Nidi, duemila bimbi a casa: maestre in fuga per Natale

Nidi, duemila bimbi a casa Maestre in fuga per Natale
di Camilla Mozzetti
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 09:35

LA GIORNATA
Bambini accompagnati e poi ripresi dai genitori perché le educatrici erano in piazza a protestare contro le scarse politiche messe in campo dal Comune in un periodo delicatissimo come quello scandito dalla pandemia del Covid-19. E sempre per l'emergenza sanitaria è scattato il fuggi-fuggi dei docenti dalle elementari e dalle medie che hanno iniziato a chiedere permessi, ferie, congedi alle direzioni scolastiche per poter raggiungere familiari e parenti fuori dal Lazio prima del 21 dicembre quando scatterà lo stop agli spostamenti tra i territori regionali deciso dal governo con l'ultimo Dpcm.


LO SCIOPERO
Partiamo dallo sciopero indetto dalle sigle confederali della funzione pubblica per il rinnovo del contratto. L'adesione più cospicua è arrivata dal comparto scolastico: educatrici e maestre dei nidi e delle scuole d'infanzia comunali. Di riflesso, per tutti gli educatori che sono scesi in piazza più di mille bambini sono dovuti tornare a casa o uscire prima perché il personale non bastava. Il problema principale ha riguardato le bolle, il sistema con cui sono organizzate le sezioni soprattutto dei nidi per dividere i bambini nell'ottica anti-contagio. Per ogni bolla da settembre sono state indicate un numero fisso di educatrici che non girano più tra sezioni, ma si occupano solo ed esclusivamente delle bolle assegnate. Ma se quelle educatrici fanno sciopero il sistema si interrompe perché la sostituzione diventa di fatto impossibile. Ed è così che nei Municipi IV, V, VI, XIV ad esempio si sono registrate le maggiori criticità. A Tor Bella Monaca il nido Il bruco è rimasto chiuso, dal Prenestino a Montemario invece 9 bolle dei nidi sono rimaste scoperte. In tutto conteggiano i sindacati - Cisl in primis a fronte di circa 2.100 sezioni di nidi e scuole d'infanzia almeno mille non hanno accolto i bambini. Che sono tornati a casa o hanno interrotto la giornata prima del tempo.


IL FUGGI-FUGGI
Poi c'è l'altro aspetto che rischia di far interrompere le lezioni di elementari e medie due giorni prima della pausa natalizia perché i docenti si danno alla fuga. Decine le richieste di permessi già inoltrate ai presidi per poter sfruttare quella finestra utile a muoversi da una Regione all'altra prima del blocco imposto da Palazzo Chigi. Un'insegnante scrive: «Per motivi familiari si chiedono il 21 e il 22 dicembre come giorni di permesso per l'improcrastinabile esigenza di doversi recare presso i propri genitori, entrambi in età avanzata e in condizioni di salute non ottimali e residenti a Genova». In altre scuole invece ci sono insegnanti originari della Campania che hanno chiesto di potersi assentare dall'insegnamento a partire anche dal 18 dicembre. Una preside - che preferisce l'anonimato - si è trovata a ricevere svariate richieste di permesso. Alcune per motivi personali documentabili, altri in virtù della legge 104, altri ancora per visite specialistiche programmate nei paesi di origine. Morale? Garantire il tempo pieno soprattutto alle elementari e alle medie dove gli alunni frequentano in presenza sarà un'impresa.
Se poi a questo fenomeno si aggiungono le assenze ordinarie dei docenti e quelle per le quarantene - che pure stanno continuando - con i supplenti a chiamata breve che non accettano l'incarico e le classi che restano scoperte, molte scuole stanno già pensando a un orario ridotto fin dal 20 dicembre con il rischio alla fine di dover sospendere la didattica con anticipo rispetto al calendario che vede il 22 dicembre come ultimo giorno di scuola prima della pausa natalizia.
 

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