Intervista a Yanis Varoufakis: «Servono riforme subito o l’Eurozona non reggerà»

Mercoledì 13 Giugno 2018 di Francesco Lo Dico
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«L’Eurozona, senza riforme, è insostenibile». Al Baobab di Roma per presentare le proposte di Diem 25, movimento transnazionale di cui è cofondatore, Yanis Varoufakis ha mostrato di avere le idee molto chiare. Proprio nel momento in cui l’Italia si prepara ad affrontare i diktat dell’Unione per provare ad allentare la morsa dell’austerity, l’ex ministro delle Finanze greco vede Bruxelles di fronte a un bivio decisivo. «L’Europa – spiega - va salvata da se stessa: o diventa democratica e apre a investimenti, welfare e un piano continentale contro la povertà, oppure imploderà».

Il governo giallo-verde ha intenzione di revisionare i trattati europei. La battaglia contro il rigore che punta su crescita e investimenti può essere vinta?
«I parametri di Maastricht e il Fiscal Compact non possono condizionare la democrazia di un Paese. Quello che serve, invece, sono politiche concrete e attuabili già domani per cambiare direzione alla politica economica europea. Da un piano straordinario di investimenti verdi fino alla chiusura dei paradisi fiscali. È quello a cui abbiamo lavorato con DiEM25, elaborando un programma politico che presentiamo oggi a Milano dagli spazi di Macao». 

Il vicepremier Luigi Di Maio ha detto che per cambiare l’Europa occorre una riforma della governance che consenta al Parlamento Ue di incidere di più. È la strada giusta?
«L’Europa o sarà democratizzata o si disintegrerà. E per noi questo significa anche coinvolgere i cittadini in un’Assemblea Costituente che possa definire una costituzione democratica per l’Unione europea. Incluso, ovviamente, rendere il Parlamento europeo un parlamento con pieni poteri. Ma nell’immediato, in assenza di veri partiti transnazionali, il Parlamento Europeo risponde spesso a dinamiche di appartenenza nazionale. La prima cosa da fare è costruire partiti veramente europei, superando quelli nazionali: è ciò che stiamo facendo con DiEM25 e la nostra lista transnazionale PrimaVera Europea, che nel 2019 si candiderà in tutto il continente con un unico programma e un’unica lista di candidati». 

Il governo italiano punta sul superamento della riforma Fornero sulle pensioni, flat tax e reddito di cittadinanza. L’Europa sembra però pronta a contrastare eventuali sforamenti del deficit. Ci sono margini per ottenere un po’ di flessibilità?
«In questo momento, alcuni Stati potrebbero essere disponibili a chiudere un occhio verso l’Italia: o per evitare un conflitto aperto a pochi mesi dalle elezioni europee, oppure, come i Paesi del blocco Visegrad, per poter contare sul sostegno italiano sul negoziato relativo alla gestione dei flussi migratori o su quello che riguarda il bilancio Ue. Ma il punto chiave è questo: non basta ricercare sforamenti al deficit. Bisogna mettere in campo una proposta di politiche economiche alternative a scala continentale: il che significa investimenti, welfare europeo, un piano continentale contro la povertà». 

Il nuovo governo ha rischiato di saltare per il veto su Paolo Savona, economista che ipotizzava un piano B per uscire dall’euro. Che idea si è fatto della vicenda?
«In tutti gli Stati, nei cassetti del ministero dell’Economia, c’è un piano che prevede cosa fare in caso di disgregazione della moneta comune. Ce l’ha anche la Bce. Non penso quindi che sia molto ragionevole impedire la nascita di un governo perché il suo ministro dell’Economia un tempo aveva elaborato un’ipotesi simile. L’Eurozona, senza riforme, è insostenibile. A porte chiuse ve lo dirà chiunque. Il punto, comunque, non sono le ipotesi accademiche su un “piano B” da mettere in pratica in caso di uscita dall’euro: il punto è avere un “piano A” credibile, per riformare l’Europa in modo che i cittadini siano felici di restarci». Ultimo aggiornamento: 21:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA