L'ultima frontiera: se l'uomo diventa password

Mercoledì 6 Maggio 2015 di Flavio Pompetti
Una password da inghiottire ogni mattina insieme al caffè, per assicurarsi che resti segreta e che non cada nelle mani dei pirati telematici. Il sogno di ogni utente distratto che maledice il computer di fronte ad ogni nuova richiesta di identificazione è ormai a portata di mano, anzi di bocca. Basta superare la soglia del sospetto, reprimere il conato della repulsione etica, e mandarla giù. Il chip miniaturizzato contenuto nell'involucro di una pillola scende per l'esofago, legge il ritmo del battito cardiaco, il livello di zuccheri nel sangue, e altri dati vitali che gli segnalano di essere installato nel corpo del suo utente. Poi inizia a emettere il codice che apre la porta al mondo tecnologico. Il chip nello stomaco potrà essere usato da apri-cancello casalingo o da lasciapassare al controllo di sicurezza dell'aeroporto; da bracciale di riconoscimento per un detenuto in libertà vigilata, o da transponder per rintracciare una persona scomparsa. E naturalmente per rimpiazzare la carta di credito nell'autorizzazione di pagamenti, a dispetto del prevedibile mal di pancia al momento di saldare il conto.

L’ALLARME

«Le password che creiamo ogni giorno per accedere ad un servizio su Internet sono la chiave d'accesso più frequente per i pirati cibernetici» sta raccontando alle platee da circa un mese Jonathan LeBlanc, guru della PayPal per lo sviluppo di progetti futuri. Secondo i dati citati dall'esperto di sicurezza americano almeno il 5% degli utenti della rete usa la parola "password" quando gli viene richiesto di formularne una, e un altro 5% sceglie il codice "12345678". Se si analizzano le 1.000 password più frequentemente violate dagli hackers, si scopre che nel 91% dei casi la scelta della combinazione era caduta su uno dei due banalissimi codici. LeBlanc ha annunciato che PayPal, il primo cassiere di Internet ideato da Elon Musk, sta studiando la password in pillola al fianco di altre tecnologie che permettono di iniettare il chip con una siringa, o di impiantarlo sotto la pelle. Un solo codice che riassume e rimpiazza tutti quelli che abbiamo già seminato nel web. In una parola: la nostra identità elettronica-corporale.



GLI ANIMALI

L'idea di installare un microchip su un essere vivente è affiorata alla fine del secolo scorso con gli esperimenti dello scienziato inglese Kevin Warwick, e nel giro di pochi anni è stata adottata con entusiasmo da agricoltori e proprietari di animali domestici. Oggi un pastore con un laptop è in grado di contare i capi del suo gregge, localizzarli nel pascolo, e controllare alimentazione e peso individuale, senza lasciare la tastiera. Il trasferimento dalle cavie animali all'uomo sembrava un passo forzato: si è cominciato a sperimentare con successo sui pazienti di Alzheimer che rischiano di perdersi fuori di casa, vittime di disorientamento. Si è ipotizzato l'enorme vantaggio che verrebbe dal dotare ogni soldato che parte per la guerra, e ogni turista che si avventura in terre a scarso controllo di sicurezza, di un chip con il quale rintracciarlo in ogni momento. Nell'ultima edizione del convegno Transhuman Vision a San Francisco, il pioniere tecnologico Amal Graafstra ha iniettato il chip sotto la pelle di 75 volontari, con il semplice uso di una siringa.



I PROBLEMI

Nel 2010 è arrivato invece l'allarme lanciato da un altro esperto inglese: Mark Gasson, il quale l'anno prima era stato la prima cavia a farsi installare un emettitore di radio frequenza nell'incavo tra il pollice e l'indice della mano. Gasson ha dimostrato che il suo chip poteva essere infettato da un virus, il quale veniva poi trasmesso a tutti i dispositivi elettronici con i quali entrava in contatto. Poco tempo dopo lo scrittore americano Dave Eggers ha pubblicato il romanzo “The Circle” (Il cerchio), nel quale il sogno di una società trasparente, nella quale ogni dettaglio privato diviene di pubblico dominio, finisce per partorire l'incubo di un regime totalitario.

LeBlanc riconosce che il passaggio non sarà facile, e che la tecnologia sviluppata finora, per quanto perfetta (il chip è stato ridotto alla dimensione di un chicco di riso), va ancora blindata sotto il profilo della sicurezza, della trasmissione a distanza del segnale di frequenza (oggi molto limitata), e della regolamentazione dell'uso. Allo stesso tempo l'esperto della PayPal non ha alcun dubbio che un giorno non lontano lasceremo a casa passaporto, chiavi e portafogli, per permettere che il nostro robot interno interagisca con quelli non-umani che ci circonderanno.

Ultimo aggiornamento: 7 Maggio, 00:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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