Rieti, la proposta dell’Aepi a Labro: «Un tavolo con imprese e sindacati»

Mino Dinoi
di Samuele Annibaldi
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Lunedì 19 Settembre 2022, 00:10

RIETI - La terza edizione della festa nazionale, organizzata dalla Confederazione Aepi (Associazioni europee di professionisti e imprese) a Labro, è andata in archivio con un risultato lusinghiero in termini di partecipazione di politici, imprese e pubblico. Soprattutto, dopo la sfilata dei big della politica che, sia in presenza che in video (per chi non ha potuto essere fisicamente presente), hanno fornito il proprio contributo con impegni precisi a sostegno del mondo imprenditoriale. In chiusura, un monito da parte del presidente Aepi, Mino Dinoi, che chiede al prossimo governo una assemblea permanente.

I temi. Nella tre giorni di Labro, i temi dominanti sui quali ci si è confrontati tra politica e il mondo dell’imprenditoria sono stati il made in Italy, Pnrr, lavoro e welfare, riforme, fiscalità e pubblica amministrazione. «Il 26 settembre inizia il bello - esordisce Dinoi. - Noi il 26 saremo determinati, presenti, molto responsabili nel dare il nostro contributo. L’importante è che qualcuno ci ascolti». Nel discorso di chiusura, Dinoi ha lanciato l’idea di una assemblea permanente. «Ci vorrebbe un’assemblea permanente, con rappresentanti del mondo produttivo e sindacale siano interlocutori della politica - ha spiegato. - Lanciamo l’idea di un coordinamento aperto e costante: se è vero che l’autunno sarà di fuoco, con una serie di problemi ancora irrisolti, dobbiamo mettere insieme le imprese e professionisti, la rappresentanza intermedia e i corpi politici in Parlamento. È questa una delle sfide, noi siamo pronti». Nel corso della tre giorni, la Confederazione ha presentato le sue dieci proposte, in rappresentanza di oltre 500mila imprese e 15mila professionisti intersettoriali. Tra queste, il taglio delle bollette e la pace fiscale. «Non interventi spot, ma lungimiranza - ha concluso Dinoi. - Le nostre micro-imprese non sono certo gli evasori di questo Paese. Ormai siamo alla catastrofe. Rimandando in avanti i pagamenti, se comunque non hanno delle entrate, in prospettiva non si riescono a coprire le spese».

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