Crimea, attentato al ponte di Kerch: «Esplosivo dalla Bulgaria», l’autista all’oscuro di tutto

Secondo i russi l’uomo è stato reclutato sul web. «Coinvolti cittadini stranieri»

Crimea, attentato al ponte di Kerch: «Esplosivo dalla Bulgaria», l’autista all’oscuro di tutto
di Marco Ventura
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Domenica 9 Ottobre 2022, 22:14 - Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 11:30

Le indagini dei servizi segreti russi sono arrivate a un punto. L’attacco al Ponte di Kerch, in Crimea, poche ore dopo il 70° compleanno di Putin che lo aveva solennemente inaugurato alla guida di un camion nel 2018, è un atto di terrorismo internazionale, partito dal territorio di un Paese che è Nato e membro dell’Unione europea, la Bulgaria. Coinvolti cittadini sia russi che stranieri. Il responso degli 007 di Mosca, riportato ufficialmente ieri al Cremlino, induce Putin a indicare lui stesso per la prima volta, come responsabile, l’intelligence di Kiev. Non era successo per l’uccisione della figlia del filosofo ultranazionalista Dugin, né per l’attacco alle basi aeree e navali in Crimea. 

 


LE CRITICHE
In un video dell’incontro con il direttore del Comitato investigativo russo, Aleksander Bastrjkin, lo zar ha così voluto rispondere anche ai blogger militari che lo avevano criticato per aver mantenuto il silenzio. «Non ci sono dubbi - ha detto -. Si tratta di un attacco terroristico volto a distruggere le infrastrutture civili critiche della Federazione russa. Gli autori e gli esecutori testamentari, coloro che l’hanno ordinato, sono i servizi speciali dell’Ucraina». Lo Sbu.


Tocca a Bastrjkin entrare poi nel dettaglio: «L’esplosivo utilizzato per l’attentato viene dalla Bulgaria. Gli investigatori e gli agenti dell’Fsb, i nostri servizi, sono stati in grado di identificare i sospetti coinvolti nell’attacco terroristico al Ponte di Kerch. L’esplosivo è partito dalla Bulgaria, ha fatto tappa in Georgia, Armenia, Ossezia del Nord e Krasnodar. Con l’aiuto degli ufficiali operativi Fsb, abbiamo potuto identificare dei sospettati tra coloro che potrebbero aver perpetrato l’attacco terroristico».

Ma Putin con le sue parole rimarca che l’obiettivo era un’infrastruttura civile critica della Federazione. Il che fa presagire una reazione durissima e alimenta i rischi di reazione nucleare, secondo il protocollo russo. E siccome l’attacco è avvenuto in un territorio che Mosca considerava russo dal 2014, la rappresaglia potrebbe colpire qualsiasi bersaglio in Ucraina, compresa Kiev. 


Il Cremlino, inoltre, non ha specificato a quale nazionalità appartengano alcuni dei sospettati, ma ha puntato l’indice sulla Bulgaria come paese di provenienza. Krasnodar, in Russia, è solo il terminale. Un’operazione quasi perfetta. Il giorno dopo l’esplosione che ha distrutto due sezioni stradali del Ponte, danneggiando la linea ferroviaria sovrastante e provocando un inferno logistico per le forze russe nel pieno dell’offensiva ucraina alla riconquista del Sud, ora i tasselli vanno a incastrarsi e si delinea lo scenario di una missione ad alto rischio, condotta forse da settimane se non mesi dai servizi segreti ucraini, col probabile appoggio dei partigiani.

Una tempesta perfetta.
Dunque, non è stato un missile e neppure un drone, né la carica piazzata nei piloni da sommozzatori. Le immagini delle telecamere a circuito chiuso sono chiare: inquadrano il momento in cui il camion-bomba esplode e si polverizza in una terrificante nuvola bianca. L’irruzione delle forze speciali russe nella casa dell’intestatario del Tir, un giovane di Krasnodar, ha completato il quadro. L’autista, riferisce su Telegram l’ex consigliere di Putin Serghei Markov, non era consapevole di avere un ordigno a bordo. Doveva essere a tempo, o innescato a distanza. Un altro ben informato canale Telegram, Mash, vicino agli 007 russi, spiega che il mezzo aveva superato i controlli sommari di polizia, ma non era stato ispezionato ai raggi X. Portava pellet, segatura di legno in cilindretti impiegata come combustibile di biomassa. Carico ordinato via Internet. Il camionista era stato scrupolosamente scelto e “lavorato”, con un’accelerazione a ridosso del 7 ottobre, per i 70 anni di Putin. Il botto sul Ponte, il gioiello dello zar, doveva essere il regalo per lui.


MARILYN E GLI AUGURI
Probabilmente era già pronto anche il post di Oleksiy Danilov, capo del Consiglio di sicurezza ucraino, che da mesi prometteva di far saltare l’infrastruttura, e ha diffuso l’immagine delle fiamme, montate con la canzone d’auguri di Marilyn per Kennedy. Un po’ di confusione c’è stata, nelle indagini, tra Boris e Samir Yusubov, 33 e 25 anni, come proprietari del Tir, prima di capire che a guidarlo era Mahir, morto nell’esplosione e zio di Samir, irreperibile perché all’estero. 
 

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