusani oltre all'ex deputato di Fratelli d'Italia Pasquale Maietta. Una richiesta in tal senso verrà presentata al collegio penale dall'avvocato della Cetrone, Lorenzo Magnarelli, con l'obiettivo di trovare conferma ad una serie di fatti e circostanze raccontati dal pentito Agostino Riccardo che nella lunga udienza di ieri pomeriggio è stato controinterrogato dall'intero collegio difensivo composto anche dagli avvocati Luca Giudetti, Oreste Palmieri, Angelo Palmieri e Domenico Oropallo.

Il collaboratore di giustizia ha ripercorso, in collegamento con l'aula della Corte di assise dal carcere dove è detenuto, la sua collaborazione con l'ex consigliera regionale insieme al clan di Armando Di Silvio del quale faceva parte all'epoca dei fatti. Così ha spiegato che nel 2013, in occasione delle elezioni per la Regione Lazio, era stato Giovanni Di Giorgi, all'epoca sindaco del capoluogo pontino, «a indirizzarmi alla Cetrone che cercava persone per la sua campagna elettorale». Una circostanza rispetto alla quale la difesa dell'imputata intende avere conferma dal diretto interessato, l'ex primo cittadino di Latina del quale chiederà l'audizione in aula.
Identico discorso per Armando Cusani alla luce di quanto ribadito da Riccardo che ha raccontato di essersi occupato di andare a prendere il sindaco di Sperlonga nel 2016 per accompagnarlo a La Fiora dove c'era un evento elettorale organizzato per la campagna elettorale della Cetrone alle amministrative di Terracina. L'intenzione è di chiedere l'audizione anche di Pasquale Maietta, Natan Altomare e una serie di altre persone cui il collaboratore ha fatto riferimento, richiesta sulla quale sarà poi il Tribunale a doversi pronunciare.
LE MODALITÀ
Riccardo ha anche spiegato le modalità con le quali veniva pagato: spesso in contanti nell'ufficio dell'azienda dei due coniugi dove il denaro quasi sempre 10mila euro per volta veniva sistemato in una cartellina, altre volte con assegni o cambiali che alla scadenza venivano restituite in cambio dei contanti. Soldi che servivano a pagare non soltanto l'attacchinaggio dei manifesti ma anche l'acquisto di voti per la candidata. E poi un passaggio sugli equilibri tra gruppi contrapposti «Abbiamo dovuto coinvolgere anche Gerri Marano e la famiglia Ricciardi ha spiegato che operavano in quell'area per una sorta di pax tra gruppi criminali, come forma di rispetto per quelli che operavano sul posto». La difesa della Cetrone ha anche contestato il mancato deposito agli atti delle trascrizioni integrali delle dichiarazioni di Riccardo dalle quali emergerebbe che l'estorsione consumata a Pescara ai danni dell'imprenditore Massimo Bartoccini è stata commessa all'insaputa dell'imputata. Concluso il controesame del pentito l'udienza è stata aggiornata al 28 settembre quando la difesa interrogherà il capo della Squadra mobile di Latina Giuseppe Pontecorvo. I pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli hanno chiesto di poter produrre la stampa cartacea dei messaggi che Pagliaroli e Riccardo si sono scambiati via Messenger su Facebook e che non son agli atti, istanza sulla quale il Tribunale si è riservato di decidere.
Elena Ganelli
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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