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Corso Francia, Pietro Genovese dal pm: «Era verde, non le ho viste»

Incidente corso Francia, Pietro Genovese dal pm: «Era verde, non le ho viste»
di Valentina Errante
4 Minuti di Lettura
Giovedì 2 Gennaio 2020, 00:17 - Ultimo aggiornamento: 14:19

«Non le ho viste, sono passato con il verde». Pietro Genovese, la sua versione su quella sera del 21 dicembre, quando ha investito e ucciso Camilla Romagnoli e Gaia von Freymann, l’ha ripetuta già tante volte, tra le lacrime, subito dopo l’impatto e nei giorni successivi. Senza darsi pace su quanto fosse accaduto.

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Oggi si troverà davanti al giudice per le indagini preliminari, che lo scorso 26 dicembre ha disposto per lui i domiciliari con l’ipotesi di omicidio stradale plurimo aggravato dal consumo di alcol. E alle domande del giudice dovrebbe rispondere, sempre che la sua condizione emotiva glielo consenta. Di certo, renderà dichiarazioni spontanee e ripeterà ancora quanto ha già detto: «Non le ho viste, sono passato con il verde, sono sbucate dal nulla, lontane dalle strisce pedonali». La dinamica dell’incidente sembra abbastanza chiara, ma, se Genovese accettasse di rispondere alla domande del giudice Bernadette Nicotra, dovrebbe anche chiarire quanto alcol avesse bevuto (dal test è risultato un tasso di 1,4, rispetto allo 0 preteso per i neopatentati) e a quale velocità, in una strada cittadina, stesse viaggiando, dal momento che le testimonianze, su questa circostanza, sono univoche. Tutti gli automobilisti presenti hanno riferito che il Suv marciava a circa ottanta chilometri orari.

LA DROGA
Domani saranno invece sentiti dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia e dal pm Roberto Felici Davide e Tommaso, i due amici che quella sera viaggiavano con Genovese sulla Renault Koleos. I due ragazzi hanno già riferito alla polizia municipale sulla dinamica dell’incidente. Poi la procura potrebbe decidere di sentire, come testi, anche gli altri invitati che avevano trascorso la serata con Genovese, in un appartamento al Fleeming, per avere dettagli sul consumo di droga e alcol da parte del ragazzo che si è poi messo alla guida del Suv. La procura ha infatti contestato un’aggravante specifica, sull’assunzione di cannabinoidi e cocaina che, invece, non è stata riconosciuta dal gip. Nell’ordinanza si sottolinea come non sia possibile stabilire quando fossero state assunte le sostanze e, quindi, non è assolutamente certo che il ventenne le avesse consumate prima di mettersi al volante.

LE ACCUSE
In base alle prime verifiche, che dovranno essere confermate dalle perizie, «Le due ragazze, in ora notturna, in zona scarsamente illuminata e con pioggia in atto» stavano «attraversando la carreggiata, scavalcando il guard rail, nel momento in cui il semaforo era fermo sulla luce rossa per i pedoni».  Una «condotta vietata, incautamente spericolata, così concorrendo alla causazione del sinistro mortale». Ma a rendere difficile la posizione di Genovese ci sono anche i precedenti e un recente ritiro della patente, ha scritto infatti il gip per motivare i domiciliari: «Sussiste l’esigenza cautelare per il concreto pericolo di reiterazione della condotta criminosa. La personalità dell’indagato - si legge nell’ordinanza - lascia ragionevolmente presumere che il medesimo non si scoraggi dall’usare comunque l’automobile per il solo fatto dell’avere avuta ritirata la patente di guida. Sicché allo stato al fine di neutralizzare il pericolo concreto ed attuale di reiterazione di condotte analoghe appare necessario limitare la libertà di movimento di Genovese, il quale sebbene incensurato e di età giovane, potrebbe mettersi alla guida di autovetture di amici o conoscenti anche senza patente e porre in essere condotte gravemente colpose in violazione delle norme della circolazione stradale compromettendo così la propria e l’altrui incolumità». Oggi, all’esito dell’interrogatorio, l’avvocato Gianluca Tognozzi valuterà se chiedere un’attenuazione o la revoca della misura cautelare.
 
 

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