Vaccino in gravidanza, Iss: «Scelta va fatta caso per caso, nessun problema durante allattamento»

Vaccino in gravidanza, Iss: «Scelta va fatta caso per caso, nessun problema durante allattamento»
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La somministrazione del vaccino anti-Covid alle donne in gravidanza va effettuata solo dopo una valutazione individuale dei rischi e benefici con il medico. A fare il punto è il nuovo documento aggiornato al 31 gennaio sulla base delle indicazioni arrivate dalle società scientifiche, pubblicato dall'Istituto superiore di sanità (Iss), dopo l'immissione in commercio del vaccino AstraZeneca in Europa. Ma, nonostante le donne in gravidanza e allattamento non siano state incluse nei trial di valutazione dei vaccini, per cui non ci sono dati disponibili di sicurezza ed efficacia relativi a queste persone, dalle evidenze degli studi dell'Iss, risulterebbe come «le malattie pregresse (ipertensione, obesità) e la cittadinanza non italiana siano associate ad un rischio maggiore di complicanze gravi da Covid-19» in gravidanza.

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Gli studi condotti finora non hanno evidenziato né suggerito meccanismi biologici che possano associare i vaccini a mRNA ad effetti avversi in gravidanza e i dati di laboratorio su animali suggeriscono l'assenza di rischio da vaccinazione. Al momento comunque le donne in gravidanza e allattamento non sono tra i gruppi con priorità per la vaccinazione, che ad oggi non è raccomandata di routine per loro. Le donne in gravidanza presentano un rischio basso di gravi esiti materni e perinatali, mentre le malattie pregresse (ipertensione, obesità) e la cittadinanza non italiana sono associate ad un maggior rischio di complicanze gravi da Covid-19, secondo quanto riportato dai studi condotti dall'Istituto superiore di sanità e sottoscritti dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

Secondo quando riporta un documento del Servizio di Sorveglianza Ostetrica dell'Iss, sui rischi del vaccino anti covid-19 in gravidanza e allattamento:«i fattori di rischio che la letteratura internazionale riporta come associati alle forme gravi di COVID-19 includono: l’età materna ≥35 anni, le precedenti comorbidità come asma, obesità, diabete, ipertensione e l’appartenenza a etnia nera o altre minoranze etniche. In base ai dati dello studio ItOSS, le donne di cittadinanza africana, asiatica, centro e sud-americana ed est-europea e quelle affette da comorbidità pregresse (obesità, ipertensione) presentano un rischio significativamente maggiore di sviluppare una polmonite da COVID-19».

«Nella valutazione del profilo rischio/beneficio della vaccinazione contro il COVID-19 le donne con queste caratteristiche - continua il documento - dovrebbero considerare il rischio aggiuntivo di sviluppare una grave morbosità materna con possibili ripercussioni anche sugli esiti feto/neonatali. In estrema sintesi, i dati ItOSS confermano che le donne in gravidanza non hanno un maggior rischio rispetto alla popolazione generale di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2 e che, salvo per le donne con pregresse comorbidità e cittadinanza non italiana, le forme cliniche e gli esiti della malattia sono per lo più lievi». 

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La vaccinazione dovrebbe essere quindi fatta in considerazione per le donne in "gravidanza ad alto rischio" di complicazioni gravi da Covid. Per loro i medici devono valutare i potenziali benefici e rischi e la scelta va fatta caso per caso. Se una donna vaccinata dovesse scoprire di essere incinta subito dopo la vaccinazione, non c'è evidenza di un rischio di aborto. Se si scopre la gravidanza tra la prima e la seconda dose del vaccino, si legge nel documento, si può rimandare la seconda dose dopo la conclusione della gravidanza, eccezion fatta per i soggetti ad altro rischio. Le donne che allattano possono essere incluse nell'offerta vaccinale senza necessità di interrompere l'allattamento.

Venerdì 12 Febbraio 2021, 15:49 - Ultimo aggiornamento: 17:24
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