CyberTech 2019, Reznik (Accenture): «C’è ancora distanza tra cyber security e l’agenda digitale delle aziende»

Mercoledì 25 Settembre 2019 di Francesco Malfetano
«Abbiamo condotto un sondaggio su mille dirigenti e Ceo di varie aziende, il 79% di esse ritiene che il supporto dal punto di vista delle sicurezza non sia in grado di tenere il passo dell’agenda digitale che essi promuovono. Bisogna rimediare». Per Gene Reznik, Chief Strategy Officer di Accenture, è questa la vera sfida per il futuro della sicurezza cibernetica. Intervistato nel corso del CyberTech Europe, la fiera internazionale della cybersecurity tenutasi per la terza volta a Roma il 24 e 25 settembre, il dirigente del colosso statunitense ha tracciato una strada delle prossime evoluzioni del settore che passa soprattutto per la valorizzazione di competenze e talenti di tutto il mondo.

Gli attacchi cyber sono in costante aumento e il 2019 si candida ad essere il peggiore di sempre. Cosa ne pensa?
«L’impatto degli attacchi è sempre più grave così come lo sono le sanzioni. Poi bisogna guardare anche ai progressi che stiamo facendo: se consideriamo i 4,5 miliardi di consumatori che sono online, ci rendiamo conto che questi attacchi avvengano sempre più in sacche isolate perché i governi stanno reagendo e i privati vanno avanti in ricerca e sviluppo».

Si i governi, come quello europeo e quello italiano si stanno muovendo. Ma è abbastanza?
«Dal punto di vista dell’Unione Europea con il Gdpr, il primo regolamento di questo tipo introdotto al mondo, stiamo parlando di un’avanguardia. L’UE è arrivata prima degli Usa e di altri Paesi, quindi è leader in questo campo. Soprattutto abbiamo visto come una serie di sanzioni introdotte abbiano fatto prendere seriamente alle imprese alcune cose. E questo senza dubbio ha dei riflessi molto positivi. Per quanto riguarda l’Italia, è la prima volta che partecipo a questo evento ad esempio, e sono molto colpito dalla qualità degli speaker e dalla presenza di rappresentanti dell’accademia e del governo come il sottosegretario alla Difesa».

L’implementazione del 5G ad esempio, crea una nuova serie di minacce. Come state lavorando in quest’ottica?
«Pe quanto riguarda il 5G riteniamo che contribuisca ad ampliare le possibilità di attacco. Tutti stanno provando a concentrarsi sugli aspetti della sicurezza perché queste minacce riguarderanno ogni tipo di industria: da chi produce auto a guida autonoma, per le reti di telecomunicazioni. Quello che abbiamo notato, che è una cosa molto positiva, è che io prodotti incorporano ora la sicurezza fin dalla fase iniziale. Ad esempio le Telco stanno cercando di mettere in campo una serie di sforzi per tutelare i dati fin da subito. Ovviamente però ci sono una serie di rischi che in passato non c’erano a questo livello perché c’erano un numero minore di device connessi. Però riteniamo che stiamo andando nella giusta direzione».

Rispetto alla strategia di Accenture per l’immediato futuro.
«Ci sono molte cose su cui Accenture si sta concentrando in questo periodo di  forte innovazione digitale per nostri clienti e la sicurezza è una parte fondamentale. Abbiamo condotto un sondaggio su mille dirigenti e Ceo di varie aziende, il 79% di esse ritiene che il supporto dal punto di vista delle sicurezza non sia in grado di tenere il passo dell’agenda digitale che essi promuovono. Quindi dobbiamo colmare questo divario».

La cosiddetta "resilienza digitale” sta funzionando quindi, sia dal lato tecnologico che dal lato normativo. Cosa manca?
«Ad esempio esiste un grosso divario dal punto di vista delle competenze, ma stiamo cercando di combatterlo con una serie di cose interessanti. Noi ad esempio garantiamo degli aggiornamenti in termini di competenze alle aziende che ci scelgono. Un altro aspetto riguarda la forza lavoro femminile che rappresenta il 50% della popolazione che lavora. Accenture sta sponsorizzando una serie di iniziative come “Girls to code” e abbiamo riscontrato che esistono proprio una serie di leader senior nel mondo femminile che stanno guidando questa rivoluzione digitale. Anche in seno al governo americano e questa è una premessa importante, perché permette di concentrarci sulla diversità e sull’attrarre nuovi talenti. In terzo luogo l’intelligenza artificiale e l’automazione secondo noi saranno fondamentali con l’integrazione con il fattore umano. Sappiamo però che saranno a disposizione anche dei “cattivi”, ma in ultima istanza sarà l’integrazione tra uomo e macchina che ci farà avere le capacità necessarie per far si che a vincere saranno i buoni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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