Spiragli tra Putin e Biden Mosca apre all’incontro. Ma il G7: lo Zar pagherà. Domani vertice con Erdogan

Il Cremlino: «Valutiamo ogni proposta». Possibile faccia a faccia al G20 di novembre

Spiragli tra Putin e Biden Mosca apre all incontro. Ma il G7: lo Zar pagherà. Domani vertice con Erdogan
di Marco Ventura
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Mercoledì 12 Ottobre 2022, 00:32 - Ultimo aggiornamento: 06:29

Prima gli attacchi, anche su bersagli civili, tra i quali un campo giochi per bambini, un ponte pedonale, un centro commerciale, un consolato tedesco. E una scarica di decine e decine di missili e droni su tutta l’Ucraina, anche lontano dal fronte. Poi, i gesti di apertura, la disponibilità al dialogo, e il rifiuto (a parole) dell’opzione nucleare, dopo mesi di minacce atomiche da parte dei vertici del Cremlino. Il giorno dopo l’escalation della guerra per ordine di Putin, la Russia lancia segnali agrodolci. 

LA DIPLOMAZIA IN AZIONE

Domani Putin incontra il leader turco Erdogan al vertice della Cica, che riunisce 27 Paesi asiatici ad Astana, in Kazakhstan, e già ieri la Turchia per bocca del suo ministro degli Esteri, Cavusoglu, ha sollecitato a russi e ucraini una tregua, primo passo verso un negoziato. Poi, a metà novembre, al summit dei Paesi del G20 a Giacarta, dice il ministro degli Esteri russo Lavrov, potrebbe esserci un faccia a faccia tra Vladimir Putin e il presidente Usa, Joe Biden. E quella sì, potrebbe essere la svolta, anche perché l’Indonesia ha confermato (ma non lo conferma Kiev) la presenza del presidente ucraino, Zelensky. «Molte volte abbiamo detto – spiega Lavrov ai giornalisti – che non rifiutiamo mai di organizzare incontro. Se ci viene fatta una proposta la prenderemo in considerazione». Tradotto, se gli Stati Uniti lo chiedono, lo Zar è pronto a confrontarsi col capo della Casa Bianca. Ma intanto Zelensky ha escluso, ancora ieri, che si possa trattare con Mosca finché sarà Putin il presidente. E Biden dice: «Putin è una persona razionale che ha sbagliato di grosso i suoi calcoli».

IL SUPPORTO MILITARE

L’Occidente fa pressione non solo attraverso la promessa americana, Ue e Nato, di proseguire nell’appoggio politico, militare ed economico a Kiev «finché sarà necessario». In più, con una schiettezza che non c’era mai stata prima, il G7, compresi gli Stati Uniti, punta l’indice personalmente contro Vladimir Putin come criminale di guerra, denunciando i bombardamenti sugli obiettivi civili. Nel documento finale del G7 i leader di Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Canada e Giappone «condannano nel modo più duro possibile» gli attacchi a città e infrastrutture civili in Ucraina, che hanno «causato la morte di civili innocenti». Ricordano poi che gli attacchi sulla popolazione civile «rappresentano crimini di guerra, di cui il presidente Putin e i responsabili dovranno rispondere». 

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LE ACCUSE A MOSCA

Sempre ieri, in una riunione del G20 alla quale ha partecipato virtualmente anche il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, il suo omologo americano, Janet Yellen, segretario al Tesoro Usa, ha accusato «il regime di Putin e i funzionari che lo servono, e rappresentano la Russia nei summit internazionali, come responsabili nell’immensa sofferenza che la guerra ha causato». Nelle stanze del Tribunale dell’Aia, in Olanda, già i faldoni sono pieni di nomi, numeri e testimonianze. L’ufficio dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti civili si dichiara «particolarmente sotto shock» per gli ultimi attacchi e invita a «astenersi da ulteriori escalation». Anche il danneggiamento di stazioni e linee dell’elettricità, con l’inverno alle porte, «suscita preoccupazione per la protezione dei civili e le persone fragili». Per la portavoce della struttura Onu, Ravina Shamdasani, colpire civili e infrastrutture indispensabili «alla sopravvivenza di civili è proibito dalla legge umanitaria internazionale, è un crimine di guerra». 

 

 

I MEDIATORI

A dispetto dei venti di guerra, esiste un refolo di speranza che sottotraccia si  possa costruire un percorso negoziale, che dovrebbe partire dal cessate il fuoco. Dalla Cina si registrano dichiarazioni di principio, ieri del ministero degli Esteri, a intraprendere un percorso di pace. Più concreto c’è l’impegno della Turchia con Erdogan. Nell’incontro di domani con Putin, Erdogan ha in programma di parlare di rinnovo dell’accordo sull’esportazione del grano, sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia, scambi di prigionieri e, in prospettiva, confini. Argomento tabù a Kiev. 

IL CASO MUSK

Il politologo americano Ian Bremmer, in una e-mail all’Eurasia Group sostiene che il Ceo di Tesla, Elon Musk, prima di postare il tweet su Putin «pronto a negoziare» (se la Crimea resta russa e Kiev accetta la neutralità e riconosce l’annessione di Luhansk, Donetsk, Kherson e Zaporizhzhia), aveva parlato personalmente con lo Zar. Musk, però, smentisce: «Ci ho parlato un anno e mezzo fa. Di spazio». 

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