Italia-Inghilterra: Wembley, ore 21, la finale. È la notte di Mancini, l'uomo che ha ribaltato la Nazionale

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di Alessandro Angeloni e Ugo Trani
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Domenica 11 Luglio 2021, 07:35 - Ultimo aggiornamento: 16:18

E’ il giorno di Roberto Mancini, quel pazzo che ha sempre creduto che l’Italia sarebbe potuta andare in finale. Finale è, Mancini sia. La follia al potere, in paradiso, oltre il cielo grigiastro di Londra, una città contro. Contro perché c’è l’Inghilterra dall’altra parte, che invaderà Wembley. Mancini è il ct senza troppi sorrisi. E’ timido ma sprizza personalità, ha il carisma del silenzioso. Non loquace ma espressivo, comunicativo. «E’ bello giocare davanti a tanti spettatori, perché il calcio è questo, è una gioia». Così ha detto, nonostante i tanti spettatori saranno non azzurri.

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Mancini è così, coerente. In questi mesi ha sempre parlato di squadra divertente, di spettacolo, della gioia di poter giocare al calcio. La maggior parte delle volte, l’Italia è stata bella, qualche volta no, è stata semplicemente Italia, quella che si chiude come un guscio, soffre e vince: così contro il Belgio, idem con la Spagna. Divertente e «sostanziosa», dice sempre il ct. Ma questo non ha creato l’abitudine, non ha indotto alla tentazione di tornare indietro nel tempo, all’Italia del contropiede (che poi non è nemmeno un’offesa), Mancini per la finale continua a parlare di divertimento, un mantra. «Non si deve andare in campo tesi, nervosi, per una partita di calcio». Mancio ha cambiato la mentalità della Nazionale, ha sperduto nel tempo la maledetta sera di Italia-Svezia a San Siro, la partita della vergogna, quella dell’eliminazione azzurra dai mondiali di Russia. Era il novembre del 2017, se sembra passato un secolo è grazie a Mancini e alla sua banda. Lui comunque vincerà e con lui i suoi ragazzi: in caso di sconfitta resterà un pizzico di delusione, magari qualche lacrima. Ma nessuna vergogna, nessun fallimento, ora non come allora. Già dato. 

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Il collettivo 


Il gruppo è granitico, come quello di Spagna ‘82, come quello del 2006: quando è così, si arriva spesso in fondo. L’Italia è una squadra vera, si nota in campo, e tra le mura dei vari ritiri, da Coverciano e in giro per l’Europa. Le grigliate, le riunioni, i canti, gli abbracci (a Spinazzola) gli scherzi tra giocatori (vedi Insigne-Immobile, protagonisti e cabarettisti social). C’è il grande vecchio, Chiellini il saggio, il giovane aggregato all’ultimo, Raspadori. C’è anche l’intellettuale, Pessina. E c’è anche Vialli, che è il collante, con i suoi alfieri, i ragazzi della Samp e il neo arrivato De Rossi. Ognuno al suo posto, ognuno un tassello, ognuno vale più di uno. E poi c’è il calcio, la ricerca del bello, che serve per vincere e ti fa vincere comunque perché, appunto, bello.

 
 

Stasera serve questo, come le altre volte. «Serve il cuore caldo e la testa fredda», dice Chiellini. E Mancini è con lui. «Non sono agitato, magari poco prima della partita lo sarò. E’ una vigilia diversa. Bisogna essere concentrati e tranquilli, pensando al nostro gioco. E’ l’ultima partita, divertiamoci prima delle vacanze». La Scozia gli ha dedicato l’immagine di Braveheart. Lui gradisce. «Ma è sempre una partita di calcio», sottolinea. Non ha paura, Mancio. «L’Inghilterra è forte, non c’è solo Sterling. A lui bisognerà fare attenzione, sì. C’è anche Kane, in attacco sono tutti bravi: tecnici e veloci. Ma lo siamo anche noi». Il giorno è arrivato, è lo stesso della finale di Spagna ‘82. «Ho pure la stessa giacca di Bearzot... Speriamo di regalare un’altra data da ricordare. Se i ragazzi vogliono divertirsi ancora, abbiamo gli ultimi 90’ per farlo». Roby batte sempre sullo stesso tasto: «Ho definito all’inizio questa Italia divertente: lo ripeto, e aggiungo sostanziosa. Ho giocato in grandi Nazionali senza mai vincere, stavolta ho l’occasione di riprendermi quello che ho perso per strada».

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