Giuseppe Ippolito: «No alla psicosi, solo un caso su mille è mortale»

Giuseppe Ippolito
di Alessia Marani
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Giovedì 2 Agosto 2018, 00:14

Giuseppe Ippolito è il Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, sostiene che «solo nell’1 per cento dei casi, il West Nile si manifesta in maniera grave» e che «solamente l’1 per mille sfocia in encefalite mortale». 

Dopo i decessi avvenuti a Ferrara e nel Veronese non c’è da preoccuparsi?
«Non c’è da fare allarmismo, perché il West Nile, la cosiddetta febbre del Nilo Occidentale, non è una new entry. Dal 2008 è stata dichiarata endemica in Italia e da allora esiste un Piano di controllo gestito dal Ministero della Salute che prevede misure ordinarie e poi straordinarie quando sono accertati dei focolai. Prassi già in atto per le regioni interessate. Sono una decina i decessi registrati in questi anni. Il fatto che siano morte delle persone non significa nulla di per sé, perché si tratta di pazienti che avevano già un quadro clinico compromesso».

Come si trasmette il West Nile?
«Dalle zanzare, in particolare dal tipo Culex. Nell’ultimo bollettino il Sistema di sorveglianza nazionale per esempio, ne ha confermato la presenza in 91 pool di zanzare catturate in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. Veneto ed Emilia Romagna sono tra i territori più colpiti perché molto umidi e favoriscono questo trasporto. Il virus viene spostato dagli uccelli migratori dall’Africa: i passeri, gazze, ghiandaie e cornacchie, sono il serbatoio principale. Ma infetta anche altri mammiferi, i cavalli prima di tutto, e WN è stato trovato addirittura in serpenti e coccodrilli».

Come si può prevenire il contagio?
«Con le normali accortezze che si usano per evitare le punture di zanzare: utilizzando dei repellenti, vestendo con abiti chiari, possibilmente lunghi nelle zone potenzialmente a rischio. In queste sono già scattate bonifiche e disinfestazioni da programma nazionale».

E quali sono i sintomi?
«Innanzitutto, si manifestano solo in un quinto dei contagi. Si tratta di sintomi per certi versi banali che si confondono con l’influenza: febbre alta, mal di testa, occhi rossi. Sta al medico valutare se esistano condizioni specifiche per ricercare il virus. Le forme più gravi, con danni neurologici, riguardano soprattutto anziani o chi ha già problemi di cuore o respiratori. Ma ripeto: riguarda solo l’1% dei casi, e l’1 per mille è mortale».

Per trapianti e trasfusioni c’è da temere?
«No, il sistema di controllo che scatta automaticamente in Italia è all’avanguardia».
Quali controlli periodici vengono effettuati?
«Vengono campionati prelievi da organi di animali, in particolare dalle zanzare, sui passeriformi e sugli equidi».

Nel Lazio ci sono stati casi?
«In passato, ma solo uno, su un cavallo. Il Seresmi, Servizio regionale di epidemiologia, sorveglianza e controllo per le malattie infettive che fa capo allo Spallanzani monitora costantemente il territorio». 

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