Premio Messaggero per i giovani Andrea Dolcini: «La scrittura è un’amica, puoi raccontarle tutto»

Premio Messaggero per i giovani Andrea Dolcini: «La scrittura è un’amica, puoi raccontarle tutto»
di Ilaria Ravarino
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Domenica 7 Febbraio 2021, 23:15 - Ultimo aggiornamento: 8 Febbraio, 19:28

Centrata sul tema del bullismo, la seconda stagione di JAMS - la serie per ragazzi di Rai Gulp, in streaming su Rai Play con le prime tre stagioni – raccontava la storia di Max, un ragazzo preso di mira, con battute e scherzi crudeli, dai compagni della sua squadra di calcio. Interpretato dal 15enne Andrea Dolcini, Max oggi è uno dei personaggi più amati dai fan della serie, da sempre attenta ai temi più caldi del mondo dei ragazzi: bullismo, molestie, violenza e uso responsabile dei social. 

Andrea Dolcini, 15 anni, romano, residente a Sacrofano, Andrea Dolcini ha esordito al cinema a 10 anni, nel 2018 è apparso in Quando corre Nuvolari di Tonino Zangardi e in Loro di Paolo Sorrentino nel ruolo di Luigino.


Quando ha sentito parlare per la prima volta di bullismo? «Presto. Perché l’incontro con il bullismo inizia prima di quanto si pensi: alle medie. Alle elementari ancora non capisci quello che ti succede. Al liceo sei grande: hai gli strumenti per comprendere e la testa è allenata a dire basta. Alle medie sei troppo piccolo per difenderti ma abbastanza grande per soffrirne». 


Le è mai capitato? 
«Per fortuna no. Ma abito in un paese alle porte di Roma, Sacrofano, e nelle scuole dei piccoli centri qualsiasi dinamica di bullismo è sotto gli occhi di tutti. Non parlo necessariamente di episodi di violenza fisica. In un paese, se vieni considerato diverso, sei etichettato in modo indelebile». 


Cosa consiglia a chi viene bullizzato? 
«Come diciamo anche in JAMS, parlare è indispensabile. La tentazione è quella di chiudersi in una bolla. Pur di farsi rimbalzare addosso gli insulti, la vittima non parla più con nessuno. E invece è sempre meglio sfogarsi, con i genitori o con gli amici. Se ne parli, qualcosa succede sempre». 


Chi sono i bulli? 
«Spesso, purtroppo, gli stessi bullizzati. Conosco un ragazzo che alle elementari era preso di mira perché un po’in carne. Alle medie si è alzato, è cresciuto ed è diventato un duro. Ha cominciato a farla pagare agli altri. La rabbia che ha coltivato da piccolo ora la scaraventa contro il prossimo». Scrivere può aiutare a dominare rabbia e frustrazione? 
«La scrittura è un grande lasciapassare per le emozioni. È come avere un amico che ti sta accanto, cui puoi dire tutto e che non ti giudica. È bellissimo e liberatorio. Si può scrivere, invece di urlare». 


Parlarne in tv serve? 
«Sì, specialmente quando ci si rivolge col linguaggio giusto al target giusto: ragazzi dalla seconda media al primo liceo. È la fascia più sensibile a queste problematiche».

 
Quali scene di JAMS hanno colpito nel segno? 
«Quella in cui i tre bulli prendono in giro Max e lo buttano in uno sgabuzzino. Per me è stato come vivere davvero la violenza. E poi la scena in cui Max è chiuso in bagno e gli amici cercano di tirarlo fuori. Ci hanno scritto tanti ragazzi che si sono identificati in quel dolore». 


Se ne parla abbastanza? 
«Se ne parla tanto. Ma non sempre nel modo giusto. Un’idea potrebbe essere quella di affrontare temi come il bullismo e la violenza attraverso una canale che i ragazzi seguono molto: quello delle graphic novel. Sono fantastiche, si leggono più facilmente dei libri e potrebbero fare tanto in termini di comunicazione». 


Perché tanta violenza fra i ragazzi? 
«Nessun bambino nasce cattivo. Io credo che la responsabilità sia sempre degli adulti. Sofferenze nella famiglia. Liti. Influenze negative. Sono tanti i motivi che innescano il violento». 


E i social? Che ruolo ha il web? 
«Bisogna stare attentissimi. Non solo alle persone che si possono incontrare, ma anche alle dinamiche sociali. Il social può frustrare, se si entra in competizione: avere tanti follower, non averne nessuno. Ma può essere d’aiuto per non sentirsi soli, per confrontarsi con altri che vivono esperienze simili di disagio». 


Essere diversi è un valore anche sui social? 
«È sempre un bene e un grande valore. Magari si tratta di sopportare qualche presa in giro, ma la vita che aspetta chi ha il coraggio di essere se stesso è fantastica. La pazienza ripaga». 


Ma i ragazzi come lei, che mondo vorrebbero? 
«Un mondo in cui la differenza sia normalità e non faccia scandalo. Un mondo in cui la gente smetta di immaginare tutto ad esclusiva misura di se stessa».

Le regole per partecipare

Il testo dovrà essere inviato entro il 20 del mese in formato digitale (file Word o Pdf) all’indirizzo email concorso-letterario@ ilmessaggero.it. Allegare anche il modulo di partecipazione scaricabile sul sito www.ilmessaggero.it/concorso-letterario. La proclamazione dei tre vincitori (che riceveranno un tablet con l’edizione digitale del Messaggero) sarà comunicata sull’edizione cartacea e online. Anche i premi saranno inviati entro la fine di ogni mese. Gli elaborati saranno pubblicati in tutto o in parte sul giornale e sul sito.

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