Video hard della maestra nella chat, lettera di 200 giornaliste: «Sei tu la vittima, grazie per aver denunciato»

Domenica 22 Novembre 2020 di Vanna Ugolini
Video hard della maestra nella chat, lettera di 200 giornaliste: «Sei tu la vittima, grazie per aver denunciato»

Duecento tra giornaliste e donne del mondo della cultura firmano una lettera indirizzata alla maestra d'asilo licenziata per la diffusione delle sue foto hard. Perchè sia chiaro chi è vittima e chi è il carnefice. Perchè ha avuto il coraggio di denunciare tutti, anche le donne che, invece, di stare dalla sua parte, l'hanno additata e colpevolizzata. Il nome della ragazza protagonista di questo episodio che è finito davanti ai giudici del tribunale di Torino. è rimasto anonimo: le giornaliste si rivolgono a lei chiamandola Franca, come Franca Viola, che, a sua volta ebbe il coraggio di dire "no" a un matrimonio di convenienza dopo la violenza. 

La storia ricorda molto da vicino quella di Tiziana Cantone, la giovane che si suicidò dopo la diffusione massiccia di un video hard che la vedeva come protagonista. In questo caso, però, la maestra d'asilo di Torino, anche lei vittima di un ex fidanzato che aveva girato sulla chat degli amici di calcetto 18 foto che li ritraevano insieme, ha avuto il coraggio di affrontare una situazione difficile. nonostante non fosse solo vittima del comportamento del ragazzo ma anche della direttrice dell'asilo in cui lavorava che l'aveva licenziata e che aveva reso noto le motivazioni ai genitori dell'asilo.

«Cara Franca, ti  vogliamo dire grazie. Grazie perché non sei stata zitta, come tanti avrebbero voluto. Grazie perché non ti sei arresa e a chi ti ha detto che avresti dovuto provare vergogna hai risposto rendendo pubblica questa storia, in cui a vergognarsi dovrebbero essere tutte le altre persone coinvolte. Non tu. Perché nel sesso, libero e consensuale, non c’è vergogna», scrivono le giornaliste nell lettera aperta, in cui è chiaro il tentativo di ristabilire i ruoli della vittima e del carnefice.

«Vergogna dovrebbe invece provare chi, senza alcun consenso da parte tua, ha pensato di violare te e il tuo privato. Si chiama Revenge Porn, ed è un reato. Vergogna dovrebbe provare chi ti ha costretto a dimetterti, come se nel sesso ci fosse qualcosa di sporco, di immorale. Non è così.
Immorale è ciò che hai dovuto sopportare».
E anche loro ricordano la morte di Tiziana Cantone che «sembra non aver insegnato niente.
All’epoca della sua morte abbiamo pensato tante volte a quello che avremmo potuto fare per farle sentire che non era sola. Per questo oggi neanche noi stiamo zitte». Duecento firme per ristabilire chi è la vittima e chi è il carnefice.

Ultimo aggiornamento: 15:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA