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In Umbria parte il progetto "Lettere per Barbara Corvi". In suo nome sostegno alle donne vittime di violenza.

In Umbria parte il progetto "Lettere per Barbara Corvi". In suo nome sostegno alle donne vittime di violenza.
di Francesca Tomassini
4 Minuti di Lettura
Martedì 28 Giugno 2022, 11:02

Presentato il progetto “Lettere per Barbara Corvi”. Un'iniziativa presentata dall’Osservatorio regionale sulle infiltrazioni e illegalità che si inserisce nell'ambito del progetto "Libere di Essere" e che prevede la pubblicazione mensile – ogni 27 del mese a partire dal 27 giugno 2022- di una lettera scritta da persone appartenenti alla società civile impegnata nella ricerca della verità e nel costruire memoria e pubblicata sulle testate giornalistiche umbre e calabresi. In tal senso, l’obiettivo generale della proposta è rendere la memoria di Barbara. 

Il progetto andrà avanti dodici mesi. 

Di seguito la prima lettera della serie, pubblicata stamattina proprio dell'ente promotore. 

"Cara Barbara,

con questa lettera, nel giorno del tuo compleanno diamo inizio a un nuovo progetto-  perché la tua storia continui ad essere memoria collettiva di questo Paese.

Una storia la tua di quelle che ad Amelia si “vedevano solo nei films”, come ci disse tua sorella qualche anno fa. Già, nessuno avrebbe immaginato che nella tua vita avresti fatto esperienza di quello che poi avremmo chiamato potere maschile e potere mafioso.

Noi, come osservatorio regionale sulle mafie, abbiamo scelto già dal primo giorno del nostro insediamento di esserci, di accompagnare la tua famiglia e le istituzioni nel faticoso e doloroso percorso della ricerca della verità.

Dal primo giorno abbiamo riconosciuto nella tua storia tracce di quel potere mafioso che si traduce in forme di violenza maschile e che si costruisce intorno a parole come onore, ricchezza e riconoscimento.

Abbiamo riconosciuto un modello di riferimento e un metodo, che ci riporta a storie lontane di donne scomparse, condannate a morte dalla ‘ndrangheta per le proprie scelte di vita.

Abbiamo voluto con determinazione, che la tua storia diventasse memoria collettiva in Umbria, affiancando il prezioso lavoro che già le donne di Amelia con il Comitato Barbara Corvi avevano avviato con cura e passione.

Piano piano il tuo nome è diventato una storia nella Storia, il tuo volto sorridente è apparso nelle piazze dei comuni della tua regione. Con una frase: verità ora.

Chiediamo, cara Barbara, e ci rivolgiamo a coloro che si nascondono dietro silenzi troppo complici, verità: chiediamo dove sei adesso, chiediamo giustizia. E lo facciamo nel grande rispetto verso la tua famiglia, i tuoi genitori e le tue sorelle, che da anni danno a tutti noi, lezioni di dignità.

Chiediamo a tutte e tutti coloro che potrebbero avere informazioni utili, ad Amelia e non solo, di contattare gli organi competenti: uno scatto di dignità e coraggio in un territorio che non dimentica e che con forza prende le distanze da dinamiche di questo tipo. La complessità della vicenda, legata anche al tema dei collaboratori di giustizia, impone cautela e molta attenzione, per questo ci appelliamo anche a coloro che all’interno dell’organizzazione ‘ndranghetista, vogliano contribuire ad una scelta di umanità e di riscatto, raccontando la verità sulla scomparsa di Barbara.

Continueremo a lavorare in questa direzione, senza cedere di un passo fino a quando non verrà ricostruita la verità.

Ma accanto alla denuncia, abbiamo voluto lavorare sulla proposta politica, perché anche questo era ed è il nostro compito.

Abbiamo voluto che quello che è accaduto a te, non possa più accadere a nessun’altra donna.

Per questo, dopo anni di studio, approfondimento, dopo anni in cui abbiamo scelto di radicare il nostro lavoro nella tua memoria, abbiamo voluto fortemente avviare la costruzione di una rete per l’accoglienza, il supporto, l’accompagnamento alle donne che sopravvivono alla violenza mafiosa e alla violenza maschile, e che intendono intraprenderne un percorso di uscita ed autodeterminazione.

Da subito, insieme al Centro per le Pari Opportunità e alla rete dei centri antiviolenza Umbri, abbiamo lavorato a tessere una rete insieme alle Procure e alle Prefetture: una rete che da adesso è realtà. Stiamo completando gli ultimi passaggi burocratici, ma la sostanza è il “protocollo Libere di Essere” dedicato a te, alla tua memoria.

Così l’Umbria diventerà la terra dell’accoglienza delle donne, diventerà la terra della possibilità concreta, e della speranza che diventa alternativa di vita.

In tuo nome verrà data accoglienza, formazione, lavoro, verranno demolite le basi di quel potere- maschile e mafioso- che influisce sulla vita, sui corpi, sulle scelte delle donne.

Donne che come te vogliono soltanto essere “libere di essere”.

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