PIETRO GENOVESE

Corso Francia, i testimoni: «Gaia e Camilla erano fuori dalle strisce e si sono messe a correre»

Martedì 31 Dicembre 2019 di Valentina Errante
Corso Francia, i testimoni: «Gaia e Camilla erano fuori dalle strisce e si sono messe a correre»

«Altre auto, non so dire quante, travolgevano i due corpi» Il mosaico di testimonianze sulla morte di Camilla Romagnoli e Gaia Von Freymann, investite a Corso Francia la notte del 22 dicembre, dal Suv condotto da Pietro Genovese, sono univoche. Almeno su questo punto, smentito invece dall'autopsia, a dimostrazione che soltanto le perizie e ulteriori indagini potranno definire con certezza come sia avvenuto l'incidente. I racconti di chi ha assistito all'impatto sono terribili, ma anche contraddittori. Soltanto due, delle otto persone, che sono state ascoltate dalla Polizia municipale subito dopo l'impatto, dicono che Gaia e Camilla stavano attraversando sulle strisce.

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La stessa tesi dell'avvocato Cesare Piraino, difensore della famiglia Romagnoli, che però ha già avviato le indagini difensive e rilevato che il semaforo di Corso Francia «non prevede, per avvertire i pedoni dell'imminente sopraggiungere del verde per le automobili, il giallo per i pedoni». Per chi attraversa, ha scritto l'avvocato un'istanza al pm Roberto Felici, al verde che dura 26 secondi e mezzo circa, seguono tre secondi di verde lampeggiante e immediatamente il rosso. Una circostanza determinante: le ragazze sarebbero partite con il verde, ma si sarebbero trovate al centro della carreggiata con il rosso. Un dato è certo: Gaia e Camilla, partite per attraversare in modo cauto, dopo la frenata della prima macchina si mettono a correre, non immaginano che possa arrivarne un'altra, nonostante la strada abbia tre carreggiate.

La testimonianza più significativa è quella dei due passeggeri di una Smart che si trova dietro all'auto che, prima dell'impatto, frena per fare passare Gaia e Camilla, limitando così la visuale di Genovese che arriva da sinistra. L'automobilista che si è fermato è andato via e non è stato rintracciato. «Davanti a noi la strada era libera - ha riferito Moshè David Rubin che con la moglie, Joel Zanzuri, ha assistito all'impatto - più avanti più spostata a sinistra un'autovettura di colore grigio e piccole dimensioni stava marciando molto lentamente».
«Avevo appena superato con luce verde il semaforo e stavo procedendo verso i Parioli, mi trovavo sulla corsia di centro. Quella di destra in quel momento era libera. Davanti a noi c'era un'autovettura di colore scuro che si è fermata in maniera brusca poco prima della rampa, anch'io ho rallentato, in quel momento mi sono accorto della presenza di due ragazze che, da destra, all'altezza dell'apice del guard rail che delimita la rampa di immissione su via del Foro Italico, stavano iniziando l'attraversamento a piedi, in un punto in cui non vi sono le strisce. Ho intuito che potesse succedere qualcosa di molto grave, infatti dopo pochissimi istanti è sopraggiunta sulla corsia alla mia sinistra un Suv a velocità sostenuta, che ha investito le due ragazze. Una è rimasta a terra sulla corsia centrale, l'altra sulla corsia di sinistra».

La signora Zanzuri conferma: «Ho visto davanti a me, all'altezza della rampa, due ragazze che, tenendosi per mano, si immettevano sulla carreggiata da destra verso sinistra, approfittando del fatto che la corsia di destra di Corso Francia, che conduce ai Parioli, non ci fosse nessuno. A quel punto la piccola auto grigia che ci precedeva ha ulteriormente ridotto l'andatura, non so se abbia frenato, comunque ha diminuito la velocità per agevolare il passaggio delle due ragazze». È a quel punto che Gaia e Camilla si mettono a correre: «Hanno proseguito sulla carreggiata, a questo punto, in maniera frettolosa e incauta, senza accertarsi dell'eventuale sopraggiungere di altri veicoli. Nel momento in cui hanno impegnato la corsia di sorpasso sono state colpite da un'autovettura di grosse dimensioni che viaggiava a velocità sostenuta. Le ragazze sono volate in alto e rovinate al suolo più avanti». E la donna aggiunge: «Era verde per i veicoli a una distanza di circa 150 metri dalle strisce». Sono solo due testimoni a sostenere che le ragazze stessero attraversando sulle strisce: un autista Ncc e il conducente di una minicar, entrambi, però, viaggiavano nell'altra direzione di Corso Francia.

A sopraggiungere poco dopo è invece un'altra testimone, Marianna Achilli, che si trova davanti i corpi di Gaia e Camilla e sterza per evitarli: «Ero sulla corsia centrale, un po' spostata a sinistra e stava piovendo leggermente, arrivata in prossimità dell'Olimpica, vedevo due oggetti sulla sede stradale, uno sulla parte destra e un altro lo vedevo proprio sulla mia traiettoria. Sembravano delle buste di plastica, grandi e piene. Immediatamente, per evitare di colpire l'oggetto che avevo davanti sterzavo verso destra. Rallentavo perché mi ero messa paura». La donna si ferma, viene raggiunta da un'altra auto e chi è alla guida le dice che si trattava di due persone e non di buste. «Tremavo per la paura».
 

Ultimo aggiornamento: 09:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA