ATAC

#aromavatuttobene, Corse in fumo, città a piedi: Atac, ripescati i bus d’annata

Venerdì 21 Giugno 2019 di Lorenzo De Cicco
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Roma a piedi, corse in fumo: Atac, 
corse crollate, riecco i bus d’annata

Il pieghevole elettorale del 2016 – che assicurava «un servizio di trasporto pubblico efficiente, con un numero di corse che possano soddisfare le esigenze dei cittadini» – era diventato carta straccia praticamente subito. Tre mesi dopo la scalata trionfale degli stellati al Campidoglio, a metà settembre 2016, Atac, la municipalizzata dei trasporti, già calava la mannaia su 2.728 corse. Così, per cominciare. Il buongiorno si è visto dal mattino e difatti, a tre anni dalla vittoria di Virginia Raggi alle comunali, autobus e tram macinano 4 milioni e 400mila chilometri in meno, ogni anno.

Basta prendere la calcolatrice e sommare, mese per mese, quanto annotato nei bollettini di servizio: nel 2016, i mezzi di superficie – quindi bus, filobus e tram – percorrevano 89,3 milioni di chilometri l’anno. Nel 2018 gli stessi mezzi ne hanno macinati 84,9 milioni. La differenza è il dato macroscopico di cui si diceva.
Chiunque sia abituato alle attese snervanti accanto alle paline dei bus l’avrà già sospettato, ma quest’estate la situazione è precipitata. Dati di ieri pomeriggio: sulle strade dell’Urbe viaggiavano appena 640 mezzi, contro i 1.300 programmati. Colpa dei climatizzatori rotti e della flotta arci-datata: 12 anni di media. Per tamponare l’emorragia delle corse, negli ultimi giorni, l’Atac è stata costretta a rimettere in pista un battaglione di veicoli fabbricati tra la fine degli anni ‘90 e i primi 2000. «Ci hanno detto che hanno i finestroni grandi e così, anche col caldo, passa più aria», raccontano gli autisti alle rimesse di Tor Sapienza e della Magliana.
 

LE NAVETTE FERME
Una mossa disperata, figlia anche dell’immobilismo del Comune: 50 mezzi nuovi di zecca, comprati dal Campidoglio, sono parcheggiati in un deposito a Bologna da settimane. Motivo? La giunta di Raggi non ha ancora trovato il modo di cederli all’Atac. E così, senza bus, anche le assunzioni degli autisti, appena avallate dal Tribunale fallimentare, procederanno a scaglioni. Non più di metà, per il momento. Perché mancano navette da guidare. L’ultimo dei paradossi, per un’azienda che ha appena messo duecento autisti in ferie, per lo stesso motivo: non ci sono abbastanza bus funzionanti.

«FLAMBUS»
Nel crollo verticale del trasporto pubblico dell’Urbe, qualcosa che aumenta c’è: i mezzi che vanno a fuoco. I rapporti interni dell’Atac, consegnati ai giudici, parlano di 36 «episodi di incendio» nel 2016, 46 nel 2017 e 44 nel 2018. E altri 9 mezzi sono andati in fiamme in questo primo scorcio di 2019. I famosi “flambus” che esplodono mentre fanno la spola da un capolinea all’altro, come quello saltato per aria un anno fa in via del Tritone, nel cuore del centro storico. A finire inceneriti non sono solo i mezzi più datati, anche le navette semi-nuove: il bus che si è acceso come una torcia a metà marzo, davanti al tribunale di piazzale Clodio, aveva 4 anni appena.

Toccherebbe cambiare buona parte della flotta. Ma dal 2016 a oggi gli unici bus nuovi messi su strada sono i 150 ordinati dall’ex dg Marco Rettighieri – nominato dall’ex commissario comunale Francesco Paolo Tronca – andato via pochi mesi dopo l’arrivo di Raggi in Campidoglio. A luglio 2018 sono stati commissionati altri 227 bus ma la produzione è in ritardo, tanto che l’Atac è dovuta correre ai ripari noleggiando, a inizio anno, 108 navette usate. Ma 70 non erano immatricolabili, si è scoperto: inquinavano troppo. 

Mentre i 5 Stelle si aggrappano al miraggio della funivia di città – nell’ultima delibera si prevedono addirittura 5 impianti, più di quelli attivi sui monti di Pescasseroli – l’Agenzia per il controllo sui servizi ha certificato il «costante declino» dei trasporti nella percezione dei romani: nell’ultima rilevazione hanno rimediato un sonoro 3 in pagella. Anche perché l’indice di «regolarità del servizio» è del 50%. Insomma, se va bene, è puntuale una corsa su due.
Raggi aveva assicurato il «pugno di ferro» contro i fannulloni delle partecipate. Risultato: l’assenteismo sta galoppando. All’Atac nel 2016 il tasso di forfait per malattia era del 4,9%, nel 2017 è salito al 5,3%, nel 2018 al 5,8%. E nel primo trimestre del 2019, boom: 7,5%. In tre anni di mandato, la sindaca ha cambiato quattro vertici alla società: Rettighieri, Brandolese, Fantasia e Rota.

Con l’azienda a un passo dal crac, Raggi si è affidata a Paolo Simioni, manager di grande esperienza, che ha compiuto in extremis il miracolo del concordato, dopo che la giunta M5S aveva approvato due bilanci, quello del 2016 e del 2017 con un rosso di 330 milioni di euro. Grazie al lavoro di Simioni il preconsuntivo del 2018 si è chiuso in positivo, anche perché gli interessi sul gigantesco debito, col concordato, sono congelati. Ma il servizio, spesso per l’immobilismo del Comune, intanto sbanda.

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Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 01:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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