Rieti, Andrea Salini da Petrella Salto
al rock maturo di "Lampo Gamma"
Presentazione al teatro Flavio

Sabato 29 Aprile 2017 di Luigi Ricci
Andrea Salini
RIETI - Vivere di musica senza seguire mode. E' lo spirito di Andrea Salini: chitarrista (Jimi Hendrix e Ritchie Blackmore i suoi numi) e cantante da Petrella Salto, ragioniere mancato che, dopo mille lavori e un provvidenziale infortunio a una mano, si diploma nel 2007 all'Università della Musica di Roma. Da allora insegna chitarra alternando un'intensa attività da musicista che lo mette in contatto con la band rock/folk Gang, che lo aiuta a pubblicare nel 2010 il cd autoprodotto «Dr. Hyde e Mr. Hyde», seguito da «Maestrale» nel 2012. Poi il premio nel 2015 nella categoria Classic Rock, grazie a 38mila voti al concorso «Anime di carta in Vibr-Azioni sonore», premiato al Jailbreak di Roma, fino al nuovo cd «Lampo Gamma», distribuito da Ticket Bus per garantire miglior diffusione dell'album, pensato pure per l'estero. La presentazione ufficiale in un concerto il 12 maggio alle 21 al teatro Flavio di Rieti.

IL RACCONTO
«I testi sono in inglese - spiega Salini. - Lo stile è diretto ed energico, maturato in centinaia di concerti in Italia e fuori. Il suono è molto curato», grazie al mixaggio di Fabio Simoncioni (57 dischi di platino, ha lavorato per Negrita, tastierista con Ligabue e Litfiba) e al mastering allo studio Marcussen a Los Angeles, dov'è facile incontrare Springsteen, Aerosmith, Black Sabbath, Kiss, Sammy Hagar, Bon Jovi o Bruce Dickinson. «Un disco rock asciutto e conciso - aggiunge Salini. - Dura meno di 40 minuti come i long playing del passato». Sette brani, tutti dal titolo spaziale come il Cd: «Universo e pianeti come punto calmo e silenzioso da cui osservare la terra impazzita. Non è una fuga ma invita a riflettere prima di riatterrare». Lampo Gamma include brani diretti come Strange days (non quella dei Doors) e lo strumentale The martian, che ricorda certe cose di Joe Satriani. Altro strumentale e riflessivo è Space anthem, poi due «ballads», Distant planets e The moon, per finire con Hendrix funk (basta la parola) e la cover di Bad moon rising dei Creedence Clearwater Revival, asciugata dalle stimmate country e trattata in stile Green Day, ma con un tocco «blues roots» in apertura. Una prova matura. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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