Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Stranieri, 11 miliardi all’Inps ma uno su tre pesa sul welfare

Stranieri, 11 miliardi all’Inps ma uno su tre pesa sul welfare
di Diodato Pirone
5 Minuti di Lettura
Giovedì 5 Luglio 2018, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 20:27

Ma quanto pesano davvero gli stranieri sui piatti della bilancia dei conti italiani? Quanta ragione ha Tito Boeri, presidente dell’Inps, a sostenere che l’Italia ha un bisogno strategico di aumentare l’immigrazione regolare semplicemente perché altrimenti tra qualche anno non ci sarebbero i soldi per pagare le pensioni degli italiani? Niente paura: le risposte sono racchiuse in poche cifre, per fortuna cristalline, con l’accortezza che vanno classificate nella loro interezza, sia sul lato positivo che su quello delle criticità, in uno scenario complesso.
Iniziamo dai conti delle pensioni, semplicissimi: per l’Inps gli stranieri rappresentano una luce nella notte buia. La fotografia si compone di sei scatti: i 16 milioni di pensionati italiani incassano ogni anno 270 miliardi, mentre gli appena 130 mila stranieri che già oggi incassano una pensione pubblica italiana ricevono appena 128 milioni. In compenso i 2,4 milioni di lavoratori immigrati hanno versato nei forzieri dell’Istituto guidato da Boeri la bellezza di 11 miliardi.

IL PRESTITO
In parole povere è come se gli stranieri, lavorando in Italia, prestassero agli italiani pensionati oltre 10 miliardi l’anno. E’ logico che sia così. Gli immigrati sono mediamente giovani, (33 anni mentre gli italiani sono a quota 45 anni) e dunque in grandissima maggioranza vivono con noi da meno di 20 anni. Gli immigrati cominceranno ad andare in pensione in massa fra una quindicina d’anni e dunque per tutto questo periodo i loro contributi “gonfieranno” le entrate Inps equilibrando un po’ il deficit dovuto alla “corsa” dei lavoratori italiani verso la pensione che rende pesante il piatto delle uscite previdenziali e che nel 2011 ci ha obbligato all’innalzamento dell’età pensionabile imposto con la legge Fornero.

E non è finita qui. Nella relazione annuale dell’Inps dell’anno scorso - quindi quando la nascita del governo gialloverde non era nei radar - si può ritrovare la risposta a una domanda provocatoria che allarga il tema immigrazione all’intero mondo del lavoro: visto che gli italiani fanno pochi figli (e dunque anche pochi lavoratori in grado di produrre beni e servizi e di versare contributi) se bloccassimo il flusso dell’immigrazione regolare quanti soldi in più dovremmo tirar fuori per pagare le pensioni? Le cifre fanno tremare i polsi: nel 2029 - che per i tempi previdenziali è come se parlassimo di domenica prossima - si tratterebbe di trovare altri 20 miliardi da aggiungere al passivo già previsto e nel decennio successivo una media di altri 30 miliardi l’anno. Traduzione: diventeremmo tutti molto più poveri.

E’ una tesi cara alla Banca d’Italia che ha dedicato più di uno studio alla “benedizione” garantita dal flusso dei migranti. «Se da domattina non arrivasse più in Italia neanche un lavoratore straniero regolare a metà secolo il reddito pro-capite medio degli italiani scenderebbe del 16,2%», si legge in uno studio di Via Nazionale di qualche mese fa. E ancora: la presenza di migranti in Italia secondo Bankitalia genera mediamente un aumento della ricchezza italiana di circa 2 punti di Pil, ovvero di circa 30 miliardi l’anno, sotto forma di consumi, di acquisti di immobili, di richiesta di servizi. E per chiudere il cerchio sul lato positivo del tema va sottolineato che sia per Bankitalia che per l’Inps, numeri alla mano, non è vero che gli stranieri portano via lavoro agli italiani. «Perché in grande maggioranza gli stranieri occupano posti poco graditi agli italiani», spiegano all’Inps la cui relazione riporta che l’86% dei lavoratori immigrati ha qualifiche operaie o equivalenti contro il 52% degli italiani.

Fin qui tutti i dati positivi ma poi c’è, come in tutte le bilance, il contrappeso. Senza considerare il fenomeno dell’immigrazione clandestina via mare (diversa da quella via terra dall’Est Europa che pure esiste nell’indifferenza generale) che costa almeno 5 miliardi per l’assistenza ai rifugiati, l’immigrazione ha un costo sociale molto alto. In termini, ad esempio, di assistenza alla popolazione carceraria che per quasi i due terzi è composta da stranieri ma anche sul fronte degli aiuti ai più poveri. Dall’anno scorso in Italia esiste il Reddito di Inserimento (Rei), ovvero un contributo in denaro che i Comuni danno alle famiglie bisognose in cambio dell’impegno a uscire dal loro stato d’’indigenza. Quest’anno spenderemo 2 miliardi che saranno divisi fra i 4,2 milioni di poveri italiani e gli 800.000 stranieri. Già perché il 29,2% delle famiglie straniere che vivono in Italia se la passa male. Tanto male che nel 2014 circa 260.000 lavoratori stranieri se sono andati via dall’Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA