Nazismo, il dilemma sui silenzi di Pio XII ma spuntano altre carte di ebrei che gli chiedevano aiuto

Nazismo, il dilemma sui silenzi di Pio XII ma spuntano altre carte di ebrei che gli chiedevano aiuto
di Franca Giansoldati
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Venerdì 30 Aprile 2021, 12:09

Città del Vaticano – Il Covid non ferma la ricerca storica per fare luce sui presunti silenzi di Pio XII, il pontefice che a cavallo della seconda guerra mondiale dovette gestire le persecuzioni anti-ebraiche scegliendo di aiutare gli ebrei con reti informali umanitarie e attivando i conventi ma senza mai pronunciarsi apertamente, sfidando Hitler con discorsi pubblici. Lo storico tedesco Huber Wolf ha annunciato che – grazie alla recente apertura degli archivi vaticani relativi a quel periodo – ha potuto consultare circa 15.000 lettere inviate a Papa Pacelli da ebrei perseguitati di tutta Europa che imploravano aiuto. «Queste lettere sono testimonianze strazianti di tormento, difficoltà e orrore», ha detto Wolf alla rivista Herder Korrespondenz.

Di fatto, ha spiegato lo storico, la Santa Sede rispondeva alle richieste di aiuto quando possibile, per esempio con denaro, cibo o dando anche rifugio. Il Papa a volte era anche in grado di fare fronte alle richieste dotando i fuggiaschi di un visto o di mandare il denaro necessario per pagare il viaggio in nave negli Stati Uniti o in Sud America, che al momento era l'unica via che aiutasse gli ebrei a sfuggire alla deportazione nei campi di sterminio.

Le fonti consultate hanno dimostrato che Pio XII leggeva personalmente molte di queste suppliche e disponeva ordini di aiuto. Wolf è rimasto colpito, in particolare, dalle richieste fatte da un gruppo di ebrei che riuscirono a fuggire dal Portogallo al Brasile. Il Papa intervenne personalmente per ottenere i visti per loro. L'allora nunzio in Portogallo accompagnò il gruppo, compresi i bambini, al porto di Lisbona da dove poterono fuggire a Rio de Janeiro. Questi faldoni conservati negli archivi vaticani e ora a disposizione degli storici offrono una prima analisi dell'azione di Pacelli ma lo stesso Wolf ha ammesso che è ancora troppo presto per capire se l'operato del pontefice potrà essere rivalutato. Tuttavia, a suo parere, la leggenda nera che ha avvolto Pio XII dal 1968 in poi, quando uscì il dramma Il Vicario, andrebbe sfumata e bisogna essere cauti.

Nei faldoni ci sono storie personali, racconti drammatici che disegnano volti e identità di persone braccate di qualsiasi nazionalità europea e censo. Famiglie facoltose come del resto anche comunità fragili e nuclei poveri e senza alcun mezzo. Qualche mese fa è stato pubblicato un altro libro che affronta in un capitolo la dolorosa e contestata vicenda dei presunti silenzi di Pacelli. Si tratta del volume redatto da Johan Ickx, direttore dell'archivio della Sezione Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, che ha avuto accesso ai fascicoli contenenti almeno 4.000 nomi e le loro richieste di aiuto.

Scrive Icks  (Pio XII e gli ebrei, Rizzoli, 430 pagine, 22 euro) che per ragioni sconosciute l'esistenza di questi fascicoli è stata tenuta segreta fino ad oggi. Una parte del suo contenuto risalente fino al 1939 fu rivelata dallo storico Robert Aleksander Marvks, tuttavia egli non ebbe accesso ai fascicoli originali della Segreteria di Stato vaticana e di concerto non a quelli degli anni relativi alla seconda guerra mondiale. «L'esistenza di questa serie arcihistica è la prova tangibile dell'interesse mostrato nei confronti di persone che, a causa delle leggi razziali, non erano più considerate comuni cittadini sia che fossero ebrei o ebrei battezzati. La serie Ebrei conta circa 2800 richieste di intervento o aiuto. Molte provengono dagli stessi rifugiati, alcune da persone di buon cuore che intercedevano per loro». 

Il mondo ebraico intanto non si sbilancia e resta in attesa che proceda il recupero e la lettura di questi documenti d'archivio per eventualente formulare un giudizio su Pio XII. In particolare il Rabbino di Roma, Riccardo di Segni, da sempre critico per il silenzio di Pacelli proprio mentre i nazisti facevano partire l'ordine della razzia del Ghetto ebraico mandando ai campi di concentramento miliaia di persone, ha spiegato che a suo parere «è molto sospetto questo sensazionalismo, con i fascicoli già pronti e le conclusioni facili proposte sul vassoio. Ma basta poco per rendersi conto che già le scarse rivelazioni si riveleranno un boomerang per gli apologeti a ogni costo. Si vede chiaramente che non ci fu volontà di fermare il treno del 16 ottobre e che gli aiuti furono ben mirati a tutela dei battezzati. Dopo aver detto che ci vorranno anni di studio, ora la soluzione uscirebbe il primo giorno come il coniglio dal cilindro del prestigiatore. Per favore, fate lavorare gli storici».

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