​Manovra, tagli alle intercettazioni e ai fondi per le carceri. Limiti alla rivalutazione delle pensioni

Dal lato delle entrate inasprimenti per società energetiche e assicurazioni

Manovra, tagli alle intercettazioni e ai fondi per le carceri. Limiti alla rivalutazione delle pensioni
di Luca Cifoni
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Martedì 29 Novembre 2022, 00:13 - Ultimo aggiornamento: 10:28

Da dove vengono le risorse finanziarie della Legge di bilancio, ovvero come vengono “pagati” gli interventi che incrementano la spesa pubblica o riducono la pressione fiscale? Il testo quasi pronto per l’invio in Parlamento, completo di relazione tecnica per la maggior parte delle misure, permette di valutare le principali grandezze della manovra. Ma in alcuni casi anche voci di minore entità possono essere rilevanti, se toccano temi politicamente sensibili, come ad esempio la gestione delle carceri o le intercettazioni giudiziarie.

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GLI AGGRAVI

Dal lato delle entrate, le voci più significative sono gli aggravi posti a carico delle società, che però in alcuni casi sono essenzialmente anticipi di imposta: lo Stato perderà nei prossimi anni quel che incassa subito. È il caso ad esempio della nuova opzione di rideterminazione dei valori di terreni e partecipazioni: una possibilità offerta anche negli anni scorsi, che per il 2023 dovrebbe portare circa un miliardo. Il nuovo contributo a carico delle imprese energetiche, con un’aliquota del 50 per cento sui maggiori utili rispetto al quadriennio precedente, ha un gettito atteso di quasi 2,6 miliardi: non pochi, ma molto meno di quelli che il governo Draghi si aspettava dalla precedente versione del tributo. Il mondo delle assicurazioni è chiamato a contribuire per oltre 300 milioni l’anno, con l’incremento del prelievo sulle riserve matematiche dei rami vita. Dalla stretta sulle accise dei tabacchi arriveranno introiti pari a 131 milioni nel 2023, destinati poi a crescere negli anni successivi.

Guardando invece ai tagli di spesa, la voce più sostanziosa è senza dubbio il ridimensionamento della rivalutazione delle pensioni: per il prossimo anno e il successivo non sarà piena al di sopra dei 2.100 euro di trattamento lordo mensile (ovvero quasi la metà del monte pensioni complessivo). L’intervento, come detto, inciderà sia sull’adeguamento da riconoscere nel 2023 sia su quello del 2024, per il quale si assume un incremento medio dei prezzi del 5,4 per cento. Il risparmio netto per il bilancio dello Stato è di 2,1 miliardi il primo anno e si aggira poi su 4 miliardi in ciascuno dei successivi. Sono somme rilevanti; per i pensionati interessati vuol dire che lo “scalino” di inflazione non recuperata penalizzerà l’assegno per sempre. Ancora in tema di previdenza benefici di cassa arrivano anche dalla decurtazione degli stanziamenti destinati alle pensioni dei lavoratori “precoci”, che hanno cioè iniziato in età giovanile l’attività lavorativa.

LA STRUTTURA

Ma ci sono anche dei micro-tagli che attirano l’attenzione. Tradizionalmente sono chiamati a ridurre le proprie spese i ministeri, ma nel testo della manovra c’è anche un riferimento specifico alla presidenza del Consiglio: Palazzo Chigi dovrà dare un proprio contributo per almeno 24 milioni l’anno. In particolare sarà smantellata la struttura di Investitalia, costituita dal governo Conte 1. Razionalizzazioni in vista anche per l’Agenzia delle Entrate, con l’obiettivo di assicurare 25,2 milioni nel 2023 e 30 l’anno a partire da 2024. Le economie riguarderanno pure le sedi territoriali; in un altro articolo della legge è comunque previsto un potenziamento dell’amministrazione finanziaria, con l’assunzione di ulteriori 3.900 funzionari.
Le spese di giustizia per le intercettazioni telefoniche e informatiche sono ridotte di 1,6 milioni dal prossimo anno. Un obiettivo che sarà ottenuto, si legge nel testo, alla luce del completamento del processo di ristrutturazione e razionalizzazione delle spese stesse.

I SINDACATI

Sempre in ambito di giustizia spicca un’altra voce: quella relativa al Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria: riorganizzazione ed efficientamento delle carceri su tutto il territorio nazionale (con un intervento che andrà a toccare anche il personale) garantiranno quasi 10 milioni nel 2023, oltre 15 l’anno successivo e circa 11 dal 2025 in poi. Una scelta che naturalmente non è piaciuta ai sindacati della polizia penitenziaria.

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