ROMA

Caos rifiuti, tregua per Roma: viaggi all’estero e zero discariche, il piano punta solo all’emergenza

Mercoledì 10 Luglio 2019 di Lorenzo De Cicco e Mauro Evangelisti
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Centomila tonnellate di rifiuti pronte a partire via nave per tre anni. Direzione: i termovalorizzatori di Stoccolma e da ottobre, di Goteborg, in Svezia. Ma non solo: ci sono trattative a buon punto con la Bulgaria, che potrebbe rappresentare una terza soluzione immediata (il materiale viaggerà via treno). Altre opzioni: Portogallo, Cipro e l’Austria. L’obiettivo, dopo il vertice di ieri tra Campidoglio, Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente, è portare l’immondizia di Roma il più lontano possibile, per liberare strade e marciapiedi, senza però che si intraveda un piano che affronti strutturalmente il problema dei rifiuti della Capitale. E cioè: dove smaltirli? Già oggi in parte gli scarti trattati nei tmb privati dell’Urbe finiscono all’estero (attualmente in Portogallo, in passato a Palma di Majorca e Romania). Roma, senza discariche e con un unico inceneritore nella provincia di Frosinone, è costretta ad alimentare la sua dipendenza dagli impianti del resto d’Europa. Paesi pronti a incassare i bonifici del Campidoglio e a sfruttare i rifiuti di Roma per produrre energia.

Rifiuti, tregua Raggi-Zingaretti. Costa: «Normalità in 15 giorni». Conte: «Rilanciare Roma»
 

DUE SETTIMANE
Nuovi impianti di smaltimento non sono previsti. Nemmeno nel lungo periodo, come è stato confermato ieri mattina al termine della riunione al Ministero dell’Ambiente, vertice con vista rifiuti, dato che montagne di spazzatura si vedevano anche intorno alla sede del dicastero. Il ministro Sergio Costa e la sindaca Virginia Raggi hanno ribadito: nel breve termine gli impianti messi a disposizione dall’ordinanza della Regione Lazio sono sufficienti, anche se serviranno 15 giorni per pulire Roma (e non 7 come indicato inizialmente). Nel medio termine la spazzatura sarà portata all’estero, per i prossimi tre anni. E poi? Si guarda al nuovo piano regionale dei rifiuti che, ha confermato il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, è pronto e sarà presto approvato. Quando però a Costa è stato chiesto di spiegare quali impianti si potranno realizzare, il ministro ha giocato in difesa, riproponendo gli «impianti di compostaggio», necessari ma largamente insufficienti visto che lavorano solo una frazione della differenziata. Oggi Roma produce quasi un milione di tonnellate di indifferenziato l’anno. La parola che nessuno ha il coraggio di pronunciare è discarica. Il piano dei rifiuti, che indica i fabbisogni per ogni territorio del Lazio, prenderà atto che a Roma serve una discarica, anche perché a fine 2019 chiuderà quella di Colleferro. Ma l’Ama non presenterà un progetto: i 5 Stelle sono contrari. Stesso discorso per gli inceneritori. È probabile che si faccia avanti qualche privato (una proposta in effetti è già stata presentata), sulla base della mappa delle aree idonee che, dopo un lungo tira e molla, la Città metropolitana guidata dalla Raggi ha consegnato alla Regione. Servirebbe un bagno di realismo, come quello che ha fatto il nuovo ad di Ama, Paolo Longoni, che la settimana scorsa ha ribadito la necessità di realizzare impianti. Ma quali? Raggi ieri ha ammesso che Ama deve scrivere un nuovo piano industriale, «su dati reali», bocciando quello lasciato dall’ex presidente Lorenzo Bagnacani e, dunque, ammettendo che in tre anni l’azienda dei rifiuti targata 5 Stelle non è riuscita a decidere cosa fare in futuro. E così dipende quasi completamente da impianti di altri soggetti o di altre province e regioni. E ora si andrà all’estero.

VERSO NORD
La messa in sicurezza decisa dal nuovo cda (se ne sta occupando Massimo Ranieri, il consigliere con più competenze nel settore) guarda oltre confine anche per un altro motivo. L’accordo con l’Abruzzo da 70mila tonnellate nel 2020 non sarà rinnovato; serve un’alternativa. E si stanno concludendo accordi sia per i rifiuti non trattati e indifferenziati (quelli che mandano maggiormente in crisi Ama), sia per la parte già lavorata. In media si pagheranno circa 200 euro a tonnellata. Per 100mila tonnellate dunque 20 milioni di euro, mentre le città della Svezia (nell’inceneritore della Stockholm Exergi, ad esempio) e della Bulgaria produrranno energia e riscalderanno le case grazie ai rifiuti romani.

Ultimo aggiornamento: 18:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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