La mamma di Pamela: «L'ho sempre protetta Non dovevano farla uscire da lì»

Giovedì 1 Febbraio 2018 di Raffaella Troili
 Una vita a cercarla, inseguirla, proteggerla. Con i mezzi non tradizionali, gli annunci su Facebook e la tv, le grida e poi le carezze, i pianti, i viaggi, i distacchi, le promesse. Niente da fare Pamela non ne usciva dalla droga e dal suo disagio latente, mamma Alessandra però vuol non sentire, accettare la più orrenda delle notizie: «Ho passato una vita a cercarla, non ci credo ancora, non può essere lei quella nella valigia, ma non dovevano farla scappare così». Alessandra Verni, si nasconde dietro le ultime possibilità di errore, lo farà fino all'ultimo, «mi hanno appena telefonato, mi hanno consigliato di andare a Macerata, era già scappata da una clinica mia figlia, non veniva seguita per niente, no dovevano farla uscire. Ora il mio unico pensiero è che non sia lei».
Mentre lei ha già lasciato Roma, nel negozio arrivano i conoscenti, occhi lucidi e increduli, parlano di «serial killer, in quella zona, ce ne sono stati». Fuori sul marciapiede una ragazzina stringe forte un'amica. Non sa che fare, cerca la mamma di Pamela, invece chiama la sua al telefono. «Aveva solo tanto bisogno di affetto...». Piange Maria e grida al cellulare: «Mamma, papà l'hanno trovata a pezzi, l'hanno ammazzata. Sì, era scappata, frequentava quel giro strano...».
IL GIRO STRANO
Il giro strano le aveva divise, cresciute insieme, il catechismo, le confidenze, i primi amori, stesse amicizie, poi il bivio. Maria ha fatto un passo indietro. «Ma Pamela era solo un po' particolare, sempre un po' pazzerella, fuori dagli schemi già da piccola ma buona, nessuno ha capito che chiedeva affetto, lo cercava ovunque in modo sbagliato. Aveva preso a frequentare giri sbagliati da un paio d'anni, quando la incontravo le dicevo di smetterla con la droga, le dicevo che se stai in certi giri o muori per un motivo o muori per un altro: cioè o ti fa secca qualcuno o o ci rimani».
Una vita a San Giovanni, tra piazza Re di Roma, vicino al negozio di parrucchiere dove lavora la mamma e la casa in via Saluzzo a poche centinaia di metri. Le medie alla Carlo Urbani, il catechismo alla chiesa di Ognissanti, tutto vicino, a portata di mano, eppure Pamela si è persa per strada, gli amici hanno cominciato a vederla sempre meno, «era un cane sciolto», ricordano altre due in lacrime «non si è resa conto delle persone che aveva davanti, ha cominciato a fare tardi, usare droghe, prima fumava solo sigarette». L'ultima volta un amico l'ha incontrata sull'Appia, «era sciupata, bianca, non si riconosceva»; a un'altra compagna raccontava: «I carabinieri una mattina mi hanno trovata ubriaca sulle scale della metro di piazza della Repubblica, qualcuno deve avermi messo dentro l'alcol qualcosa». Dicono frequentasse un tipo sbagliato, che Pamela non fosse fortunata nelle scelte. Ma aveva solo 18 anni. Diceva su Fb «vogliamo volare senza ali e si è fidata di un orco, uno di quelli da cui forse scappava e tornava, attratta, risucchiata dal buio di una rabbia antica ho una strada in salita e faccio sempre più fatica. A ottobre era scappata dalla clinica San Valentino, si stava disintossicando. Il 7 ottobre la mamma annunciava di averla ritrovata su Fb «prego solo perché ora Pamela capisca che la vita è un dono meraviglioso». In altri post la giovane donna scriveva alla figlia così: «Cammino e guardo nel buio, dove la notte si unisce all'oscuro, dove nel cercarti non vedo nulla e non vedo te... che non vuoi farti vedere neanche da te stessa, dal tuo io più profondo che chiede gioia e felicità. Soffocano i pensieri, soffoca la speranza, soffocano gli occhi per le lacrime.. scrive questa mano xché tu possa leggere.Ti voglio e ti vorrò sempre bene». Tutto passa, scriveva invece Pamela, ma chissà se ci credeva.
  Ultimo aggiornamento: 08:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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