Beppe Vessicchio prepara Sanremo: «Ne ho fatti 26, quella volta in cui Elio mi disse "vogliamo arrivare ultimi"

Per Vessicchio la direzione musicale della versione di "Sette spose per sette fratelli" al Brancaccio

Beppe Vessicchio prepara Sanremo: «Ne ho fatti 26, quella volta in cui Elio mi disse "vogliamo arrivare ultimi"
di Mattia Marzi
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Martedì 18 Gennaio 2022, 06:37 - Ultimo aggiornamento: 19 Gennaio, 08:08

Uno dei musical più amati della storia, riletto da uno dei direttori d'orchestra italiani più pop in assoluto. Giuseppe Vessicchio (65 anni) cura la direzione musicale della versione di Sette spose per sette fratelli firmata da Luciano Cannito che debutterà domani al Teatro Brancaccio, dove resterà fino al 6 febbraio. Lo spettacolo di Lawrence Kasha, David Landay, Jonny Mercer e Gene De Paul portato in scena per la prima volta a Broadway nel 1978, tratto dall'omonimo film del 54 di Stanley Donen (con Jane Powell, scomparsa appena lo scorso settembre all'età di 92 anni, nei panni della protagonista, a Roma interpretata da Diana Del Bufalo al suo fianco c'è Marco Bazzoni, in arte Baz, lanciato da Colorado), rivive in un remake che fa incontrare le ambientazioni western dell'originale con atmosfere che strizzano l'occhio al mondo di Quentin Tarantino.
Che c'entra Tarantino?
«Al regista piaceva l'idea di provare a rileggere questa storia con l'ironia tipica dei suoi western. È una sorta di divertissement. Comunque considerando che la vicenda si svolge nel 1850, praticamente nello stesso periodo in cui sono ambientati Django Unchained e The Hateful Eight, mi viene da dire che Sette spose per sette fratelli non sfigurerebbe nella filmografia di Tarantino».
Lei cosa ha fatto esattamente?
«Ho rivisitato leggermente le musiche originali, rispettando comunque le composizioni di Gene De Paul e le canzoni di Al Kasha e Joel Hirschhorn».

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Diana Del Bufalo come se la cava?
«In scena è straordinaria. La conobbi ai tempi di Amici, quando ero direttore d'orchestra del serale. Ha una musicalità straordinaria. Ed è ossessionata dagli attacchi».
Quelli ricevuti sui social dopo aver detto di non essersi vaccinata per motivi di salute?
«No, no: intendevo gli attacchi musicali, la prima nota di una canzone. Mi spiace per quello che le è capitato sui social. La società in questo periodo è molto divisiva: ci si diverte a colpire gli altri».
Lei è in partenza per Sanremo, dove dirigerà l'orchestra per Le Vibrazioni: non le spiace perdersi la messinscena?
«Un po' sì, ma in fondo il mio lavoro era quello di curare gli arrangiamenti: ho finito di lavorare alle partiture proprio qualche giorno fa».
Quello di quest'anno sarà il suo Festival numero?
«26».
Addirittura?
«Mi pare di sì. Ne ho fatti così tanti che a un certo punto ho perso il conto».
Quello scolpito nella sua memoria?
«Quello con Mia Martini del 90, che segnò il ritorno dell'orchestra. Si presentò con La nevicata del 56: un'interpretazione da brividi che le valse il Premio della Critica».

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Quello più divertente?
«Il Festival de La terra dei cachi con Elio e le Storie Tese. Era il 1996. Mi dissero: Vogliamo arrivare ultimi. La sera in cui i cantanti in gara dovevano riproporre solo un minuto della loro canzone trovarono un espediente clamoroso per aggirare il regolamento».
Cioè?
«Suonarono il brano al triplo della velocità: fatta la legge, trovato l'inganno. Alla fine arrivarono secondi».
Lei quanti ne ha vinti di Festival?
«Quattro. Nel 2000 con Sentimento degli Avion Travel, nel 2003 con Per dire di no di Alexia, nel 2010 con Per tutte le volte che di Valerio Scanu e nel 2011 con Chiamami ancora amore di Vecchioni».
La vittoria più bella?
«Quella di Vecchioni. Morandi, che conduceva quell'edizione, voleva che tagliassi il brano: È troppo lungo».
E lei?
«Mi opposi. Lo invitai alle prove per fargli ascoltare la resa dal vivo. Era seduto accanto a me. Si emozionò e mi disse: Lascia tutto così. Gli orchestrali, al momento della proclamazione, lanciarono rose e fiori sul palco».
Chi vince, quest'anno?
«Non lo so. Il cast è molto interessante, sulla carta. La differenza la farà il palco».
Teatro Brancaccio, via Merulana 244. Da domani al 6 febbraio.

 

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