Paolo Bonolis scrittore: «Freddie Mercury mi fece avances. Berlusconi? Mi voleva portavoce di FI»

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Alla fine, come tanti altri personaggi del mondo della tv, ha ceduto anche lui. A 58 anni anche Paolo Bonolis ha scritto un libro, Perché parlavo da solo - appena uscito - 331 pagine in cui dice la sua su tutto: famiglia, lavoro, soldi, sport, religione, sesso, felicità... Alle 20 di questa sera lo presenterà al Teatro Eliseo di Roma assieme a Walter Veltroni. L'ingresso è libero.

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Si descrive come una persona discreta: perché l'ha fatto?
«Per i figli. Per mettere insieme pensieri ed esperienze di una vita e fissarli su carta».

Si racconta come un cinico: che gioco è il suo?
«Il cinismo è come il colesterolo, ce n'è uno uno cattivo e uno buono. Il primo fa male, il secondo no: aiuta a superare le delusioni. A me, quest'ultimo, piace».

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Questa libro l'ha scritto per chiarire meglio chi è? Spesso si è detto che Bonolis è meglio dei programmi che fa.
«Mi racconto per quello che sono. E basta. Lavorando ho fatto da Sanremo a Domenica In passando per Il senso della vita, Ciao Darwin e via dicendo. Mi piace far pensare un po', ma soprattutto far ridere. Magari ci fosse più leggerezza in giro».

Il chiodo fisso che l'ha guidata fin qui qual è stata?
«Non saprei. Di sicuro, anche da giovane, ho sempre cercato di fare cose nelle mie corde».

Infatti al secondo anno di "Bim Bum Bam" fece fuori l'autrice Lidia Ravera, la scrittrice di Porci con le ali: perché?
«Bravissima, ma quello che scriveva era troppo melenso. Con me non funzionava. Così chiesi di sostituirla. Fu un successo».

Come reagì?
«Mai più rivista. Non lo so».

Parteciperà ad Adrian di Celentano su Canale 5: che farà?
Non lo so. Sono stato convocato il giorno prima della messa in onda, il 6 novembre, per la registrazione. Credo che neanche lui lo sappia».

Nel libro dice cose molto serie sui periodi in cui è stato assente nella vita dei suoi primi due figli. A loro l'ha detto anche a parole?
«Certo. Sanno tutto. Non mi sono mai nascosto. Per stare dietro al mio ego ho perso tanto».

Scrive anche di politica, a cui non crede più. Si spieghi meglio.
«Finita l'epoca delle ideologie, per me è diventata solo una questione aziendale. Si fa solo propaganda per restare in sella».

Ha votato alle ultime elezioni?
«No. Non sapevo chi scegliere».

Il suo agente Lucio Presta, di cui parla benissimo, ha collaborato con Matteo Renzi per il documentario su Firenze. Lui non le piace?
«Renzi l'ho incontrato, ho un buon rapporto con lui. Idem con Veltroni e Berlusconi. Però non ho votato lo stesso».

A proposito, come andò quando il Cavaliere la convocò a Palazzo Grazioli, a Roma.
«Mi invitò a cena con Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Bonolis, ho pensato al suo futuro: sarà il portavoce di Forza Italia».

E lei?
«Preside', io manco l'ho votata».

E lui?
«Scoppiò a ridere. Berlusconi, comunque la si pensi, è un grande».

A Roma Giorgia Meloni la voterebbe come sindaca?
«Mah. Lei parla con grande fervore, diventa quasi credibile, ma non ha mai governato. Chissà che farebbe...».

Su alcuni temi civili si mostra deciso: no all'utero in affitto, sì alle adozione per le coppie gay. Si impegnerebbe in prima persona per arrivare a una legge in questo senso?
«Sì. Perché non possono essere genitori adottivi due uomini o due donne, ma sette suore in un istituto sì?».

A un certo punto parla di pratiche sessuali come rimming, frottage e garbling, dicendo di non sapere cosa siano ma che forse si è dato da fare con tutte. Sono andato a cercare il significato, che non tradurrò: lei in quale va più forte?
«Non lo so... Comunque in certi momenti, rispettandosi, ognuno è libero di fare quello che vuole».

Scrive anche di una cena durante la quale Freddie Mercury le fece delle avances.
«Sì. A un certo punto gli dissi che non la pensavamo allo stesso modo. Fu molto carino e mi fece avere a casa i biglietti per il mitico concerto di Wembley. Ovviamente andai, ma dopo non ci vedemmo».

Ha scritto di essere ricco e di essere fra i più grandi contribuenti d'Italia. Di che cifre stiamo parlando?
«Ci sono stati anni in cui ho firmato contratti da 10 milioni di euro l'anno pagando 5,8 milioni di tasse».

È vero che non usa il computer?
«Sì. E sto bene così. Neanche lo smartphone ho. Il libro l'ho scritto quasi tutto a mano».

Il suo editore, Rizzoli, quante copie ha stampato?
«Non lo so. Spero venda bene, però. La mia parte di incassi va tutto in beneficenza al Cers - Adotta un angelo».

Parlando di animali, ricorda il suo momento di terrore con le tigri: dove?
«Nella gabbia con il domatore Walter Nones e sette tigri. Io dovevo tenere un cerchio e loro saltare. A un certo momento una si è innervosita e si è messa a soffiarmi in faccia. Mi sono cagato addosso».

È contrario agli animali domestici e a chi li castra, ma a casa ha cani e gatto: perché?
«Ho ceduto per amore dei figli (ne ha cinque, ndr). Però togliere a un gatto quella roba lì mi sembra un'inutile crudeltà».

A proposito a 58 anni le come se la passa, le pilloline azzurre le ha già provate?
«Ho paura dei farmaci, per carità. La chimica mi inquieta. E quando non ce la farò più, arrivederci e grazie».

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