GOVERNO

Manovra, piano per l’Iva tra sconti, rincari e bonus per le carte

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Andrea Bassi
Un piano per l’IvManovra, piano per l’Iva tra sconti, rincari e bonus per le cartea tra sconti, rincari e bonus per le carte

Roberto Gualtieri, nella sua prima audizione in Parlamento, si è impegnato a non aumentare l’Iva. E la maggioranza che sostiene il governo, nella sua risoluzione al Documento di economia e finanza che sarà votato oggi, ribadirà che le clausole di salvaguardia che prevedono un aumento delle aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 25%, andranno sterilizzate completamente. L’Iva, insomma, non aumenterà. Ma questo, come ha confermato lo stesso ministro dell’Economia, non significa che non potranno esserci «rimodulazioni» per rendere più «razionale» il sistema delle aliquote. Cosa significa esattamente? Significa che, ferme restando le aliquote già oggi in vigore, alcuni beni che sono tassati al 10% potranno salire al 22%, alcuni tassati al 22% potranno scendere al 10% se alcuni tassati al 10% scenderanno al 5%.

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Al Tesoro, al riguardo, ci sono molte simulazioni. Alcune stanno prendendo maggiore forma di altre. Il punto centrale è riuscire a ricavare da questi passaggi di aliquota una “dote” da destinare al cosiddetto «cashback», la restituzione fiscale a chi effettuerà dal prossimo anno i pagamenti con moneta elettronica, ossia bancomat o carte di credito. Uno sconto che dovrebbe aggirarsi attorno al 4% della cifra spesa. Senza le «rimodulazioni», e dunque senza questa dote di qualche miliardo di euro, sarebbe complesso avviare il meccanismo del cashback. La domanda successiva, allora, è quali beni saranno “tassati” maggiormente per finanziare il cashback. I maggiori indiziati sono i ristoranti e gli alberghi, dove oggi l’Iva è applicata al 10%. Secondo i calcoli del centro studi Eutekne.info, l’imponibile di hotel e ristoranti è di 67,6 miliardi di euro. Oggi lo Stato incassa dunque 6,7 miliardi di Iva. Tassandoli al 22% il gettito salirebbe a 14,9 miliardi, 8,2 miliardi in più. Al netto delle detrazioni, il maggior gettito sarebbe di 6-7 miliardi l’anno.

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Una cifra rilevante. Che permetterebbe, innanzitutto, di finanziare la riduzione delle aliquote su altri beni. I pannolini e gli assorbenti, certo, che sono i più citati. Anche se, in verità, sui pannolini potrebbe non essere possibile la riduzione in quanto non sono ricompresi tra i prodotti su cui l’Europa riconosce una discrezionalità agli Stati membri. L’asso nella manica del governo, in realtà, sarebbero le bollette elettriche e del gas. Luce e metano oggi sono tassate al 10%, ma l’intenzione del governo sarebbe quella di abbassare l’aliquota al 5%. Costerebbe 1,6 miliardi. Cifra sostenibile che permetterebbe al governo di dare una risposta sull’aumento delle tariffe che, questa volta, non è stato sterilizzato come accaduto in passato, dall’Authority dell’energia utilizzando i 3 miliardi di fondi della Cassa conguaglio. Una decisione che, tra l’altro, avrebbe irritato Palazzo Chigi e Mise.

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Aggiungendo poi, “solo” altri 600 milioni di euro, il governo potrebbe abbassare l’Iva anche sull’acqua e sui rifiuti. Non è detto, tuttavia, che queste misure possano vedere la luce nel decreto fiscale. Come ha spiegato qualche giorno fa il vice ministro dell’Economia, Laura Castelli, è più probabile che il tema delle rimodulazioni Iva sia affrontato direttamente in Parlamento attraverso gli emendamenti.

LE ALTERNATIVE
Per il governo, intanto, prosegue la complicata caccia alle coperture. Ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Gualtieri e il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, si sono intrattenuti alla Camera in un breve colloquio. Tridico ha ribadito la possibilità di recuperare fino a 5 miliardi di euro, attraverso un software in grado di “scovare” le false compensazioni delle imprese tra crediti fiscali e debiti con l’Inps (e viceversa). In realtà, secondo le stime della Ragioneria generale dello Stato, questa misura garantirebbe al massimo un paio di miliardi. Ieri inoltre, anche il comparto dei giochi, messo nel mirino per un innalzamento delle tasse, ha duramente protestato. «Non ci sono più margini, un ulteriore aumento sarebbe insopportabile», ha avvertito Domenico Distante, il presidente della Sapar, l’associazione che riunisce i gestori dei giochi in Italia.

Ultimo aggiornamento: 12:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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