ROMA

Macerata, diciottenne romana fatta a pezzi: arrestato pusher nigeriano

Giovedì 1 Febbraio 2018
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Omicidio e occultamento di cadavere sono le ipotesi di reato a carico di Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano in stato di fermo per la morte della 18enne romana Pamela Mastropietro, il cui cadavere smembrato è stato rinvenuto in due trolley nelle campagne di Pollenza. L'autopsia sul corpo della ragazza, già effettuata dal medico legale Antonio Tombolini a Macerata, non ha chiarito le cause della morte: se ne saprà di più con i risultati degli esami tossicologici. L'esame autoptico non avrebbe rilevato segni evidenti di violenza sessuale. 

IL PUSHER FERMATO
A casa di Innocent Oseghale, un appartamento in via Spalato 124, i carabinieri del Ris hanno trovato i vestiti della vittima sporchi di sangue e altre tracce ematiche. Trovato anche uno scontrino di una farmacia poco distante dove la vittima aveva acquistato una siringa. Oseghale aveva avuto in passato il permesso di soggiorno, ma il lasciapassare era scaduto da tempo. Secondo quanto fanno sapere i carabinieri in una nota, il nigeriano aveva «precedenti di polizia per stupefacenti». Il nigeriano è apparso «confuso, poco lucido» agli investigatori; continua a negare e avrebbe cercato di tirare in ballo altre due persone, risultate estranee. Nella sua casa sono stati trovati anche 70 grammi di hashish. L'uomo abitava da solo e il contratto non era intestato a lui, ma si sa che ha una compagna e una figlia piccola, viste nei mesi scorsi dagli altri condomini e nel quartiere, ed ogni tanto c'erano anche altri due o tre giovani. «Gente tranquilla» hanno raccontato i condomini ai giornalisti. Oseghale? «Un vicino perfetto, non si sentivano mai rumori, né chiasso».
 

 

IL TESTIMONE CHIAVE Il nigeriano è stato visto da un testimone, nella serata del 30 gennaio scorso, con le valigie in cui poi la vittima è stata ritrovata. Infatti, come fanno sapere i carabinieri è stata «acquisita una ulteriore testimonianza, resa volontariamente dapprima presso la Questura di Macerata e poi nuovamente presso il comando» dei carabinieri del comando provinciale, «da uno straniero, estraneo ai fatti, che ha riconosciuto» il nigeriano fermato «come la persona da lui vista, nella tarda serata del 30 gennaio, in possesso delle valigie contenenti i resti della povera diciottenne» ed in prossimità del posto in cui i trolley sono stati rinvenuti.

LA MAMMA DISPERATA Alessandra Verni, madre di Pamela, è rimasta poco più di mezz'ora nell'obitorio di Macerata per il riconoscimento ufficiale del corpo della figlia. Scortata dai carabinieri, che hanno impedito ai giornalisti e ai rappresentanti dei media di avvicinarsi, la donna, minuta ed esile, indossava una specie di mantellina nera che le copriva la testa, proteggendole il volto, probabilmente a difesa della privacy. È stata accompagnata nella caserma dei carabinieri per sbrigare alcune formalità legate al riconoscimento.

MARTEDI' SCORSO PALEMA ERA VIVA Anche grazie alle immagini delle telecamere i carabinieri del comando provinciale di Macerata e del Ros sono riusciti a risalire al nigeriano. Sono state visionate, infatti, tutte le telecamere che in qualche modo avrebbero potuto riprendere la ragazza, che si era allontanata il 29 gennaio da una comunità recupero. Dalle immagini si è potuto riscontrare che la 18enne era ancora in vita nelle giornate del 29 e del 30 mattina. Mano a mano si è ricostruita la sequenza temporale degli spostamenti della giovane, le cui tracce, nella tarda mattinata del 30 gennaio si perdevano in via Spalato, a Macerata. Dalle indagini dei militari, testimonianze e immagini video, è emerso che il 29enne nigeriano è stato l'ultimo ad avere avuto contatti con la 18enne.

LE PROVE: VESTITI E TANTO SANGUE Rintracciato dai carabinieri, Oseghale è stato perquisito anche dal personale specializzato del Ris di Roma che nella sua abitazione, fanno sapere i carabinieri, «ha ritrovato i vestiti della vittima, sporchi di sangue, e altre tracce ematiche, nonché uno scontrino di una farmacia, poco distante da lì dove la vittima aveva precedentemente acquistato una siringa».

LA COMUNITA' DA DOVE PAMELA ERA FUGGITA «In riferimento al tragico evento della morte di Pamela riteniamo doveroso per il momento non rilasciare nessuna dichiarazione sui fatti accaduti». Così in una nota la Comunità Pars, di cui era ospite e da cui si era allontanata la 18enne romana uccisa. «Un riserbo necessario per rispetto della famiglia, del lavoro degli inquirenti e dei nostri ospiti - si legge -. Alla famiglia esprimiamo la nostra condivisione del dolore, le più vive condoglianze e la nostra piena disponibilità; agli inquirenti abbiamo dato e daremo piena e totale collaborazione; ai nostri ospiti dobbiamo riservatezza e tutela della privacy».

I RILIEVI DEI RIS Per tutto il giorno sono proseguiti gli accertamenti di natura tecnico-scientifica del Ris nell'appartamento in via Spalato 124 dove sono stati trovati i vestiti insanguinati della vittima e tracce ematiche. I carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Macerata ritengono che proprio in quella casa Pamela sia morta, forse per overdose oppure uccisa, e soprattutto che lì il suo corpo sia stato fatto a pezzi, con strumenti da taglio o meccanici, ma non elettrici, dato che nessuno avrebbe sentito rumori provenienti dall'abitazione.

MA NON E' FINITA Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro «non sono finite». Lo ha detto all'Ansa il comandante provinciale dei carabinieri di Macerata Michele Roberti. «Al momento ci sono elementi per il fermo di una sola persona (il nigeriano Innocent Oseghale, ndr) - ha aggiunto -, ma non escludiamo che possano emergere spunti di indagine sull'eventuale coinvolgimento di altre persone».

Ultimo aggiornamento: 2 Febbraio, 00:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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