Newcastle, ufficiale l'acquisto da parte del fondo saudita. Le proteste di Amnesty International

Newcastle, ufficiale l'acquisto da parte del fondo saudita. Amnesty International non ci sta
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Giovedì 7 Ottobre 2021, 19:18 - Ultimo aggiornamento: 23:12

Il Newcastle passa in mano ai sauditi. Dopo mesi di trattative, il club inglese di proprietà di Mike Ashley è stato ceduto al consorzio di Pif, Pcp Capital Parners e RB Sports&Media con effetto immediato. A rivelarlo è stata la Premier League con una nota in cui ha precisato che «Tutte le parti hanno concordato che l'accordo è necessario per porre fine alla lunga incertezza dei tifosi sulla proprietà del club. La Premier League ha ora ricevuto assicurazioni legalmente vincolanti che il Regno dell'Arabia Saudita non controllerà il Newcastle United Football Club». Secondo la stampa britannica, la società è stata ceduta alla Famiglia Reale di Riyad per una cifra che si aggira intorno ai 360 milioni di euro.

Newcastle, il club passa al fondo saudita: le proteste di Amnesty International

Poco prima dell'annuncio coram populo della massima divisione inglese di calcio, Amnesty International ha inviato una lettera proprio alla lega affinché riconsiderasse le condizioni di ingresso, imposte ai proprietari e i dirigenti delle società della Premier, per affrontare adeguatamente «le questioni legate ai diritti umani», alla luce dell'acquisto del Newcastle da parte di un fondo dell'Arabia Saudita. 

Il fondo in questione, infatti, è controllato dal principe Prince Mohammed bin Salman, già accusato di essere il mandante dell'assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. Un anno fa la trattativa era naufragata a causa dei rapporti molto tesi tra il Qatar e l'Arabia Saudita, sospettata di finanziare una piattaforma di pirataggio online che consentiva la visione delle partite del campionato inglese in Medio Oriente, a discapito dei legittimi detentori dei diritti tv, la società qatariota beIN Media Group. Ma ora che le resistenze verso la famiglia reale di Riyad sembrano essersi dissolte, è Amnesty International ad auspicare l'introduzione di un codice etico più rigoroso, da applicare ai proprietari dei club iscritti alla Premier.

«Al posto di consentire a chi è implicato in gravi violazioni dei diritti umani di entrare nel calcio inglese solo perché con le tasche piene - ha dichiarato Sacha Deshmukh, direttore generale di Amnesty -, invitiamo la Premier League ad adottare un codice d'ingresso per affrontare la questione dei diritti umani. Così da non permettere che una nazione o un individuo, dalla reputazione compromessa, possa rifarsi un'immagine pubblica. La Premier League deve comprendere meglio la dinamica dello sportswashing, che sfrutta lo sport per crearsi un'immagine pulita, e rendere più rigide le sue norme di proprietà».

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