Intervista a fumetti a Silvia Rocchi: «Un graphic novel grande come un giornale per valorizzare ogni dettaglio»

Giovedì 28 Novembre 2019 di Nicolas Lozito

Il punto di partenza è il formato: tenere in mano “Susi corre”, il nuovo libro della trentatreenne toscana Silvia Rocchi (Canicola, 36 pagine, 17 euro) è un’esperienza nuova. Il volume è grande come un A3 verticale – 30x42cm, circa le dimensioni di un quotidiano –, un maxi formato con cui l’editore Canicola sta sperimentando nuovi modi per raccontare le storie.

Aprendo il libro si capisce lo scopo: mostrare il disegno come è stato pensato, con tutti i dettagli, le sbavature, le cancellature. Come avere di fronte la tavola originale, pre-computerizzata (quelle originali originali, tra l’altro, si possono vedere in mostra in occasione di BilBOlbul a Bologna dal 29 novembre). 

Con un tratto così analogico, come si sopravvive al mondo digitale?
«Sono legatissima alla sperimentazione visiva, tecnica e soprattutto tattile. Voglio sentire con le mani quello che faccio. C’è una componente digitale nel mio lavoro, certo, ma è solo il 10% finale».
 
Perché ricreare l’effetto completo, però, con tanto di cancellature?
«La teoria dietro è semplice: ricreare con il libro delle stampe uguali agli originali. Perché quando disegno mi immergo così tanto, nel ritmo, nei dettagli, forse a volte perdendo di vista il prodotto finale, però poi voglio che il lettore abbia di fronte la stessa atmosfera, e si possa perdere a sua volta». 

Quanto grande è il libro? Come si fa a portarselo a casa?

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“Ci vuole un pennello grande, non un grande pennello”, o viceversa?
«Vengo dalla pittura, nei miei vent’anni lavoravo con formati grandi, un metro per due. Nel 2012 ho fatto il primo fumetto e ho iniziato a rimpicciolire tutto, ora sento di nuovo la necessità di avere questa grande spazialità: è un formato che da molto spazio al lettore».

Come nasce “Susi corre”, che storia è?
«È una storia che parla dei primi sentimenti giovanili, intrecciando la vicende di due personaggi nell’arco di un pomeriggio, la giovane Susi, appunto, e suo nonno. Ma è stata l’ambientazione a far nascere il libro: l’ambientazione spesso è il punto di partenza della mia produzione narrativa».

Che luoghi volevi disegnare?
«Mi piaceva l’idea di disegnare un luna park, una fiera, le giostre. Ambientarlo in un’era dove la tecnologia è solo agli inizi. E lì dentro ho messo i miei protagonisti, facendoli muovere un po’ alla volta in questo paesaggio».

Il libro fa parte della serie “Dalla parte delle bambine” di Canicola, di cui fanno parte anche Ragazze cattive di Ancco e Io sono Mare di Cristina Portolano. Perché?
«La scelta è arrivata in un secondo momento, ma è perfetta: il libro è legato all'esplorazione dei primi sentimenti, della parità di genere, dell’espressione delle emozioni».

Eppure i graphic novel in generale sono letti poco dagli adolescenti. Tu insegni anche in una scuola superiore, che impressione hai di questa nuova generazione? 
«Quando gli spiego i graphic novel autoriale mi guardano con un punto interrogativo. Però capiscono anche che è un mondo in più da esplorare. Sono una generazione curiosa, molto curiosa, ma anche facilmente distratta. La soglia di attenzione è bassa, il fumetto è già fin troppo vecchio e lento per loro».

Un graphic novel che pochi conoscono che consiglieresti?

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Hai partecipato a “Post-pink – Antologia di fumetti femministi” edita da Feltrinelli. Ti senti parte della new wave delle disegnatrici femministe?
«Ho qualche perplessità a riguardo, perché le etichette sono sempre auto-ghettizzanti, e infatti prima di partecipare a Post-pink mi sono posta tante domande. Però è anche vero che nelle rivoluzioni c’è una prima parte di prese di posizioni forti, da far sentire, per poi trovare una normalizzazione, un equilibrio». 

Come regoli il bilancino tra fare la disegnatrice e l’insegnante? 

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Torno indietro: come sei diventata fumettista?
«Forse lo sono sempre stata: da piccola facevo le vignette, poi i manga. Non ho mai fatto studi di fumetti, però, e da adolescente ho iniziato a dipingere. Dopo i vent’anni ho capito cosa succedeva in questo mondo a livello editoriale: ho visitato fiere, e ho fatto l’Erasmus a Bruxelles. Per loro il fumetto è tutto. Così ho iniziato con le autoproduzioni, per poi passare alle biografie e infine a graphic novel tutte mie. È stato un sogno che consideravo inarrivabile da ragazzina». 

Allora quali consigli daresti alla te stessa di 10-15 anni fa, e quindi che consigli daresti ai giovani che vogliono provare a fare questo percorso?

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LE INTERVISTE A FUMETTI DE IL MESSAGGERO
01. Zuzu
«Con il mio graphic novel Cheese mostro l'audacia dell'adolescenza»
02. Dario Campagna«Disegnare vignette satiriche è come giocare al fantacalcio»
03. Miguel Angel Valdivia: «Disegnare è umano, inciampare è divino»
04. Sara Fabbri: «Per disegnare la Thailandia ho girato bendata per Bangkok»
05. Alberto Madrigal: «Anche quando preparo la colazione sto disegnando»
06. Rachele Aragno: «Le avventure della mia Melvina mi hanno aiutato a crescere»
07. Cristina Portolano: «Con i miei disegni racconto le sfaccettature della sessualità»
08. Maurizio Lacavalla: «Barletta è la mia Twin Peaks»
09. Holdenaccio: «Umberto, il mio rivoluzionario tenero e intergalattico»
10. Lorenza Natarella«Non fidatevi delle mode, contano solo le storie»
11. Mirka Andolfo: «Sono fiera di fare fumetti e chiamarli così»
12. Silvia Rocchi: «Un graphic novel grande come un giornale per valorizzare ogni dettaglio»

Tutti le risposte disegnate sono create dall'autore o dall'autrice per Il Messaggero. 

Ultimo aggiornamento: 17:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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