Totti e Florenzi, quegli ex capitani con il cuore a pezzi

Totti e Florenzi, quegli ex capitani con il cuore a pezzi
di Stefano Carina
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Domenica 19 Aprile 2020, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 11:26

Cuori infranti. Se in esilio a Valencia come Florenzi o in loco come Totti e De Rossi poco cambia. Lasciare Trigoria è dura. E non tutti reagiscono con l’orgoglio di Daniele che, dopo l’avventura al Boca Juniors, ogni volta che viene interpellato sull’argomento preferisce glissare, ricordando solamente «di non aver scelto di lasciare la Roma». Caratteri diversi. E forse prospettive differenti. L’ex numero 16 ha un sogno: allenare la Roma. Che poi «possa accadere tra 5, 10 o 20 anni», poco importa. Lui a Trigoria rientrerà. E quando lo farà, sarà dal cancello principale. Per Florenzi e Totti, invece, è diverso. Se per il laterale lasciare Roma «è stata una botta», figuriamoci per Francesco, abituato a considerare il Fulvio Bernardini casa sua.

LA MALINCONIA DEL 10
Ma c’è di più, perché a tre anni di distanza da quel 28 maggio 2017, Totti fatica ancora a digerire il suo addio al calcio. Che non è stata una festa ma una lacerazione. Soprattutto interna che non è ancora riuscito a mettersi alle spalle: «Nessuno mi leverà dalla testa quello che è successo realmente - ha raccontato ieri su Instagram in una videochat con Toni - Io non volevo smettere, fisicamente stavo bene e con la testa c’ero. Non volevo giocare tutte le partite. Ero contento anche di 20 minuti o dare una mano senza giocare. Lo so che c’è sempre una fine ma alcune persone mi hanno sempre detto “decidi tu, fai tutto tu”. Poi, invece, quando è stato il momento, mi è stato detto di farmi da parte». Quando si riferisce ad «alcune persone» non è difficile individuare il destinatario: «Finché c’è Pallotta non penso che rimetterò piede a Trigoria. Quando porto Christian agli allenamenti resto fuori dai cancelli. A volte in macchina mi viene da piangere a pensare che dopo 30 anni, lì dentro non posso entrare». Sì, perché dopo l’addio al calcio, c’è stato anche quello maturato a seguito dell’esperienza da dirigente. Forse meno traumatico rispetto al primo ma comunque straziante. E oggi la carriera da procuratore intrapresa non aiuta. Perché potrà pure «trovare giocatori per la Roma» ma la sua vita professionale lo porterà spesso e volentieri a starle lontano.

IL PESO
Capire Florenzi è più difficile. Meno spontaneo rispetto a De Rossi e Totti, ha vissuto difficoltà analoghe a quelle avute da Giannini quando dovette prendersi sulle spalle le briciole rimaste del post-Falcao. Il Principe, per classe, forza e temperamento riuscì - seppur a fatica - a ritagliarsi un posto indelebile nei cuori dei 45enni di oggi. Alessandro non ce l’ha fatta. Probabilmente non gli è stato nemmeno concesso il tempo ma arrivare dopo due icone come Francesco e Daniele era un peso enorme da sostenere, per chiunque. E lo si evince quando parla dei due ex compagni: «Nessuno sarà mai come loro - ha detto ieri a Sky - Mi hanno insegnato che la Roma viene prima di tutto. E io ho cercato di fare semplicemente questo, mettendo la Roma davanti a me». Non gli è servito per restare. E probabilmente nemmeno per tornare.

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