Soldi e scuola, l’autonomia frena: scontro M5S-Lega su risorse e istruzione regionale

Martedì 9 Luglio 2019 di Andrea Bassi
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ROMA Un passo avanti e due indietro. Lo “spacca-Italia”, il progetto autonomista di Veneto e Lombardia avanza con l’andatura del gambero. Il vertice di governo di ieri al quale hanno partecipato il premier Giuseppe Conte, il vice premier Matteo Salvini, la ministra per gli Affari Regionali Erika Stefani e una nutrita pattuglia di membri grillini dell’esecutivo tra cui il vice ministro Laura Castelli e il sottosegretario alla presidenza Stefano Buffagni, si è concluso con una fumata nera. Anzi, nerissima. 
L’accordo che sulla carta era stato raggiunto la scorsa settimana sulle risorse finanziarie da destinare al finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni del Nord si è dimostrato scritto, ancora una volta, sulla sabbia. Lega e Cinque Stelle sono ancora distanti su un punto centrale: a chi deve andare il maggior gettito fiscale che matura da un anno all’altro in Veneto e Lombardia una volta saldato il conto delle funzioni trasferite dallo Stato centrale? L’accordo della settimana scorsa prevedeva che confluisse in un fondo perequativo. I soldi, cioé, dovevano servire a finanziare i servizi delle Regioni (soprattutto meridionali) che hanno meno risorse. Secondo la Lega, invece, i soldi dovrebbero restare nel bilancio dello Stato, o meglio in quello delle Regioni, le quali avrebbero diritto comunque ad una quota di questo gettito extra. Insomma, Veneto e Lombardia non sono disposte a rinunciare tanto facilmente a quel “dividendo fiscale” sul quale hanno costruito i loro referendum sull’autonomia. 
Un accordo le squadre di Lega e Movimento Cinque Stelle non l’anno trovato neppure sulla definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, ossia il livello minimo dei servizi che deve essere garantito a tutti i cittadini italiani a prescindere dalla Regione nella quale risiedono. Per provare a sciogliere i nodi finanziari, è stata convocata una nuova riunione per giovedì, alla quale sarà chiamato a partecipare il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Ma quello finanziario non è l’unico nodo. La questione della scuola continua a tenere banco. Il Movimento rimane fermamente contrario all’articolo 12 dello schema della riforma, dedicato all’assunzione diretta dei docenti e ai concorsi regionali. 

IL RISCHIO
Per i pentastellati il rischio è di recare danno alle Regioni istituendo scuole di serie A, B e C con la possibilità di incappare inoltre nell’incostituzionalità della norma. Del resto il 24 aprile scorso, il presidente del Consiglio Conte aveva firmato un accordo con i sindacati della scuola in cui assicurava l’unitarietà dell’istruzione. Nessun passo avanti, inoltre, è stato fatto su un altro delicatissimo punto: le infrastrutture. Veneto e Lombardia continuano a chiedere la titolarità delle concessioni autostradali e la proprietà della rete ferroviaria. Un passaggio, questo, fortemente ostacolato dal Movimento Cinque Stelle. Che, invece, ha ottenuto un punto a suo vantaggio riuscendo a far stralciare dalle bozze la regionalizzazione del Fus, il Fondo unico per lo spettacolo. Matteo Salvini ha detto che «il vertice è andato bene», nonostante abbia abbandonato il tavolo in anticipo. Luigi Di Maio ha detto invece che c’è «ancora molto da fare». La ministra Stefani si è detta ottimista, ammettendo però di brancolare ancora nel buio sui tempi dell’intesa ma garantendo che si «andrà ad oltranza». Inoltre, ha spiegato la ministra, «il Parlamento deve essere principe e padre della riforma e sarà prerogativa dei presidenti della Camera e del Senato decidere quali saranno le modalità di discussione» della riforma sulle Autonomie. Un altro aspetto fondamentale dello “spacca-Italia” ancora avvolto dalla nebbia.

Ultimo aggiornamento: 13:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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