«Kaos vittima di un infarto», l’autopsia smentisce il padrone del cane-eroe di Amatrice

Mercoledì 1 Agosto 2018 di Stefano Dascoli
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L’AQUILA Kaos, il cane eroe di Amatrice, Norcia e di tante altre emergenze, non è morto avvelenato, ma molto probabilmente a causa di una grave patologia acuta, forse cardiaca. In attesa dell’ufficialità dei referti – per alcuni di essi occorrerà un lasso di tempo molto lungo – chi ha potuto esaminare in questi giorni la carcassa del pastore tedesco, all’istituto zooprofilattico di Teramo, non ha avuto molti dubbi. Il quadro è compatibile con quello di una morte naturale, ipotesi che aveva cominciato a prendere corpo già l’altro giorno, quando i carabinieri forestali di Assergi sono arrivati a Sant’Eusanio Forconese, a pochi chilometri dell’Aquila, a caccia di esche avvelenate nel grande prato in cui l’animale è stato trovato morto sabato mattina. La ricerca, infruttuosa, aveva ristretto il campo a due ipotesi: un’uccisione mirata, con un solo letale boccone, o, viceversa, una patologia tanto violenta e acuta da provocarne il decesso. A quest’ultima conclusione sarebbero giunti i veterinari dello zoo-profilattico dopo i primi esami, eseguiti in regime di urgenza a causa del grande clamore mediatico provocato dalla vicenda.

IL VERDETTO
Per il verdetto tossicologico, quello che darà le certezze assolute, si potranno attendere anche due mesi, ma l’autopsia ha già dato segnali quasi inequivocabili. Il presunto avvelenamento di Kaos ha provocato un moto di indignazione che ha travalicato velocemente i confini dell’Abruzzo, arrivando a mobilitare le associazioni animaliste e la politica nazionale. La scintilla è scattata alle 12.43 di sabato, quando Fabiano Ettorre, padrone del cane e suo addestratore, compagno di tantissime operazioni di soccorso in occasione di terremoti, calamità o ricerca di dispersi, ha pubblicato un post rabbioso sulla sua pagina Facebook: «Tu persona di m… spero non potrai avere pace finché vivrai. Mi hai tolto la cosa più preziosa e che Dio la possa togliere a te devi morire tu avvelenato perché lo hai tolto ad una comunità intera. Sì perché lui ha salvato vite e spero che tu non ne avrai mai bisogno Corri amico mio cerca ora dispersi lassù. Nel mio cuore sempre». Un post condiviso 46.018 volte. Quella che ora ha tutti i crismi di una fake news si è diffusa alla velocità della luce, giocando sul contrasto emotivo profondissimo tra l’innocenza di un cane-eroe, impegnato in tanti scenari tragici, e il gesto, orribile, di un presunto balordo. Il tutto condito dalle lacrime di disperazione di Fabiano, che a fatica, nelle prime ore, è riuscito a raccontare la vicenda.
 
Oggi, che l’ipotesi di avvelenamento sembra passare in secondo piano, lo stesso Ettorre quasi contrattacca, nega errori e scuse e addirittura paventa una sorta di complotto: «Non ci credo più a questa buffonata, penso che vista la grande risonanza qualcuno tenterà di mettere a tacere la storia. Hanno sequestrato la salma in un batter d’occhio e poi, dopo 48 ore, è stato imposto il silenzio assoluto. Quando ho visto l’animale riverso ho pensato subito all’avvelenamento, senza farmi condizionare dal dolore che stavo provando. Ci ho riflettuto con attenzione e razionalità. Su Facebook posso scrivere ciò che voglio, anche d’istinto o di rabbia. Ma poi, dopo, ho sempre parlato di un presunto avvelenamento per il 99 per cento delle possibilità. E, in questi casi, l’un per cento può essere davvero tanto. Oggi direi esattamente le stesse cose. Semmai mi pare strano che si sappiano i risultati degli esami in così breve tempo: il cane è partito da qui alle 7 del mattino, alle 9 già sapevo che erano state eseguite le lastre. Anche per le analisi anti-veleno occorrono tempi lunghissimi. Alla fine, vedrete, diranno che è morto cadendo dal balcone». Ultimo aggiornamento: 2 Agosto, 15:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA