Elezioni, il giorno delle urne: 10 milioni di indecisi. Violato il silenzio

Secondo i sondaggi, il 25% dei cittadini non sa ancora chi votare. Incognita maltempo. Sui social messaggi in extremis dei partiti

Elezioni, il giorno delle urne: 10 milioni di indecisi. Violato il silenzio
di Francesco Bechis
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Sabato 24 Settembre 2022, 17:39 - Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 15:07

Dal voto di protesta alla protesta contro il voto il passo è breve. E così oggi, salvo un ravvedimento dell’ultimo minuto, una fiumana di elettori rischia di restare a casa e disertare le elezioni politiche. Non a caso tra tutti i crucci di questa insolita campagna elettorale estiva, il tandem astensione - indecisione è quello che più angustia le segreterie dei partiti in corsa. Insieme, secondo i principali istituti di sondaggi, supera il 30% degli aventi diritto.

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E gli italiani in bilico - a leggere le ultime stime di Youtrend - valgono il 25% dell’elettorato. Cioè più di 10 dei 51 milioni di cittadini, mentre le urne resteranno aperte, dalle 7 alle 23, potrebbero decidere in calcio d’angolo su quale simbolo apporre una x o piuttosto di disertare il voto tout-court. Non tutti, va detto, brancolano nel buio. Di questi, spiega ancora Youtrend, l’11% è indeciso «ma ha un’idea».


LE STRATEGIE
Si capisce così, dati alla mano, l’accelerazione al foto-finish dei capi-partito per lanciare l’ultimo appello, tirare la stoccata finale all’avversario. O ancora, sbianchettare e riscrivere quella riga di programma che finora non ha mostrato mordente o, peggio, si è rivelata un boomerang. Con oltre 10 milioni di voti in bilico più di una partita rimarrà aperta, fino ai calci di rigore. È una previsione che fa trasalire, se confrontata con le puntate precedenti. Magari con quel 27,1% di astensione che nel 2018 - l’anno della rivalsa di Lega e Cinque Stelle - ha spiazzato anche i più neri auspici. Anche ammesso che il rush finale dei leader sia riuscito a trascinare fuori dal salotto di casa i dubbiosi cronici, è un fatto che questi due mesi di rincorsa verso il voto non abbiano scaldato particolarmente i cuori. Complice il timing - con il governo Draghi caduto sotto l’ombrellone - e una contesa spesso incentrata più sulle rivalità personali che sulle proposte per uscire dalle secche della crisi.

E non una crisi qualunque, con un letale allineamento tra caro-bollette, guerra e la pandemia che promette di rifare capolino in inverno. Senza contare le interferenze esterne. L’ultima, dalla Russia, porta la firma del ministro degli Esteri Sergei Lavrov e fa leva sul recente monito di Ursula von der Leyen: «Sta a loro rispondere - l’appello agli italiani del funzionario di Vladimir Putin - non ricordo minacce del genere da altri leader Ue». Sul tragitto che porta alle urne ci sono altri ostacoli che puntualmente affollano le fila di chi, oggi, rimarrà a braccia conserte. Basta citofonare all’esercito di fuori-sede - studenti e lavoratori - stimato in 4 milioni di italiani. Che per votare - in Europa è quasi un unicuum - devono tornare al comune di residenza. Sul voto però pesano anche gli imprevisti. Un esempio? Il meteo, che oggi promette tempesta in ampie aree dello Stivale. Oltre a Roma e il Lazio, sono 13 le regioni per cui è scattata l’allerta della Protezione civile. L’effetto maltempo resta però un mistero. Da una parte rischia di far vacillare chi già di suo tentenna. Dall’altra pioggia e grandine mandano in fumo le gite che puntualmente trascinano fuori-porta gli italiani nelle domeniche elettorali. Al meteo si aggiunge l’allerta Covid. Se il virus adesso fa meno paura, su tanti italiani, specie delle fasce più deboli o tra i più anziani, il timore del contagio può fare la differenza in queste sedici ore di via-vai ai seggi. Smuovere l’esercito di elettori sul filo resta però la priorità assoluta per le forze in campo. Anche per questo gli ultimi sforzi dei capi-partito sono tutti per l’ultimo appello al voto. Appelli non proprio parziali, con buona pace del silenzio elettorale che da venerdì notte incombe, anzi dovrebbe incombere sulla campagna.

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IL SILENZIO
E così ancora una volta non si contano le violazioni, alcune mascherate, altre in bella vista. Con la solita ridda di stilettate. Dal segretario della Lega Matteo Salvini che accusa il Pd di un «flop a Piazza del popolo» al leader del Terzopolo Carlo Calenda che pochi minuti dopo la mezzanotte, in zona Cesarini, suona la carica un’ultima volta, «faremo diventare popolari le scelte giuste». Per il resto bocche cucite, fino alle 23. Quando nei rispettivi quartier generali si tratterrà il fiato in attesa delle prime proiezioni. Nel frattempo, tutti alle urne, a favor di telecamere. A partire dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, atteso a Palermo. Fino al premier uscente Mario Draghi, pronto a varcare ancora una volta la soglia del liceo Mameli di Roma.
 

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