Latina, “Lallà” Di Silvio al Riesame, Gina Cetrone prende tempo

Mercoledì 5 Febbraio 2020
Primo ricorso al Tribunale del Riesame da parte di una delle cinque persone arrestate il 29 gennaio scorso nell'ambito dell'operazione Scheggia e accusate a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata all'estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata con l'aggravante delle modalità mafiose. Sono tuttora in carcere l'imprenditrice ed ex consigliere regionale Gina Cetrone, l'ex marito Umberto Pagliaroli, Armando Lallà Di Silvio, capo del clan di Campo Boario già detenuto per Alba Pontina e i suoi figli Gianluca e Samuele. Nei giorni scorsi l'avvocato Luca Giudetti, difensore di Lallà - che nell'interrogatorio di garanzia presso il carcere di Nuoro dove è detenuto si era avvalso della facoltà di non rispondere - ha depositato ricorso al Tribunale della libertà sottolineando la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza a carico del suo assistito rispetto agli illeciti che gli vengono contestati.

La difesa si sofferma in particolare sull'estorsione ai danni dell'imprenditore abruzzese che sarebbe stato minacciato e poi costretto dai due fratelli Di Silvio e da Agostino Riccardo, su incarico della Cetrone e del marito, a saldare un debito per una fornitura di vetro effettuate dalla loro società, la Vetritalia srl. Il gruppo lo aveva addirittura accompagnato in banca per verificare che effettuasse il bonifico di 15mila euro. A ricostruire questo episodio come gli altri relativi al lavoro svolto in occasione della campagna elettorale per le amministrative di Terracina del 2016 è stato proprio Riccardo, divenuto nel frattempo collaboratore di giustizia. Secondo la difesa Armando Di Silvio non ha partecipato a tale episodio rispetto al quale non si configurerebbe l'aggravante di tipo mafioso e neppure la modalità dell'estorsione: il reato andrebbe riqualificato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

Per quanto riguarda la Cetrone, l'avvocato Lorenzo Magnarelli prima di imboccare la strada del Riesame attende la decisione del giudice per le indagini preliminari Antonella Minunni alla quale ha fatto richiesta di revoca della misura cautelare in carcere dopo l'interrogatorio durante il quale la donna ha risposto a lungo sottolineando di essere stata costretta da Agostino Riccardo ad affidare l'affissione dei suoi manifesti al gruppo dei Di Silvio.

Verrà invece depositato domani il ricorso di Umberto Pagliaroli il cui legale, l'avvocato Cesare Gallinelli, ha già richiesto al gip la scarcerazione o gli arresti domiciliari per incompatibilità dell'imprenditore con il regime carcerario a causa delle sue condizioni di salute. Su tale richiesta il giudice dovrebbe decidere nelle prossime ore: nel frattempo Pagliaroli è stato trasferito dal carcere di Latina a quello di Frosinone. Per quanto riguarda Gianluca e Samuele Di Silvio, che si sono avvalsi entrambi della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari, gli avvocati Oreste Palmieri e Emanuele Farelli, stanno ancora valutando la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame rispetto all'ordinanza di custodia cautelare in carcere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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