Porta Maggiore, doccia con vista sulle mura antiche

Sabato 18 Ottobre 2014 di Elena Panarella

Doccia con vista sulla storia della Roma imperiale. Bastano un pezzo di sapone, un asciugamano e una dose abbondante di sfacciataggine e il gioco è fatto. Perché tanto per lavarsi basta salire sulle mura dell'acquedotto dell'Acqua Marcia e utilizzare l'acqua a portata di mano, quella che Plinio il Vecchio definì nel suo Naturalis Historiae “clarissima aquarum omnium” (la più pura di tutte le acque) sostenendo che era “un dono fatto all'Urbe dagli dei”. Dono oggi utilizzato diversamente.

Ci ha pensato l'altra mattina un giovane straniero che come se nulla fosse si è fatto la doccia a Porta Maggiore in bella mostra, davanti allo sguardo indignato e stupito di turisti, automobilisti e passeggeri del tram che attraversavano la piazza.

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SLALOM TRA LA STORIA

L'uomo si è completamente spogliato, ha appoggiato maglietta, jeans e scarpe da ginnastica nel punto più alto, su una pietra del monumento, e ha cominciato a lavarsi. E lo ha fatto per davvero: con tanto di shampoo e bagnoschiuma. Poi si è lungamente sciacquato con “l'acqua di Plinio” e si è rivestito. Per uscire dalla “doccia”, ha dovuto fare una sorta di percorso a ostacoli: prima scendere dal muro alto diversi metri e dopo scavalcare il cancello che delimita l'area preziosa. Un'area che però oggi si trova in uno stato di abbandono.

IL PASSATO

Eppure Porta Maggiore è una delle porte nelle Mura aureliane di Roma. Posizionata nel punto in cui convergevano otto degli undici acquedotti che portavano l'acqua alla città, nella zona che, per la vicinanza al vecchio tempio dedicato nel 477 a.C. alla dea Speranza, veniva chiamata ad “Spem Veterem”. Tutta l'area nelle vicinanze è ricca di reperti antichi: piccoli monumenti funebri, colombari, ipogei e, soprattutto, una “basilica sotterranea”.

DEGRADO

Oggi, però, l'area è circondata da cartacce, bottiglie di birra, vestiti, scarpe, cartoni e dalla sosta selvaggia delle automobili. Ma è anche recintata da cartelloni e manifesti di ogni tipo, svilita dal traffico che le gira attorno e dai treni e dai tram che le passano sotto e intorno senza che nessuno si preoccupi delle vibrazioni che a lungo andare procureranno ingenti danni al monumento.

Insomma Porta Maggiore, uno dei più celebri ingressi monumentali della Roma antica, soffoca nel degrado. Le Soprintendenze archeologiche, il servizio giardini, l'Ama, i vigili urbani, restano inermi, nessuno interviene in modo risolutivo, di fronte al deterioramento di un patrimonio culturale che non è soltanto della Capitale, ma dell'umanità intera.

I RESIDENTI

«Purtroppo è da tempo ormai che questo luogo è ridotto in queste condizioni di totale abbandono - tuonano i residenti ormai esasperati da tanto abbandono - piccoli dormitori, immondizia ovunque, ubriachi, sbandati e tanta sporcizia sono sotto gli occhi di tutti. L'insicurezza si respira ogni giorno che ti trovi ad attraversare la piazza, eppure a pochi metri di distanza da qui ci sono San Lorenzo, San Giovanni, via Appia Nuova, piazza Vittorio Emanuele».

Ultimo aggiornamento: 19 Ottobre, 11:03