Duello in aula tra Cetrone e Riccardo. Il pentito: «Trecentomila euro per comprare voti»

Duello in aula tra Cetrone e Riccardo. Il pentito: «Trecentomila euro per comprare voti»
di Elena Ganelli
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Mercoledì 14 Settembre 2022, 11:56

«Mi ha dato oltre 80mila euro in contanti più altri soldi per comprare voti, si è comprata voti da tutti: ha speso 300mila euro per la sua campagna elettorale». Il pentito Agostino Riccardo non è arretrato di un passo nel confronto diretto con Gina Cetrone nell'ambito del processo Scheggia nel quale l'ex consigliera regionale è imputata con l'ex marito Umberto Pagliaroli, Armando e Gianluca Di Silvio per estorsione, atti di illecita concorrenza, violenza privata, oltre ad una serie di illeciti con l'aggravante delle modalità mafiose nell'ambito dell'inchiesta sulla campagna elettorale per le consultazioni amministrative di Terracina del 2016.

Era stata lei stessa a richiedere il faccia a faccia con il collaboratore di giustizia che ha rivelato ai magistrati della Dda una serie di retroscena sulla campagna elettorale e ieri pomeriggio in aula, davanti al Tribunale di Latina presieduto da Caterina Chiaravalloti, ha negato di avere mai commissionato a Riccardo il recupero del credito dall'imprenditore abruzzese Massimo Bartoccini e il viaggio di alcuni componenti del gruppo criminale a Pescara proprio su mandato suo e del marito; ha negato di averlo mai invitato a casa della madre mentre lui le ha controbattuto raccontando di esserci stato decine di volte, ha negato che la presentazione tra loro da parte dell'allora sindaco Giovanni Di Giorgi nel 2013 sia avvenuta a Fossanova così come ha negato di essere a conoscenza del fatto che Riccardo appartenesse al clan di Armando Di Silvio.

E ancora ha negato di avergli affidato l'affissione dei manifesti per la sua campagna elettorale nelle amministrative di Terracina del 2016. «Ho pagato per la stampa e l'affissione di 5mila manifesti» e con l'assegno emesso da un avvocato aveva raccontato in aula, ma intercettazioni e messaggi recuperati dai social raccontano una storia diversa.
Ieri pomeriggio ha sostenuto che era lui a tormentarla con decine di telefonate e tentativi di estorcerle denaro, accuse alle quali il pentito ha risposto rivelando di avere avuto dall'imputata circa 80mila euro in contanti più altro denaro per l'acquisto di voti. Poi ha aggiunto: «Se davvero le estorcevo soldi mi avrebbe dovuto denunciare».

A conclusione del confronto la difesa dell'imputata ha nuovamente sollecitato il Tribunale affinché accogliesse la richiesta di ascoltare in aula l'ex sindaco di Latina Di Giorgi, l'ex presidente della Provincia Armando Cusani, Natan Altomare e la madre dell'imputata per confutare alcune dichiarazioni del collaboratore di giustizia ma i giudici hanno respinto entrambe le istanze dichiarando chiusa l'istruttoria dibattimentale. Le prossime udienze sono state fissate per il 18 e il 25 ottobre prossimi per le conclusioni finali da parte dei pubblici ministeri e del collegio difensivo. Poi il Tribunale entrerà in camera di consiglio per la sentenza.

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