Bimbo ucciso a coltellate, il papà: «La madre lo ha rapito e io l'ho denunciata». L'ultimo messaggio: «Ora non apparterrà a nessuno di noi»

Bimbo ucciso a coltellate, il papà: «La madre lo ha rapito e io l'ho denunciata». L'ultimo messaggio: «Ora non apparterrà a nessuno di noi»
di Michele Milletti e Egle Priolo
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Lunedì 4 Ottobre 2021, 07:30 - Ultimo aggiornamento: 13:37

CITTÀ DELLA PIEVE - Alex Juhasz il 20 settembre scorso era stato affidato dal tribunale di Budapest al papà «con effetto immediato». Ma il 29 settembre il piccolo non è ancora tra le sue braccia. L'uomo allora denuncia la ex compagna Erzsebet Bradacs: ha portato Alex in Italia. Lo ha rapito.

Rapito e, secondo gli inquirenti che la accusano di omicidio volontario aggravato, ucciso il primo ottobre con nove coltellate in una vecchia centrale elettrica dismessa a Po' Bandino, a un chilometro da Chiusi dove la donna aveva trovato un tetto grazie a un ex datore di lavoro.
Due giorni prima dell'omicidio, quindi, il papà aveva denunciato alla polizia il rapimento: «Il tribunale lo ha dato finalmente a me e invece lei l'ha portato via». Il giudice, infatti, come racconta l'associazione per padri separati Apák az Igazságért Közhasznú Egyesület, aveva appena affidato «il bambino al padre, che è membro della nostra associazione, con effetto immediato. Sfortunatamente la madre ha ucciso il bambino, invece di consegnarlo a lui. Ha scattato una foto del cadavere del bimbo, che ha inviato al padre con il messaggio “Non apparterrà a nessuno di noi ora”».

LE VERSIONI
Questo potrebbe essere il movente di ciò che per gli inquirenti appare sempre più come un piano messo a punto con una terribile lucidità per portare via Alex al padre e che potrebbe aver previsto l'uccisione del piccolo mascherandola da evento tragico. Perchè sono troppi i punti nel racconto della donna che, per il sostituto procuratore Manuela Comodi e i carabinieri, non sono considerati attendibili. Partendo dalle differenti versioni che ha dato per la morte del piccolo, dall'incidente all'aggressione improvvisa in quei due minuti in cui lo aveva lasciato su una coperta fuori dall'edificio abbandonato mentre andava a riprendere un giocattolo caduto per strada. Versioni fornite dopo aver adagiato il corpo di Alex sulla cassa del supermercato dove era entrata per chiedere aiuto e avvalendosi poi della facoltà di non rispondere davanti al pm. Versioni a cui si aggiungono i dubbi in ambito investigativo sull'effettivo orario della morte del piccolo Alex. Nel mezzo, il giallo del cambio della maglietta: quella sporca di sangue lasciata nella vecchia centrale dall'altro lato della strada, per poi entrare al supermercato con un'altra t-shirt.
«Era pulito, quando gli hanno tirato su la magliettina. Squarciato, povero angelo, ma senza tracce di sangue. E le braccia erano blu», ha raccontato Franca, tra chi venerdì pomeriggio come altre persone ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: davanti alla donna che urla di salvare quel bambino «trovato nel campo».
Quella donna, mamma di 44 anni, origini ungheresi e un passato da ballerina in locali notturni, è in carcere da sabato mattina e oggi, a Capanne, è previsto l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Angela Avila, in cui è più che probabile farà scena muta. In programma anche l’autopsia sul corpo del piccolo, nel pomeriggio, che verrà condotta all’ospedale Santa Maria della misericordia dai medici legali Laura Panata e Alessandro Bacci, con Luca Pistolesi nominato dall'avvocato della difesa Enrico Renzoni.

I DUBBI
Intanto i carabinieri di Città della Pieve, con i loro colleghi del reparto operativo di Perugia, hanno in mano le registrazioni almeno di una telecamera di sicurezza che inquadrerebbe la donna a piedi con il passeggino e poi entrare nell’edificio Enel abbandonato in cui sono stati trovati la borsa con un coltello, la maglietta squarciata sporca di sangue, giocattoli e alimenti. Registrazioni che a un certo punto la inquadrano uscire e andare verso il supermercato. Quelle immagini andranno poi lette in controluce con i risultati dell'autopsia: la prima ricognizione, insieme alle testimonianze dei presenti e all'intervento dei sanitari del 118, ha lasciato qualche ombra sull'orario della morte, a partire dalle tracce di sangue apparentemente non fresco. Il tutto per confermare o smentire i dubbi su quando la furia di un coltello si sia accanita, in un modo neanche immaginabile, sui novanta centimetri di un angelo biondo, dagli occhi azzurri e il sorriso felice negli ultimi selfie scattati da Erzsebet.

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