Stadi, il governo chiede la stretta: «Troppi contagi»
Ipotesi riduzione della capienza o porte chiuse

Calcio, Draghi a Gravina: sospendere il campionato o giocare a porte chiuse
di Andrea Sorrentino
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Venerdì 7 Gennaio 2022, 19:38 - Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio, 10:19

La festa è finita. Anche la Serie A recalcitrante dovrà farsi più in là, limitarsi, rinunciare a pezzi di sé, ossia dei suoi introiti: come quasi tutti, in questi tempi feroci.

È toccato a Mario Draghi in persona il ruolo del maestro spazientito che tira le orecchie all’alunno testone, e lo mette di fronte a un aut aut in cui una terza via non è data. Dopo aver preso atto che la Lega di serie A ha deciso di proseguire il campionato nonostante tutto (siamo intorno al 17% dei giocatori contagiati), ma anche dopo aver visto che giovedì in tutti gli stadi il pubblico era perlopiù ammassato e senza mascherine, il presidente del Consiglio ha telefonato a quello della Federcalcio, Gabriele Gravina.

Seria A: il campionato continua

Colloquio disteso, a quello che si sa, ma intanto Draghi avrebbe fatto presente le ragioni sanitarie, e anche quelle di opportunità e di immagine, per le quali è consigliabile che la serie A faccia un passo indietro, col paese tornato in sofferenza. E retrocedere di qualche passo vuol dire tre cose, allo stato dell’arte: sospendere le partite per una ventina di giorni almeno (molto complicato), giocarle a porte chiuse oppure con un numero di spettatori ridottissimo. Gravina, capo del calcio italiano ma non della Serie A, che ha gestione privata, ha sottolineato che il calcio è già tutto fermo, dalla Serie B in giù fino ai dilettanti e ai tornei giovanili, solo la Serie A resiste nell’andare avanti, e si è fatto messaggero di Draghi presso la Legacalcio, che ieri pomeriggio era riunita in assemblea.

Ma la serie A sta lottando per la sopravvivenza, sul serio: c’è il rischio che il calendario non permetta finestre da qui a giugno per recuperare le gare rinviate, e non poter terminare il campionato porterebbe al default dell’intero sistema, già solo per le cause legali dei detentori dei diritti tv. Quindi la risposta della Legacalcio è stata gelida: noi andiamo avanti, con le partite e con gli stadi aperti al 50%, semmai attendiamo imposizioni governative. 


L’ESEMPIO INGLESE
Ad esempio, si osserva, in Inghilterra la situazione è la stessa di quella italiana: situazione dei contagi preoccupante nel paese, ma stadi aperti al 100% e pubblico, selezionato col green pass, senza mascherine. Quindi la serie A tira dritto (come peraltro finora fanno tutte le principali leghe europee, anche se è il caos ovunque: in Premier League già rinviate 18 partite), e al limite, se arrivasse l’imposizione di chiusura, si prepara a chiedere allo Stato i ristori del caso.

Quindi domani si celebrerà la ventunesima giornata, anche se continuano i problemi di positività nei 4 club che già hanno causato la mancata disputa di altrettante partite due giorni fa: Bologna, Torino, Salernitana e Udinese rischiano di non poter giocare le gare di domani. Ma la Lega di A è convinta che col nuovo protocollo le partite siano regolari (si può giocare se si ha un minimo di 13 giocatori, compresi i Primavera), ribadisce “con fermezza la fiducia di poter proseguire lo svolgimento delle competizioni”.

La cosa è contestata da diversi presidenti dei club medio-piccoli, perché in realtà è un altro modo per allargare la forbice con le grandi, che hanno rose più profonde nelle prime squadre e nei settori giovanili; al punto che qualche presidente potrebbe proporre di bloccare le retrocessioni, se l’emergenza si protraesse a lungo (ieri erano anche aperturisti sull’idea di fermarsi subito). Va aggiunto che le istituzioni del calcio e non soltanto sarebbero piuttosto irritate con i club che hanno lasciato troppa libertà ai calciatori durante le vacanze.

Nel frattempo c’è attesa per il vertice di mercoledì 12 tra governo, Regioni e istituzioni sportive, che pure appare lontanissimo in questi giorni frenetici. Il governo potrebbe dare linee guida alle Asl, affinché non assumano decisioni contraddittorie come accaduto in serie A, e come era accaduto al basket prima di Natale, quando erano saltate sei partite su 8 per altrettante decisioni diverse delle Asl. Non si esclude che tutte le decisioni delle aziende sanitarie possano essere demendate a un’unica Asl. Infatti il basket, che per la legge Melandri è l’unico sport professionistico insieme al calcio, aveva segnalato per primo l’anomalia della situazione (e su questo diritto di primazia si è anche verificata una piccola singolar tenzone tra i due sport). Ma in questi giorni la situazione sta precipitando, e Draghi è intervenuto. Ora attende che la Figc convinca la Lega di A a più miti consigli. Saranno giornate mosse.

 

 

 

 

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