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Russia Ucraina diretta. A Kiev si combatte. Zelensky: «Questa notte si decide il nostro destino»

Razzi sulla città fino all’alba. La Nato dispiega migliaia di uomini e 100 jet a Est

Russia Ucraina diretta, esplosioni e missili su Kiev: mezzi russi a 10 km dalla Capitale. Suonano le sirene, bombe su scuola a Donetsk
di Cristiana Mangani
8 Minuti di Lettura
Venerdì 25 Febbraio 2022, 06:11 - Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio, 09:09

La Russia schiera il suo esercito più forte, ma quella che sembrava una conquista veloce, si sta rivelando uno scoglio più duro da superare: Kiev non molla. Sarà forse costretta a cedere nelle prossime ore, sotto la pioggia di missili che si abbatte sulla città per tutta la notte. I russi hanno colpito già due giorni fa i centri di comando e ogni azione militare è gestita dagli ucraini anche singolarmente. Il presidente Zelensky fa circolare un video con i suoi fedelissimi, mentre in mimetica incita il popolo alla resistenza. Poi, con il passare delle ore, l’angoscia e il nuovo appello disperato: «Si decide il nostro destino. I russi ci attaccheranno ma l’alba arriverà».

I missili continuano ad abbattersi sulla capitale, ne sono stati lanciati almeno 200 e, nel buio più totale, l’assalto continua. Le sirene suonano sempre più spesso. Se Vladimir Putin pensava di risolvere la questione in poche ore, deve fare i conti con una realtà diversa: oltre alla guerra vera, il rischio è che nella città crescano gli episodi di guerriglia urbana. La popolazione è in assetto di difesa, vuole resistere con quello spirito nazionalista che anima giovani e anziani: 18 mila fucili sono stati consegnati ai civili volontari, il sindaco-pugile Vitalij Klitschko invoca la resistenza, mentre blindati e missili Grad si schierano tra i palazzi. Ma secondo l’intelligence Usa la caduta della capitale è questione di ore. 

L’INTERVENTO

Durante la giornata il presidente russo interviene più volte per parlare direttamente ai militari ucraini, li incita al golpe: «Prendete il potere - dice - Abbandonate questa amministrazione che è composta da una banda di drogati e neonazisti. Sarà più facile negoziare tra voi e me. La Russia è pronta a negoziati, non importa quando, se le forze armate ucraine accoglieranno il nostro appello e deporranno le armi». Le sue dichiarazioni fanno il giro del mondo. Le commenta anche il celebre scrittore horror Stephen King, che nota quanto la faccia dello zar di Mosca sia stranamente inespressiva. «Putin - scrive su twitter l’autore americano - sembra impermeabile. Non si può dire cosa stia succedendo dietro quegli occhi».

Pensava forse il capo del Cremlino che l’Ucraina non avrebbe resistito così tanto all’assalto di fuoco. E anche se i russi parlano di «successo» dopo il primo giorno di operazioni si capisce che l’Ucraina è un osso duro. Le truppe di Mosca sferranno l’attacco da più fronti, continuano a controllare l’aeroporto della capitale, l’Hostomel, dove vengono fatti sbarcare i parà, le forze speciali e anche gli operatori del Gru, l’intelligence militare, veri 007 con licenza di uccidere. Altrettanto avviene nella città portuale di Mariupol, e nel Donbass, così a Odessa dove l’aeroporto è in mano ai russi. La difesa aerea dell’Ucraina appare compromessa. Il bilancio provvisorio, comunicato da Kiev, parla di almeno 137 morti tra le file ucraine e 800 morti tra i russi. Mosca non fornisce alcun dato. 

L’attacco su larga scala di quello che nei suoi discorsi Putin ha sempre definito un popolo “fratello” ha un forte impatto sull’opinione pubblica russa. Ieri, per la seconda volta dall’inizio della battaglia, il presidente è comparso davanti alle telecamere per spiegare che la Russia «non aveva altra scelta», definendo il conflitto «causato dall’Occidente». Ciononostante, in oltre 50 città, tra cui San Pietroburgo, diverse migliaia di persone sfidano i divieti e scendono in strada per dire «no alla guerra». La popolazione comincia a chiedere come mai i giornalisti al seguito delle truppe diano così poche informazioni e non si sappia veramente quanti ragazzi russi siano stati uccisi.

Ed è forse per questo, proprio per evitare che tante immagini circolino e gli animi si surriscaldino che Mosca decide di limitare l’accesso a Facebook ai suoi cittadini, accusando, però, il social network americano di censurare i media russi e di violare i diritti dei cittadini. E da Kiev, il ministero della Difesa chiede lo «stop a foto dei nostri militari, aiutano il nemico». Nella stessa nota il dicastero sollecita la diffusione di «foto e video dei movimenti di equipaggiamento militare del nemico con l’indicazione della geolocalizzazione e l’ora e la data» delle riprese.

IL COLLOQUIO

La giornata è caratterizzata da un’ipotesi di mediazione tra Zelensky e Putin. Il presidente ucraino chiede un colloquio al presidente russo. La risposta è del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov che fa sapere che Mosca potrebbe trattare, ma a Minsk in Bielorussia. Un incontro che comunque «non cancellerebbe l’operazione speciale russa in Ucraina», avverte Mosca, accusando Kiev di aver prima nicchiato, proponendo un incontro a Varsavia, e poi interrotto le comunicazioni. La sorte del leader ucraino appare sempre più la chiave di volta del conflitto. Lui lo sa bene e, in serata, si dice anche pronto a parlare di cessate il fuoco e di pace. Sul campo di battaglia, intanto, continuano le iniziative dei singoli reparti, con tattiche di guerriglia, che provocano danni significativi alle colonne russe: agguati improvvisi, usando le armi anti-tank fornite da americani e britannici. Non è ancora una lotta partigiana, perché a combattere sono unità militari e non civili. Ma potrebbe diventarlo presto: si moltiplicano gli appelli a usare le molotov e prendere le armi. 
Ogni ucraino fa la sua parte: un giovane militare si fa saltare in aria insieme con un ponte per rallentare l’avanzata dei carri armati russi e dare modo al suo battaglione di riorganizzarsi, non avendo il tempo necessario per farlo esplodere in sicurezza. Si chiamava Vitaly Shakun Volodymyrovich. Un’anziana a Henichesk, città portuale sul mare di Azov, si para davanti ai soldati russi e dà a uno di loro dei semi di girasole: «Mettili nelle tasche - gli dice -, cresceranno nella nostra terra quando morirai».

Sull’autostrada vengono fotografati i veicoli della Rosgvardia, la guardia nazionale creata da Putin e formata da pretoriani del Cremlino destinati a reprimere le rivolte e arrestare gli oppositori: in più immagini compaiono miliziani ceceni. Altre foto documentano l’impiego da parte russa di cluster bomb: missili che sganciano dozzine di mine, con l’obiettivo di impedire i movimenti del nemico. Sono armi micidiali, perché continuano a uccidere per decenni, facendo strage tra la popolazione: le convenzioni internazionali le hanno vietate. Ma a Putin questo non importa: la sua offensiva continua ad andare avanti, senza curarsi delle vittime civili. «Sta uccidendo anche i bambini», dichiara il segretario di Stato americano Anthony Blinken. E un video circolato sui social mostra un carroarmato a Kiev che sale sopra a una macchina di passaggio e la schiaccia. Si sentono le urla di chi assiste alla scena dalle finestre. L’uomo che si trova a bordo si salva miracolosamente.

IL VERTICE 

Durante la giornata si è svolto un vertice straordinario della Nato. La decisione di Putin di attaccare l’Ucraina è «un terribile errore strategico per il quale la Russia pagherà un prezzo severo nei prossimi anni in termini politici ed economici -, si legge nella nota conclusiva -. Le azioni della Russia sono un flagrante rifiuto dei principi sanciti dall’Atto istitutivo della Nato-Russia. Abbiamo attivato i piani di difesa». 
E il segretario generale Jens Stoltenberg chiarisce: «Stiamo dispiegando elementi delle forze di risposta della Nato via terra, aerea e via mare, per rispondere rapidamente a qualunque contingenza. Abbiamo oltre 100 jet in allerta in 20 posizioni e 20 navi dirette verso il Mediterraneo, comprese portaerei. Noi faremo quello che serve per proteggere e difendere gli alleati, ogni centimetro del territorio Nato». Al vertice, su invito di Stoltenberg partecipano anche la Finlandia e la Svezia, due paesi che Mosca non vuole entrino nell’Alleanza, come ribadito ieri dal ministero degli esteri russo.

Subito dopo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu vota una risoluzione che deplora l’invasione dell’Ucraina. Mosca pone il veto, mentre la Cina si astiene: la diplomazia occidentale ha convinto Pechino a non allinearsi con la Russia. Anche se dichiara, a conclusione, l’ambasciatore russo all’Onu, Vassily Nebenzia, «gli obiettivi dell’operazione speciale della Russia in Ucraina saranno presto raggiunti». Si astengono anche l’India e, per la prima volta, gli Emirati arabi uniti. Intanto l’ambasciata italiana a Kiev continua a rimanere aperta e, vista la mancanza delle condizioni di sicurezza, è quasi certo che nessuno della delegazione diplomatica potrà spostarsi a Leopoli, dove, invece, vorrebbero recarsi in convoglio le Organizzazioni sovranazionali (Onu, Osce e Croce rossa internazionale) che si trovano nella Capitale. Il viaggio è sconsigliato perché considerato molto a rischio. Sono 600 i chilometri da percorrere e non è possibile acquistare il carburante lungo il tragitto. Ragione per cui l’ambasciata francese ha deciso di non far spostare nessuno.

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