Roma, il pressing sui poteri speciali per Expo e Giubileo

Si parte alle Camere con la riforma che attribuisce la potestà legislativa alla città

Roma, il pressing sui poteri speciali per Expo e Giubileo
di Francesco Malfetano e Diodato Pirone
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Mercoledì 3 Novembre 2021, 00:48 - Ultimo aggiornamento: 13:21

«La Capitale ha bisogno di poteri speciali subito». Poi: «Roma dovrà affrontare importanti appuntamenti e dar corso all’uso di ingenti risorse pubbliche». E ancora: «È il momento giusto per rilanciarla». Le comunicazioni della ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini, ricevuta ieri dalla commissione Affari costituzionali della Camera, hanno suscitato sostanzialmente una reazione identica - sia pure declinata con toni diversi - da parte di delle forze politiche. 

Tutti, infatti, hanno sottolineato la necessità di accelerare i tempi dell’approvazione dei maggiori poteri per la Capitale, soprattutto in vista delle enormi sfide che la attendono tra il Giubileo nel 2025 e la candidatura ad Expo per il 2030. A partire da Roberto Morassut, deputato e storico esponente del Pd romano, nonché autore di uno dei progetti di legge per Roma: «Non c’è più tempo da perdere perché la fine della legislatura è vicina e Roma ha un’agenda fitta di impegni strategici come il Giubileo e l’Expo - dice - Apprezzo l’impegno della ministra ma ho chiesto che si entri nel merito nei tempi più brevi possibili». 

L’ITER

L’iter però, nonostante il terreno fertile rappresentato dal governo Draghi e dalla congiuntura economica favorevole tra Pnrr e fondi Ue, non è così immediato. Ora la “sintesi” trovata dalla Commissione istituita dalla Gelmini e guidata dall’avvocato Francesco Saverio Marini, dovrà infatti essere discussa in Parlamento. In primis per individuare in che modo i poteri speciali saranno assegnati alla Capitale. Cioè per definire se bisognerà ricorrere ad una legge costituzionale nell’alveo dell’art. 114 (come auspicato dalla Commissione) oppure intervenire, con una procedura più snella ma meno determinante, con una legge ordinaria. 

Una questione non da poco, che fa il paio con il secondo punto, ancora più sostanziale: il merito della faccenda. E cioè quali saranno i poteri attribuiti al nuovo ente che in questo nascerebbe? L’idea è lasciare che l’ultima parola spetti ad un tavolo tra Regione, Comune e governo, in modo da non depotenziare il primo e non rendere impossibile la vita del secondo. La commissione Marini suggerisce di includere ad esempio i poteri sulla gestione dell’enorme patrimonio ambientale e culturale della città, ma di lasciar fuori salute e trasporti. In dubbio invece, la questione sicurezza. In sostanza al nuovo ente (di cui andranno definiti anche i confini, cioè saranno quelli del Comune o quelli della Città metropolitana?) sarà concesso di agire in deroga alla Regione Lazio, vantando un’autonoma potestà legislativa, “derogatoria”. Un potere, appunto, speciale per cui la Capitale sarà incardinata nelle regole regionali ma, se ritiene, potrà anche dotarsi di proprie.

LA MEDIAZIONE

Come ha spiegato la Gelmini in audizione l’intero pacchetto - compresa la definizione di ciò che accadrà ai Municipi - sarà oggetto di mediazione in Parlamento. Ma a testimonianza che la questione è sentita e soprattutto non più rinviabile (con una legislatura che scade nel 2023), c’è anche che l’impegno dell’opposizione. Se è vero che da tempo anche la Meloni si è fatta portavoce di un’ulteriore proposta sul come declinare i nuovi poteri per Roma, ieri anche Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia, ha ribadito il suo sostegno all’iniziativa, seppur con una vena polemica. «Si tratta di un passaggio importante non foss’altro perché intere aree della Capitale sono fuori controllo e il tema della sicurezza dovrebbe essere incluso fra i poteri del sindaco - sottolinea l’esponente di Fratelli d’Italia - Inoltre nell’esposizione del ministro Gelmini ho percepito un certo parallelismo fra i maggiori poteri a Roma e il processo dell’Autonomia regionale differenziata. A mio parere il percorso di questi due temi dovrebbe essere invece separato, anche per l’urgenza di dare nuovi poteri a Roma». Un nodo non da poco questo, perché senza un’intesa tout court rischia di rallentare l’iter d’approvazione, al netto dell’ottimismo di ieri. 

Tant’è che per la Lega, invece, i nuovi poteri della Capitale e l’Autonomia differenziata dovrebbe marciare assieme. «Fra i due temi c’è un legame evidente - sottolinea Sara De Angelis, ex presidente di Municipio a Roma e ora deputato del Carroccio - Tuttavia siamo assolutamente favorevoli ad accelerare l’esame dei poteri della Capitale. Per questo motivo eviterei la strada delle modifiche costituzionali per le quali occorrono ben quattro passaggi parlamentari». Anche Riccardo Magi, di +Europa ed ex consigliere comunale capitolino, è favorevole ad accelerare per i maggiori poteri a Roma. «È importante che si trovi una mediazione sui punti principali ma che poi si parta con il piede giusto - chiosa Magi - Occorre definire un equilibrio fra i nuovi poteri del Campidoglio e la Regione Lazio. entrambe le istituzioni sono guidate dal Pd e sarebbe fondamentale un percorso condiviso, altrimenti non si va da nessuna parte».
 

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