Pescia Romana: droga a fiumi su litorale, 22 arresti dei carabinieri

L'arresto dei pusher nei boschi vicino Capalbio
di Marco Feliziani
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Venerdì 7 Dicembre 2018, 12:52 - Ultimo aggiornamento: 19:47

Fiumi di cocaina e hashish per un valore complessivo di oltre 50mila euro a settimana. Numeri da capogiro l’ingente attività di spaccio stroncata dai carabinieri di Pescia Romana e dai militari del nucleo operativo e radiomobile di Tuscania, in una lunga attività di indagine che ha portato all’arresto complessivo di 22 persone e 31 persone iscritte nel registro degli indagati tra marocchini e italiani.

Le misure cautelari disposte dalla procura di Grosseto si sono in parte concluse nella giornata di ieri, in cui i carabinieri hanno portato a termine una maxi operazione sul litorale Viterbese - denominata Drive in - fino ad arrivare Massa Carrara in Toscana.




L’indagine è stata avviata nel luglio 2016, durante degli accertamenti compiuti dai carabinieri di Pescia Romana nei confronti di uno spacciatore locale, grazie ai quali fu inizialmente individuata, all’interno di un bosco di Orbetello una florida piazza di spaccio gestita da tre marocchini e frequentata da molti giovani assuntori, alcuni dei quali, peraltro, già noti ai carabinieri. Da qui le intercettazioni ambientali e telefoniche, fino a scoprire un business illegale particolarmente accurato per cercare di eludere i controlli delle forze dell’ordine.

I pusher dormivano tra la fitta vegetazione nei pressi di Capalbio, e in quella occasione erano stati fermati nell’agosto 2017 assieme a un italiano, il quale prestava assistenza ai primi tre fornendo loro cibo e vettovaglie, al fine di garantire il prolungarsi della loro permanenza nel bosco e, quindi, la prosecuzione ininterrotta dell’attività di spaccio.

Le investigazioni svolte dai carabinieri hanno consentito anche di determinare la modalità di rifornimento delle varie piazze di spaccio, per lo più attraverso corrieri che, soprattutto in orario notturno, previo accordo telefonico con i destinatari, partivano dalla provincia di Lucca per recapitare lo stupefacente direttamente all’interno dei boschi. 

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